Libro_consigli di lettura2020

I consigli di lettura di Bicocca e di due bookblogger per questa strana estate 2020

Eccoci anche quest’anno con l’appuntamento estivo con i suggerimenti di lettura per questa estate diversa, di convivenza con il Coronavirus, in cui, pare, chi potrà andare in vacanza privilegerà il turismo di prossimità e mete meno note. Gli esperti hanno immaginato possibili scenari, noi vi offriamo qualche buon libro da portare al mare, al lago, in montagna o da mettere in borsa per una lettura in un parco cittadino, confidando in giornate più serene per tutti. Abbiamo composto una piccola lista letteraria con le proposte selezionate da alcuni docenti, assegnisti di ricerca e da due bookblogger che seguiamo da qualche tempo.
Con un vivo invito alla lettura, sempre e ovunque!
 

"Non saprei proprio che scusa potrei adottare con Caronte per ottenere un breve differimento”.
Così, l’8 agosto 1766, David Hume ribatteva ironicamente ad Adam Smith, per mostrare all’amico la serenità con cui avrebbe affrontato, consapevolmente, gli ultimi giorni di vita. Aveva appena terminato di leggere i Dialoghi dei morti di Luciano di Samosata e compatibilmente al suo stato di salute, non aveva smesso di ricevere nella sua abitazione di Edimburgo le persone a lui più care. Tra queste il professor Smith era una presenza costante. Tra i due, negli anni, si era andata consolidando un’amicizia come poche se ne sono raccontate nella storia della filosofia.
Si erano conosciuti nel 1749, a Edimburgo. David, trentottenne, era già uno scrittore di una certa fama e il suo pensiero corrosivo e antidogmatico, per molti carico di “empi principi”, era già percepito come una pericolosa insidia dai più tradizionalisti e conservatori. Adam, al tempo ventiseienne, non aveva ancora pubblicato nessuna delle opere che lo avrebbero portato in cattedra e reso universalmente noto.
L’uno più esuberante, giocoso e conviviale; l’altro più mite, riservato, assorto. Eppure, come scrive Dennis C. Rasmussen - docente di Scienze Politiche alla Tufts University e autore di questo prezioso volume – il rapporto di amicizia di Hume con Smith “rappresenta un modello praticamente da manuale […]: un legame saldo, duraturo reciproco che nasce non semplicemente dal servire i mutui interessi o dal trarre piacere l’uno dalla compagnia dell’altro, ma anche dal perseguire in modo condiviso un nobile fine – nel loro caso: la comprensione filosofica”.
Ripercorrere tra aneddoti, incontri e carteggi la storia di questa amicizia rappresenta per il lettore de Il miscredente e il professore. David Hume e Adam Smith: storia di un’amicizia di Dennis C. Rasmussen (Einaudi, 2020)  l’occasione privilegiata per immergersi nei vivaci dibattiti e nelle audaci teorie scientifiche e filosofiche che diedero vita all’Illuminismo scozzese - una “corrente” di aria fresca e ossigenata del pensiero che, nella seconda metà del XVIII secolo, soffiava come uno spiffero di libertà e di tolleranza in “quella parte settentrionale della nostra isola – avrebbe scritto, nel 1776, il celebre storico inglese Edward Gibbon - ove il gusto e la filosofia sembrano essersi messi al riparo dal fumo e dalla fretta di questa immensa capitale” [Londra].

Stefano Moriggi, Docente del Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione R.Massa.
 
“La sensazione che tutto si debba principalmente a decisioni personali discutibili annienta l’interesse e l’empatia del resto della popolazione”, scrive Margaret Atwood ne I testamenti (Ponte alle Grazie, 2019), riportandoci nella società distopica di Gilead e contemporaneamente tenendoci ferocemente e impietosamente ancorati al nostro presente. Se la protagonista del primo romanzo era un’ancella privata del suo nome, la cui identità era delimitata da quella del suo padrone (Offred, di Fred), le protagoniste de I testamenti hanno molti nomi propri, che scelgono, cambiano e manipolano, come a dire che è dal potere di nominare che inizia il processo di oggettivazione/soggettivazione necessario a scardinare le maglie strettissime dell’oppressione. I testamenti non è solo il seguito dell’ormai iconico Il racconto dell’ancella (1985) che entra in dialogo con il suo doppio televisivo, la serie omonima prodotta da HBO, ma è anche un invito a immaginare spazi di sospensione del potere. A guardare con fiducia alla generazione di giovanissimi che, nella loro “consapevolezza sociale del mondo”, possono rompere le traiettorie consuete e caricarsi dell’incoscienza e dell’ironia necessaria per rovesciare le dittature, anche quelle immaginarie, che hanno colonizzato il nostro modo di pensare.

Concetta Russo, Assegnista di Ricerca, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale.
 
Sapevate che il nostro cervello, pur rappresentando solo il 2% del nostro peso, consuma il 20% del nostro fabbisogno energetico? O che la durata del transito gastrointestinale degli alimenti è in media di 55 ore negli uomini e di 72 nelle donne? O che un adulto secerne più o meno un litro e mezzo di saliva al giorno e che su un centimetro quadrato della nostra pelle vivono più di 100.000 batteri? Beh, questo e molto altro lo scoprirete in un viaggio davvero particolare leggendo l’ultimo libro di Bill Bryson, Breve storia dal corpo umano. Una guida per gli occupanti  (Guanda, 2019). Raramente, se non quando ci fa male qualcosa, poniamo attenzione a quella straordinaria macchina che è il corpo umano. Un sistema complesso dove tutto è in piena attività anche quando non ce ne rendiamo conto, ma la cui conoscenza è per molti versi ancora assai approssimativa. Attraverso le storie curiose e sorprendenti di scoperte e osservazioni nel corso dei secoli, deliziosi e incredibili aneddoti, Bryson, autore del celebre “Breve storia di (quasi) tutto”, ci accompagna nel più affascinante e avventuroso itinerario che si possa immaginare, quello attraverso il nostro corpo. Dopo aver letto questo libro, lo terrete molto più da conto.

Gianfranco Pacchioni, Docente del Dipartimento di Scienza dei materiali.

Kamchatka di Marcelo Figueras, L’asino d’oro (2014). Il romanzo ricostruisce la vicenda di una famiglia argentina costretta a nascondersi in seguito al colpo di stato del 1976. La Kamchatka non si trova in Argentina, ma rappresenta il luogo d’incontro tra il bambino protagonista narratore e il suo papà. Sul tabellone del Risiko non si svolgono solo partite di gioco, ma si costruisce un profondo legame d’affetto e il filo conduttore della crescita del piccolo Harry. Alle sue giornate partecipano anche il fratello più piccolo, il Nano, e la mamma, la Roccia. Insieme intraprendono il disperato tentativo di ricostruirsi una identità nella inventata famiglia Vicente per sfuggire alla repressione del regime. I fatti, narrati con gli occhi di un bambino raccontano  al lettore l’incredulità e l’estraneità verso la violenza che nessun adulto dovrebbe perdere. Raccontano inoltre che la storia è un’antologia di storie umane, ognuna delle quali lascia il proprio segno.

Silvana Re, Biblioteca d'Ateneo - Sede Centrale.

Pulitzer 2017 per “La ferrovia sotterranea” Colson Whitehead fa il bis nel 2019 con I ragazzi della Nickel (Mondadori), e recupera gli anni sessanta del Novecento, periodo in cui negli Stati Uniti furono più aspri i fenomeni di violenza razziale. Il protagonista Elwood Curtis, ragazzino cresciuto nei sobborghi neri di Tallahassee in Florida, per un caso di malagiustizia viene condannato a un periodo di rieducazione presso la Nickel Academy, riformatorio della zona. La storia di Elwood – tra bullismo, razzismo, abusi fisici e psicologici – è strettamente ispirata alle vicende realmente accadute alla Dozier School for boys (1900-2011) di Marianna, oggetto d’indagine del dipartimento della giustizia USA sin dal 2000. “I ragazzi della Nickel” pur conservando la struttura del romanzo rappresenta uno strumento imprescindibile per una denuncia sociale e politica che tocca uno dei nervi scoperti dell'amministrazione americana.

Stefania De Biasi, blog “Appunti di carta”
 
Di questi tempi, in cui il drammatico numero di morti è uno dei principali indicatori delle evoluzioni dell'emergenza covid-19 e, nel contempo, il commiato e gli ultimi saluti sono preclusi, La morte si fa social. Immortalità, memoria e lutto nell'epoca della cultura digitale, il libro di Davide Sisto (Bollati Boringhieri, 2018) è di grande d'attualità.
Con un approccio filosofico, si pone la questione di come la rete e i social network siano anche pieni di morte e come il loro uso e impatto nelle nostre vite stiano modificando le elaborazioni del lutto, la presenza dei morti tra i vivi (immortalità). Il campionario e l'analisi delle soluzioni tecnologiche proposte è davvero sorprendente e vieppiù in evoluzione. Conoscere questo scenario, i suoi effetti nella nostra percezione quotidiana della morte e del rapporto con le persone care che non ci sono più potrebbe anche diventare la base di un confronto quanto mai ricco anche in termini pedagogici e formativi, anche in relazione agli scarti, alle divergenze (o convergenze) generazionali. Manca una più ampia riflessione su come questa appropriazione della tecnologia da parte dei social media costituisca, anche, una espansione di quello che Foucault chiamava biocapitalismo, ovvero l'appropriazione e la mercificazione da parte del capitalismo di sempre più dimensioni del vivere umano, tra cui la morte.

Matteo Schianchi, Assegnista di ricerca, Dipartimento Scienze Umane per la Formazione R.Massa.
 
“A Brancion-en-Chalon c’è gente a cui non sono simpatica, gente che diffida o ha paura di me. Forse perchè sembro perennemente in lutto. Se sapessero che sotto ho l’estate credo mi brucierebbero sul rogo.”
Anche noi della Redazione abbiamo ceduto alla tentazione di leggere e proporrre Cambiare l'acqua ai fiori di Valérie Perrin pubblicato da E/O nel 2019 (traduzione di Alberto Bracci Testasecca), libro del quale già in molti hanno scritto. Violette, la protagonista assoluta del romanzo è una giovane donna, che cura amorevolmente un piccolo cimitero di una cittadina in Borgogna, dopo essere stata per alcuni anni guardiana di un passaggio a livello.La sua vita complicata è raccontata attraverso una sovrapposizione di piani narrativi che ci immergono in un appassionante intreccio di storie proprie e altrui di un passato lontano e di uno più recente che riemergono quando un giorno da Marsiglia arriva il commissario Julien, con una particolare richiesta personale, deporre le ceneri della madre da poco scomparsa nella tomba di uno sconosciuto avvocato del luogo. Le quasi 500 pagine scorrono veloci tra un alternarsi di stati d’animo, spensieratezza, commozione e dolore. L’Autrice ha sempre lavorato nel mondo del cinema, è fotografa e scenografa (collabora con il marito, il regista Claude Lelouch) si percepisce nel romanzo il ricorso a queste arti: l’attenzione ai dettagli, la sensibilità artistica che si ritrova in alcune scene, ma lascia spazio anche all’immaginazione personale. 

Redazione Bnews
 
Ivan Doig non scriverà più romanzi, essendo morto cinque anni fa. Basterebbe però solo questa sua ultima opera (portata in Italia nel 2020 grazie alla visionarietà della casa editrice Nutrimenti e alla traduzione di uno scrittore, Nicola Mannuppelli, con cui ha collaborato anche Pasquale Panella), L’ultima corriera per la saggezza, per comprendere la portata della sua narrativa, che va ben oltre l’etichetta di cantore del west. Doig è uno scrittore totale e ha scritto un volume che non ha nulla da invidiare alla potenza di Canada di Richard Ford e che guarda ad alcuni immortali classici americani. È il 1951 e un undicenne orfano, Donal Cameron, deve separarsi suo malgrado dalla nonna, costretta a lasciare casa e soprattutto alla vigilia di un delicato intervento. Fulvo di capelli, dolce di carattere, Donal è destinato a lasciare il Wisconsin per il Montana, a raggiungere in corriera una coppia di zii che non conosce. Lo aspetta un’estate fra luoghi e personaggi indimenticabili, a cominciare dai suoi compagni di viaggio. Sono gli occhi del ragazzo a condurci lungo strade polverose, presso anime ammaccate, con lo stupore di un fanciullo agli inizi della vita, ma inserito in un contesto epico.

Micol Treves, Redattrice di LuciaLibri
 
Robert Hazen è un geologo, che in questo saggio, Breve storia della terra (il Saggiatore, 2017) ripercorre i poco più di 4,5 miliardi di anni del nostro pianeta. Vi sono diversi aspetti che rendono questo libro una lettura indispensabile a chiunque voglia conoscere la storia del pianeta: una riflessione sulla profondità del tempo, la constatazione di come i diversi sistemi della terra sono interrelati tra loro e concorrono ad indirizzare le dinamiche del nostro pianeta e infine il saper raccontare bene come si è arrivati a fare diverse scoperte scientifiche. La profondità del tempo è un concetto che spesso impariamo nozionisticamente ma non comprendiamo fino in fondo: l'autore riesce a farcelo percapire bene. Hazen nel testo, tra le molte cose, spiega in dettaglio la teoria dell’evoluzione minerale, con la quale ha contribuito a storicizzare questo settore delle scienze della terra. La constatazione che il mondo biologico ha contribuito a diversificare il mondo dei minerali, appare evidente quando viene descritta dall’autore, ma proprio per questo motivo è una lettura avvincente: riesce ad aprire al lettore nuovi orizzonti e nuove chiavi di lettura.

Emilio Padoa-Schioppa, Docente del Dipartimento di Scienze dell’ambiente e della terra.
 
“Il giorno del nostro incontro, tu eri circondata da tre uomini che cercavano di farti giocare a poker. Avevi una folta capigliatura rossobruna, la pelle madreperlacea e la voce acuta delle inglesi [... ] Eri sovrana, intraducibilmente witty, bella come un sogno. Quando i nostri sguardi si sono incrociati, ho pensato: «Con lei non ho nessuna possibilità».”
Così il filosofo Andrè Gorz descrive la prima volta che vide Dorine Keir, la donna diventata poi sua moglie, nella sua Lettera a D. Storia di un amore scritta nel 2006 ed edita da Sellerio nel 2008 (traduzione di Maruzza Loria e prefazione di Adriano Sofri) quando il libero pensatore ha più di 80 anni.  Pagine lucide e commoventi, quasi una lettera di ringraziamento e una tenera confessione. Gorz in questa sua ultima piccola opera ripercorre il suo legame di coppia, la vita amorosa, ma anche quella professionale, politica e sociale, ammettendo con onestà i propri limiti ed errori. Ne ermege un ritratto intimo di André e Dorin, che insieme per 59 anni hanno attraversato la seconda metà del secolo scorso, una vita intensa fatta di condivisioni e di incontri: da Ivan Illich a Jean-Paul Sartres e la famiglia della rivista Tempes modernes, dagli anni delle ristrettezze economiche all’agiatezza raggiunta, per giungere alla malattia e alla conclusione consapevole delle due esistenze. L’autore e la moglie, affetta da un morbo degenerativo, si suicidarono nel 2007.
Si legge in poche ore, ma occorre scegliere il giorno con la giusta predisposizione d’animo.

Redazione Bnews
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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