Unione europea e nuove tecnologie: l’evoluzione e il ruolo del diritto nella società digitale - Bnews Unione europea e nuove tecnologie: l’evoluzione e il ruolo del diritto nella società digitale

Unione europea e nuove tecnologie: l’evoluzione e il ruolo del diritto nella società digitale

Unione europea e nuove tecnologie: l’evoluzione e il ruolo del diritto nella società digitale
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Criptovalute, e-commerce, valute digitali, piattaforme online, blockchain e intelligenza artificiale: sono alcune delle tante facce dell’innovazione tecnologica che caratterizza la società digitale.

Per capire quale ruolo gioca l’Unione europea, in questo quadro in rapida evoluzione, approfondiamo il tema con Giovanni Zaccaroni, ricercatore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Milano-Bicocca, che tiene il corso progredito di Diritto dell’Unione europea.

Le nuove tecnologie sono sempre più pervasive nella nostra società. Come reagiscono le istituzioni europee?

Per chi studia la materia giuridica in una dimensione europea è fondamentale la comprensione dei meccanismi di produzione normativa dell’Unione europea. Non solo, oggi le sfide poste dall’innovazione tecnologica ci chiamano ad adottare una prospettiva aperta verso la multidisciplinarità e a porre particolare attenzione sul fronte delle nuove tecnologie per essere in grado di analizzare e capire, o addirittura prevenire, i problemi che presto investiranno numerosi campi applicativi, dove lo sviluppo scientifico interseca l’applicazione del diritto in una società sempre più digitale.

A breve, per esempio, se saranno vinte le resistenze di alcuni Stati membri che si oppongono, potrebbe entrare in vigore il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale che richiamerà all’adeguamento i svariati attori coinvolti.

Ma questo è solo uno dei temi che attraggono regolarmente l’attenzione dei media. L’utilizzo delle valute digitali, la possibile introduzione dell’euro digitale, l’applicazione delle leggi alle piattaforme social ci costringeranno a riflettere e decidere come definire una serie di questioni legali e interpretative non banali. Come sempre quando si parla di nuove tecnologie, oltre ai vantaggi bisogna considerare gli eventuali rischi.

Il diritto dell’Unione europea può rappresentare lo strumento giuridico adatto a regolamentare tali innovazioni, per loro natura non circoscrivibili ad un solo territorio nazionale, così da sfruttarne positivamente tutto il potenziale, riducendone i rischi e senza compromettere i valori e i principi fondanti dell’Unione europea.

Certamente non mancano criticità, lacune e gap legislativi su cui concentrare l’analisi e l’attenzione per i prossimi interventi. Ulteriore fattore critico è l’inarrestabile velocità con cui viaggia l’innovazione che per certi versi rende già datate alcune, per quanto recenti, previsioni legislative.

In questo panorama di rapidi cambiamenti, può tracciare un quadro delle varie opportunità professionali che gravitano intorno all’Unione europea?

Le organizzazioni che lavorano a vario titolo intorno all’Unione europea in Italia, a Bruxelles o altrove, rappresentano delle buone opportunità di lavoro e carriera. In generale si rivelano esperienze professionalmente qualificanti, in team multidisciplinari, a contatto con colleghi di diverse nazionalità. Le competenze tecniche e le capacità trasversali acquisite sono utili per la costruzione del proprio futuro, sia per chi sceglie di restare all’estero sia per chi decide, dopo qualche anno, di tornare in Italia.

I laureati in campo giuridico, che desiderano sperimentare una dimensione internazionale, possono valutare e prendere in considerazione anche la possibilità di iniziare a lavorare presso i tanti studi legali e le società di consulenza che si occupano in Europa di diritto della concorrenza, normative commerciali, aspetti fiscali e tributari, solo a titolo esemplificativo.

Esistono poi una serie di organizzazioni di categoria o dedicate a particolari settori produttivi, dall’agricoltura all’industria, che dialogano con le istituzioni europee e ne seguono i processi decisionali per capire quali impatti e riverberi determineranno le normative europee sui rispettivi campi di interesse.

Sul fronte, invece, delle opportunità nelle istituzioni europee vere e proprie, come il Parlamento, il Consiglio e la Commissione europea?

Le istituzioni europee necessitano al proprio interno di svariate professionalità; i profili richiesti coinvolgono un ventaglio ampio di discipline: giurisprudenza, informatica, economia, agraria, discipline scientifiche e altro ancora. La competenza linguistica è chiaramente un requisito fondamentale, ed è importante conoscere bene l’inglese, o comunque una seconda lingua dopo la propria.

Per prepararsi al meglio per partecipare ai concorsi è poi necessario lavorare sulle competenze sin dal percorso universitario. Per questo, in Bicocca c’è una vasta scelta di corsi opzionali che si concentrano sul funzionamento delle istituzioni dell’Unione europea, in particolare presso il Dipartimento di Giurisprudenza. Questi corsi sono un’occasione eccellente per ragionare in ottica europea e capire se una carriera di questo tipo può essere la scelta giusta per uno studente. Tra questi, per esempio, il corso di EU Antirust Law ed il corso dedicato interamente alla Procura europea.

Io stesso tengo un corso (Diritto dell’Unione europea, Corso Progredito), che si concentra sulla ormai vastissima legislazione dell’Unione europea in materia di nuove tecnologie, e dove affronto volta per volta le tematiche che considero più all’avanguardia: l’intelligenza artificiale, le valute digitali, la blockchain, la transizione ecologica, la governance delle piattaforme e la sovranità digitale. Con le nuove modifiche ai regolamenti didattici, oltretutto, questi corsi sono disponibili anche per gli studenti di altri corsi di laurea e arricchiscono ulteriormente la già ricchissima offerta didattica della nostra Università.

Oltre alle opportunità accessibili tramite concorso per accedere alle varie posizioni negli organismi europei e internazionali in generale, segnalo anche percorsi alternativi come gli stage retribuiti, spesso accessibili anche ai neolaureati, all’interno delle istituzioni europee (Consiglio, Commissione e Parlamento), articolate in vari organi, centri di ricerca e organismi decentrati che si occupano di problemi specifici, dalla sicurezza alimentare alla proprietà intellettuale, dall’innovazione tecnologica al controllo delle frontiere e le politiche di asilo. La maggior parte delle informazioni su stage e posizioni aperte nell’UE si può trovare sul sito dell’EPSO (European Personnel Selection Office) e sulle pagine web delle istituzioni europee, oppure inviando una richiesta alle sedi decentrate delle istituzioni. Per esempio, sia la Commissione europea che il Parlamento europeo hanno un ufficio a Milano, e organizzano regolarmente eventi, tantopiù a pochi mesi dalle elezioni europee di giugno 2024.

Si tratta di una solida base per costruirsi un successivo percorso professionale.

Anche io ho colto questa opportunità attraverso uno stage presso il Servizio giuridico della Commissione europea, anche se ormai è passato qualche anno.

Ritengo che lavorare o collaborare all’interno di una istituzione europea significhi partecipare e contribuire alla costruzione di un progetto di grande respiro come quello dell’Unione europea. In un momento storico come questo in cui è facile rendersi conto dei limiti dei governi nazionali, partecipare alla costruzione del progetto europeo è un modo per non assicurare soltanto il proprio futuro ma anche quello delle nuove generazioni.