Rima.Donna, il potere delle parole e dell’illustrazione nell’intervento artistico di Ivan Tresoldi e Emi.artes per l’8 marzo in Bicocca - Bnews
Rima.Donna, il potere delle parole e dell’illustrazione nell’intervento artistico di Ivan Tresoldi e Emi.artes per l’8 marzo in Bicocca
Panchina rossa

La panchina dipinta di rosso di piazza dell’Ateneo Nuovo grazie al progetto Rima.Donna un’opera verso l’8 marzo - che porta le firme del poeta e artista di strada Ivan Tresoldi e Emi.artes (Emanuela Salvatori) - diventa opera di arte pubblica, portando ad interrogarsi sulla violenza di genere e sull’uso degli spazi pubblici in città.

Il progetto dei due artisti è strettamente connesso alla Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne dello scorso 25 novembre che ha visto la partecipazione di studenti e studentesse impegnati a dipingere di rosso una panchina in piazza dell’Ateneo Nuovo e l’intera comunità accademica a rispondere alla call to action per la raccolta di messaggi e parole sul tema della violenza sulle donne. Tra le quasi 50 frasi arrivate è stata scelta quella di Diego, “Se sei vittima non hai colpe. Chiedi aiuto” ora impressa sulla panchina accanto al numero antiviolenza e stalking 1522.

Servizio a cura di Veronica D'Uva


“Se sei vittima non hai colpe. Chiedi aiuto”


I due artisti di Artkademy Officina hanno lavorato con grandissima energia per un’intera giornata accompagnati dalla musica e in dialogo con studenti, docenti, personale dell’università e cittadini che si sono a trattenuti per riflettere insieme sul significato di questo spazio, sulle parole da riportare sulla panchina connesse al tema della cura e alla sicurezza dei luoghi per le donne. Noi che li abbiamo visti all’opera e seguiti dalla mattina all’imbrunire, gli abbiamo posto alcune domande.

Ivan, come nasce questo progetto per le donne realizzato in collaborazione con l’Università Bicocca?

Quello di oggi è un tema urgente e se si hanno delle abilità occorre metterle a servizio ed io come uomo ho sentito una doppia urgenza, ecco perché ho accolto immediatamente l’invito dell’Università. Questa panchina rossa è un luogo di cura e di presidio e le parole che ho scritto sono emerse dal confronto con chi è passato da qui. Io le ho nascoste nello spazio contenuto di una seduta: individuarle tra le campiture rosse richiede uno sforzo di lettura. Per me la vera dimensione della poesia è in questa tensione. E poi stiamo pensando a un progetto più ampio che speriamo si possa compiere nel 2023.

Emanuela, come si inserisce la tua illustrazione sulla Ri.Creazione delle donne sulla parte di scrittura?

Con la Ri-Creazione delle donne ho voluto rivisitare l’affresco La Creazione di Adamo di Michelangelo, giocando con un nuovo immaginario di cura e di incontro attraverso un abbraccio di solidarietà tra donne che le avvolge sul fronte e sul retro della panchina. La mia è una ricostruzione che parte da un piccolo gesto come quello di tendere la mano in una richiesta di aiuto e sostegno nel quale tutte le donne si possono ritrovare. L’illustrazione si collega e in parte si sovrappone alle parole suggerite da chi ha voluto soffermarsi con noi e che Ivan ha scritto: rispetto, scelta, autostima.

Ivan, qui nel quartiere Bicocca c’erano due tuoi assalti poetici, uno in viale Sarca (Il sapere non s’accresce se non è condiviso) e l’altro su un muretto di cinta dell’Hangar-Bicocca (La poesia è trovare una parola là dove il silenzio metterebbe un punto) che legami hai con questa parte di città?

Di mie scaglie poetiche nel quartiere ce n’erano tre. Una, “La loro verità finisce dove comincia la nostra”, era su un muretto in piazza delle fontane tra gli edifici U7 e U12 ora cancellata, mentre la poesia su viale Sarca, che ricordi tu, era dedicata proprio all’Università! Sono affezionato a Bicocca perché è in questo Ateneo che mi sono formato, sono entrato quasi uomo, giovane studente di sociologia e ne sono uscito uomo fatto e finito. Arrivavo dall’altra parte della città e come in Barona ho ritrovato uno spazio in divenire e in grande trasformazione. Qui ho anche avuto l’opportunità di tenere alcune docenze e ci sono tornato prima di insegnare negli Stati Uniti, per confrontarmi con la professoressa Elena Dell’Agnese per organizzare i saperi che mi occorrevano. Ecco, Bicocca è un’esperienza mia abitata che sono certo che continuerà ad abitarmi.

Che significato ha per te, Emanuela, lavorare in strada, fare arte all’aperto?

Per me significa soprattutto stare a contatto con le persone. Fare arte in strada diventa popolare, è azione-reazione immediata e ogni intervento artistico è un’esperienza diversa e sempre arricchente. Se si vuole affermare un messaggio, lavorare all’aperto consente di lanciarlo a tutti. Una cosa che ci tengo a dire è che per me l’opera non è quella completata, ma quella che si realizza e crea “in corso d’opera”. Quando ad esempio c’è più tempo - rispetto all’intervento di oggi della durata di una sola giornata - si riesce ad instaurare una relazione e un dialogo intenso con le persone che passano, si fermano ad osservare, a chiedere e a volte a dare piccoli e utili consigli. Fare arte in spazi chiusi invece limita questa relazione. Vedere come viene “processato” il disegno permette di comprendere qualcosa a cui possono arrivare tutti. Accade un po’ come a scuola, dove però abbiamo appreso a scrivere e molto meno a disegnare.

Emanuela, sappiamo che partirete presto insieme per il Sud America, ci accenni ai vostri più immediati progetti?

Abbiamo lavori in Italia e qui a Milano che impegneranno per tutto l’anno. Il più imminente è un progetto culturale e di impegno in Argentina che nasce dalla mia collaborazione con l’Asociaciòn civil Arte con Todos di Lanùs, città alla periferia di Buenos Aires dove cinque anni fa ho fatto il servizio civile.

In collaborazione con partner locali e per i vent’anni del centro dell’Espacio Disparte realizzeremo laboratori e murales per promuovere e diffondere l’arte e la cultura a chi non ne ha accesso, minori ed adulti. E da Milano saremo seguiti anche da Radio Popolare.