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Ora anche la tivù usa i cookie. Rossetti: «Attenzione ai dati che forniamo»

Non bastavano i siti internet. Ora che è diventata smart, anche la tivù si è messa a tempestarci di richieste di accettazione dei cookie. Attenzione, però: quella che può sembrare un’operazione da fare rapidamente per far scomparire la scritta che ci impedisce di vedere il film o il programma che vogliamo seguire, richiede un po’ di attenzione. Perché i cookie consentono di raccogliere una serie di informazioni sull’utente del servizio, in questo caso il telespettatore. Andrea Rossetti, professore di Filosofia del Diritto e Informatica Giuridica ci spiega a cosa bisogna badare.

Professore, cosa succede se si clicca su “Accetta”?

Si consente alla società editrice di raccogliere i dati che riguardano i contenuti di cui il telespettatore usufruisce, ma anche quelli relativi al momento in cui ci si collega e per quanto tempo si resta collegati. In pratica viene effettuata una profilazione dell’utente. Alla raccolta di dati contribuiscono anche messaggi che, a volte, compaiono durante la visione: ad esempio quando ci viene chiesto “stai ancora guardando il programma?”, la risposta consente di capire se lo spettatore sta davvero seguendo o la tivù è solo una voce di sottofondo. Ma, al di là di questi dati, ce ne sono anche altri che potremmo inconsapevolmente fornire.

In che modo?

Ci sono dei video interattivi che chiedono allo spettatore di decidere come la storia deve proseguire, scegliendo tra alcune opzioni. Le scelte effettuate dicono molto dell’utente, ad esempio offrono la possibilità di scoprire quale sia la sua propensione al rischio. Sulla base di ciò è probabile che gli verrà proposto un determinato tipo di investimento.

Quali opzioni ha a sua disposizione il telespettatore?

Occorre fare una distinzione tra i dati necessari per il funzionamento del servizio e quelli che non lo sono. Per i primi provvedono i cosiddetti cookie tecnici ed è sufficiente la presa visione dell’informativa sulla privacy. Le altre informazioni richiedono una specifica accettazione, quindi l’utente è libero di scegliere quali fornire e per quali finalità. Un problema ulteriore si pone quando si accede al servizio autenticandosi tramite il proprio profilo Facebook. Si tratta del sistema più semplice e rapido perché ci evita di dover ricordare la password specifica del servizio. In questo modo, però, cediamo dei dati anche al social network. Di sicuro indichiamo i siti che visitiamo, ma se non abbiamo fatto attenzione nella spunta delle opzioni per i cookie di profilazione, finiamo per fornire a Facebook altri dati.

Se vogliamo rivedere il consenso fornito per uno specifico utilizzo dei nostri dati, cosa dobbiamo fare?

La legge prevede che il consenso possa essere revocato in qualsiasi momento, ma le procedure, di solito, non sono semplicissime. Ancora di più nel caso della tivù perché, a differenza di quando si naviga su un sito, non si può cliccare per andare nella sezione dedicata. Esistono alcuni sistemi, e altri sono in fase di sviluppo, che consentono di controllare in tempo reale i consensi forniti e provvedere alla revoca. È un modo per semplificare le procedure.


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