Studenti in pausa al Bar U6

La routine ci salverà!

«La routine significa abitudini, e le abitudini in fondo son i nostri riti quotidiani. Metterli in atto ogni giorno ci dà sicurezza e ci tranquillizza. Bere il caffè al bar con un amico, comprare il giornale sempre nella stessa edicola. Oppure, andare a scuola o prepararsi per andare al lavoro. Sono piccoli gesti di cui si compone la nostra quotidianità, e che, se ripetuti, ci donano conforto.» Così Alessandra Santona, psicologa di Milano-Bicocca, spiega subito come la routine, spesso “bistrattata”, considerata qualcosa da cui “bisogna evadere”, sia in realtà un tassello importante per la vita di ciascuno di noi.

Professoressa, cosa significa “routine” e perchè è importante?

La routine è importante perché è composta da abitudini, cioè piccoli riti quotidiani. E i riti sono alla base della nostra vita. Scandiscono non solo la nostra giornata, ma tutta la nostra esistenza. Basti pensare al giorno del compleanno oppure al momento della laurea. Esiste poi una categoria particolare, definita dall’antropologo Giovanni Gugg “i riti dell’emergenza”: cioè quei riti, personali o collettivi, che si mettono in atto in situazioni difficili. Un esempio attuale? Cantare ai balconi per sentirci più vicini.

In questa pandemia infatti la routine quotidiana è stata stravolta…

Si, è stato così per tutti noi. Son saltati gli schemi, le abitudini consolidate. Questo ci ha disorientato, minando le nostre sicurezze e il nostro bisogno di conforto.

Quale categoria di persone soffre di più questa situazione?

Senz’altro le categorie più fragili sono quelle che ne soffrono di più: bambini e anziani. Si pensi a come per i primi, sapere come va a finire una favola sia fonte di conforto e sicurezza. La mancanza di certezze (e di routine, quindi) è stata molto pesante per loro, li ha resi più preoccupati e apprensivi. Si è parlato troppo poco, secondo me, di questa mancanza: non è importante solo la socializzazione ma anche lo svolgere piccoli gesti quotidiani, ripetitivi ma così rassicuranti.
Per gli anziani invece credo il discorso sia diverso: loro hanno competenze acquisite negli anni, frutto delle loro esperienze di vita. Si sono creati una routine che li fa stare bene. Per loro si è trattato di adattarsi a questo sconvolgimento della quotidianità, il che ha creato purtroppo molto disorientamento e soprattutto tanta solitudine.

Qual è stato, secondo lei, “un rito mancato” che ha pesato di più?

Tra tutti, credo che il più difficile da superare sia stata l’impossibilità di elaborare il lutto attraverso il rito funebre, religioso o laico che sia. La mancanza di questo aspetto è stato caratterizzante di questa pandemia. Aggiungerei però che ognuno di noi ha vissuto anche la mancanza dei riti lieti: l’impossibilità di festeggiare feste, compleanni, lauree. Come presidente di un corso di laurea magistrale (in Psicologia Clinica e Neuropsicologia nel Ciclo di Vita, ndr) ho potuto vedere di persona la gioia dei laureandi quando si è potuto tornare a festeggiare il giorno della proclamazione!

Quindi ora andrebbe riprogrammata una “nuova routine”? E se sì, come?

La riprogrammazione è necessaria e dovrà tener conto del vecchio e del nuovo. Occorrerà ripensare una nostra quotidianità alla luce delle esperienze positive fatte, in campo personale e lavorativo. Per esempio, cercare di conservare il maggior tempo in famiglia conquistato: sono tanti i bambini che sottolineano questo aspetto positivo! Dal punto di vista lavorativo, lo smartworking ci ha permesso spesso di lavorare in modo più inclusivo, ampliando le prospettive. Bisogna pensare però che non sarà possibile ripristinare tout court le vecchie abitudini: è in atto un’evoluzione che va colta e valorizzata. Siamo in un grande momento di cambiamento e chi lo saprà cogliere ne beneficierà.

Si può dire allora che “la routine ci salverà”?

Si, direi di più: è lei che ci ha salvato, ci salva e ci salverà! È la nostra ancora di salvezza nella vita quotidiana, la nostra personale bussola d’orientamento. Spesso diamo alle parole abitudine o routine un’accezione negativa. Ma non è così: è la routine che ci aiuta ad orientarci e a vivere più serenamente. In questo momento di emergenza poi, con il senso d’incertezza dovuto alla malattia, la mancanza delle piccole grandi abitudini giornaliere si è sentita eccome. È ora di ricostruirne una nuova, per il nostro benessere!

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