La conoscenza come valore su cui fondare un’Italia responsabile e sostenibile

Su quali valori fondare l’Italia del futuro prossimo, quello che segnerà l’uscita dalla pandemia e la tanto attesa ripresa? A questo interrogativo cercheranno di dare risposta filosofi, giornalisti, rappresentanti istituzionali e dirigenti d’impresa nel corso del secondo appuntamento del ciclo di web conference “I Valori della Marca”, promosso da Centromarca in collaborazione con il Corriere della Sera con l’obiettivo di contribuire a definire le proposte per il rilancio del Paese e il benessere delle famiglie. L’appuntamento è per mercoledì prossimo (23 giugno) alle ore 11. All’incontro, che sarà trasmesso in diretta streaming su Corriere.it, è stato dato come titolo Proposte per un’Italia responsabile e sostenibile.

Un contributo importante è stato chiamato a darlo Stefano Moriggi, pedagogista e filosofo dello Scienza dell’Università di Milano-Bicocca, cui toccherà approfondire “La conoscenza come valore”. Con Moriggi si confronteranno Ferruccio de Bortoli, editorialista del Corriere della Sera; Francesco Mutti, presidente di Centromarca; Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos; Mario Monti, già presidente del Consiglio dei Ministri e presidente dell’Università Bocconi; Alexandra Palt, vice presidente esecutivo del Gruppo L’Oréal; Paolo Barilla, vice presidente del Gruppo Barilla. Conclusioni affidata al ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti.
 
Uno dei valori fondanti, dunque, non può che essere la conoscenza, tanto più basilare se inquadrata nell’ottica della responsabilità. «Sostenere che la conoscenza è un valore, non basta. E non è mai bastato, a ben vedere...», premette Moriggi. E spiega: «Soprattutto oggi, in un tempo in cui l’evoluzione delle tecnologie sta radicalmente ridisegnando gli spazi e i tempi delle interazioni umane (dalle relazioni interpersonali, alle transazioni economiche, senza escludere la circolazione delle idee), può essere utile identificare, dall’interno di tale complessa discontinuità culturale, qualche invariante che dia davvero – e concretamente – un senso alla conoscenza come esperienza del singolo e della comunità».
 
Per il filosofo sono due i punti focali attorno ai quali si può tratteggiare «un’idea di conoscenza che non evapori nell’inconsistenza di una vuota “retorica del valore”: l’incertezza e la condivisione». Entrando nello specifico dei temi che tratterà, Moriggi anticipa: «Da un lato si mostrerà come e perché conoscere significa anzitutto conoscere il grado di incertezza delle proprie credenze e convinzioni, facendo tesoro di evidenze ed errori. Dall’altro, si prenderà in considerazione la natura partecipata del sapere. Da sempre, infatti, la conoscenza si è costituita nella condivisione; e la storia delle tecniche e dei supporti che, di epoca in epoca, hanno consentito tale condivisione, raccontano al contempo le diverse strategie di (co)costruzione, di fruizione e di accesso mediante cui, appunto, si sono “valorizzate” le acquisizioni di alcuni come un patrimonio per tutti».
 
«La combinazione delle due “invarianti” – conclude Moriggi – permetterà infine di accennare a un’ipotesi di tolleranza, ma epistemologicamente fondata».

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