Il vino che bevi è autentico? Te lo dice la statistica

Barolo, Grignolino, Barbera: se non siete provetti sommeliers, siete proprio sicuri di poterli riconoscere con certezza? L’autenticità del vino può essere valutata anche grazie a strumenti statistici come la classificazione e il “trimming”. Ma com’è possibile? Ce lo spiegano Francesca Greselin, professoressa di Statistica, e Andrea Cappozzo, dottorando all’Università di Milano-Bicocca.

Il vino era al centro del loro intervento nell’ambito del CLADAG, il CLAssification and Data Analysis Group della Società Italiana di Statistica (SIS), che promuove ricerca metodologica avanzata con particolare attenzione all'analisi e alla classificazione dei dati. Le Università milanesi hanno celebrato 20 anni di riunioni del CLADAG dal 13 al 15 settembre all’Università Bicocca, infatti l’Università degli Studi di Milano, il Politecnico di Milano, l’Università Bocconi e l’Università Cattolica del Sacro Cuore hanno collaborato in vari modi a questa iniziativa.

Tornando all'autenticità del vino, la metodologia scientifica di analisi è stata sviluppata dalla professoressa Francesca Greselin dell’Università di Milano-Bicocca insieme a ricercatori delle Università di Catania e di Valladolid, in Spagna, e i primi risultati sono incoraggianti: questa metodologia risulta infatti efficace nel duplice compito di classificare vini autentici e pregiati come il Barolo e il Grignolino, e congiuntamente discriminare osservazioni provenienti da altri vitigni o adulterate.

Tutto ciò che si presenta come biologico è effettivamente tale? Ciò che leggiamo sulle etichette rispecchia davvero il contenuto dei prodotti presenti sugli scaffali? Ad assicurare che il consumatore riceva informazioni affidabili e a tutelarlo nel processo di acquisto ci pensano anche i “food authenticity studies”, che analizzano il contenuto dei cibi per assicurarne l’autenticità. Queste metodologie sono particolarmente rilevanti in un mercato complesso ed esigente come quello vinicolo: la maggior parte dei consumatori esige infatti che l’intero processo produttivo – dalla crescita alla maturazione degli acini – sia conforme al prodotto che si accingono ad acquistare.

Nell’affrontare un problema così complesso come identificare le varie tipologie di vini e contestualmente rivelare possibili contaminazioni, la statistica, che per sua natura è in grado di modellare l’incertezza, offre uno strumento adatto a valutare l’autenticità dei vini presenti sulle nostre tavole attraverso una tecnica di classificazione. Per ogni campione di vino viene rilevata una trentina di caratteristiche chimiche (alcolicità, metanolo, livello di flavonoidi eccetera) e ne viene stimata la distribuzione di probabilità, caratteristica di quel vitigno e di quel processo di vinificazione. In presenza di diverse tipologie di vino si osservano diverse distribuzioni di probabilità: in termini tecnici, si considera una mistura di distribuzioni.

Un semplice algoritmo di classificazione è successivamente in grado di attribuire una nuova osservazione – cioè le caratteristiche chimiche rilevate su un nuovo campione di vino – all’una o all’altra varietà, ovvero a quella varietà che rende massima la probabilità di osservare il campione stesso. Qualora ci fossero campioni non provenienti da alcuna delle tipologie note, la tecnica impiegata li evidenzierebbe come dati anomali. Dopo averli riconosciuti come tali, questi dati non vengono impiegati per la stima dei parametri dei vini genuini: in ciò consiste il trimming, per questo si parla di metodologia robusta ed ecco identificati i probabili vini contraffatti.
 
CLADAG
Un “data contest” e un aperitivo milanese per Young CLADAG: due eventi-satellite per i giovani ricercatori, per creare una rete fra dottorandi e dottori di ricerca provenienti da varie realtà italiane e internazionali

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