A Palazzo Reale rivive la Belle Époque di Toulouse-Lautrec - Bnews A Palazzo Reale rivive la Belle Époque di Toulouse-Lautrec

A Palazzo Reale rivive la Belle Époque di Toulouse-Lautrec

A Palazzo Reale rivive la Belle Époque di Toulouse-Lautrec
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Fino al 18 febbraio 2018 è possibile ammirare a Palazzo Reale  “Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec”. Un percorso di oltre 200 opere, tra cui la serie completa dei ventidue manifesti pubblicitari che gli vengono commissionati per spettacoli teatrali e di cabaret. Non solo un’esposizione ma un viaggio nella Parigi della Belle epoque, nei locali di Montmartre, con i suoi protagonisti resi memorabili proprio dai ritratti dell’artista francese.
 
Noi abbiamo visitato la mostra con Milanoguida e ne abbiamo parlato con Franca Zuccoli, delegata dell'Università di Milano-Bicocca per le attività museali e docente di Didattica e pedagogia speciale. Ecco i suoi suggerimenti per immergervi nel mondo di Toulouse-Lautrec.
 
In dialogo con Franca Zuccoli
 
Le poche parole che dirò relativamente a questa occasione culturale sono da visitatrice, più che da storica dell’arte, proponendo alcuni punti d’attenzione per rendere questo percorso, già interessante, ancora più personale. Il primo suggerimento è di camminare nelle varie sale senza leggere i pannelli o ascoltare le indicazioni dell’audio guida, per entrare in contatto fin da subito con ciò che ci colpisce personalmente, cogliendo rapidamente alcune immagini e osservando l’allestimento. Il secondo passaggio è invece quello di ritornare alla prima sala e farsi prendere per mano dalla curatrice, Daniele Devynick, che con notazioni puntuali ci propone questo autore.
 
Le principali linee interpretative che potete seguire sono davvero molte, tra le quali vi suggerisco quelle:

  • della biografia, si tratta di una storia vissuta in bilico tra aristocrazia e bassi fondi, giocata tra “normalità” e malattia, specchio di un mondo in continua evoluzione, con una forte dose di ironia e sarcasmo, manifestata anche dai ritratti fotografici a cui l’artista teneva moltissimo;
  • dell’uso sperimentale dell’immagine, in cui si ispira al Giappone con le sue stampe, in questo caso va sottolineato come il pittore fosse un “giapponista illuminato”, con una profonda cultura visiva di quel mondo, che riesce a trasferire nella grafica dei cartelloni pubblicitari;
  • dell’attenzione per le storie personali e collettive dei personaggi che abitavano alcuni luoghi per lui fondamentali: le case chiuse e i café-concert, oltre che, in maniera più imitata, il teatro e il circo. Seguendolo nelle sue frequentazioni, che a volte si trasformarono in permanenze prolungate, scopriamo le diverse categorie di queste case chiuse, che da luoghi per clienti altolocati si trasformavano nei successivi passaggi della vita della prostituta in spazi sempre meno eleganti.

 
Di certo questo percorso ci permette di immergerci in un mondo ormai scomparso, approfittando anche degli spezzoni cinematografici messi a nostra disposizione. La figura del pittore diventa così quella di un testimone privilegiato, di grandissimo talento e innovazione, che ha saputo precorrere i tempi, sperimentando modi nuovi nell’uso di un’immagine che ci appare ancora oggi come estremamente contemporanea.