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Come reagire (di nuovo) al lockdown

Come un fastidioso déjà vu, rieccoci in lockdown. Ma in quale condizione psicologica vi siamo giunti? Soprattutto, come cercare di vivere questo periodo il più serenamente possibile? Giuseppe Carrà, medico psichiatra di Milano-Bicocca, tratteggia per noi la situazione dal punto di vista psicologico dai mesi estivi fino ad oggi e ci dà qualche consiglio.
Come siamo arrivati psicologicamente a questo secondo lockdown?
Inevitabilmente ci siamo arrivati attraverso un percorso non univoco e lineare. Se da una parte l'esperienza del primo lockdown ci ha insegnato quali sono i costi relazionali e di benessere psicologico a questo associati, e questo è di certo un patrimonio in termini di resilienza sociale, dall'altra, un'estate per lo più orientata alla rimozione ed alimentata da "un pensiero magico" che forse un nuovo lockdown  non sarebbe stato necessario - io speriamo che me la cavo! - ci ha fatti trovare di fronte al ripetersi di questa necessità, quasi stupiti, increduli, disorientati, e a volte anche un po' risentiti, se non rabbiosi, rispetto alle aspettative "magiche" deluse.
Il periodo estivo e le vacanze son serviti, secondo lei, a migliorare il nostro stato emotivo?
Come accennavo prima, l'estate è stata per lo più un periodo di rimozione collettiva, nulla di male in sè, sono fenomeni fisiologici ed in quanto tali anche sani. Probabilmente le cose non potevano andare diversamente, anche nazioni con culture civiche molto più orientate, rispetto alla nostra, al senso di responsabilità collettiva hanno vissuto esperienze simili.
Rimane il costo della delusione, potenzialmente foriera di esperienze depressive, che si affaccia oggi al riproporsi della esigenza di misure di distanziamento che, non viene citato spesso esplicitamente, attiene soprattutto alla sfera relazionale oltre che fisica. 
Siamo di continuo in una situazione sospesa, tra incertezze e paure: come fare a viverla più serenamente?
Accettare l'incertezza è il mantra di questi tempi, sebbene i toni paternalistici, se non propriamente moralistici, con cui questa affermazione è spesso veicolata, ne rendano spesso problematica l'applicazione. Nutrire i sentimenti di base di sicurezza della popolazione in termini di salute pubblica è un'impresa titanica, per certi versi impossibile; eppure se i molteplici stakeholders che hanno responsabilità e influenza in merito tenessero a mente questa esigenza nel loro operato, forse saremmo già a metà dell'opera...
Cosa consiglierebbe per stare meglio, da soli o in famiglia, anche in prospettiva delle feste natalizie?
Probabilmente occorre riconoscere innanzitutto a sè stessi che non si tratta di una condizione naturale. Può sembrare un'ovvietà, ma riconoscere che si è messi alla prova di nuovo in questa strana routine del secondo lockdown, che con ogni probabilità questa andrà ad impattare anche sulle feste natalizie, le quali non potranno essere come siamo abituati a rappresentarle  in questo  periodo dell'anno...ecco questi frammenti di consapevolezza, una volta più o meno composti, potranno creare un fondamento emotivo su cui le attività possibili e gradevoli per ciascuno di noi (arte, letteratura, gioco, o qualunque altra la nostra inclinazione ci possa suggerire) possano svilupparsi ed accompagnarci in questa nuova esperienza che mette alla prova le vite emotive nostre e delle persone cui siamo emotivamente ed affettivamente legati. 

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