Foto Musatti_copyright Franco Cavassi

Cesare Musatti (1897 - 1989) tra psicologia, psicoanalisi e impegno civile

Venerdì 18 ottobre, presso la cinquecentesca Sala Alessi di Palazzo Marino, l’Università Bicocca organizza un convegno dedicato alla figura di Cesare Musatti a trent’anni dalla morte (avvenuta a Milano il 20 marzo 1989). Una giornata di lavoro per ripercorrere le principali direttrici della sua lunga attività di ricerca e far emergere la ricchezza e la poliedricità dell’opera di questo protagonista indiscusso della cultura italiana del Novecento, inscindibilmente legato alla città di Milano tanto professionalmente (come docente all’Università Statale e come psicoanalista) quanto sul fronte dell’impegno civile e politico (come consigliere comunale).
Su questo importante appuntamento cittadino abbiamo intervistato alcuni dei relatori, il professor Mauro Antonelli (direttore del Centro Aspi - Archivio storico della psicologia italiana,di Bicocca), il dottor Aurelio Molaro (assegnista di ricerca presso il Dipartimento di psicologia di Bicocca) e Mariamargherita Scotti, archivista e ricercatrice indipendente in Storia contemporanea.

Dottor Molaro, perché un convegno in memoria di Musatti?

Sono almeno tre i motivi che ci hanno spinto a organizzare un convegno sulla figura di Cesare Musatti, noto al grande pubblico come il “Freud italiano”: il ruolo fondamentale che ha svolto nello sviluppo degli studi psicologici e nella diffusione della psicoanalisi in Italia; la constatazione dell’effettiva mancanza di studi recenti sulla sua eredità scientifico-culturale; e la ricorrenza del trentesimo anniversario della sua scomparsa
Nell’Italia del Novecento, Musatti ha incarnato l’immagine dell’intellettuale nel senso più alto del termine, dotato peraltro di una profonda umanità e di uno spiccato senso dell’umorismo. Da un lato è stato infatti capace di confrontarsi tanto con la psicologia sperimentale e la psicologia applicata quanto con i fondamenti della psicoanalisi e con il loro risvolto clinico-terapeutico; dall’altro, ha saputo coltivare interessi più ampi per il cinema, l’arte, la letteratura e la politica, indagando i processi psichici connessi alla creazione artistica e all’espressione cinematografica e coniugando la propria attività di ricerca con una forte passione civile per la libertà e la giustizia sociale.
L’obiettivo primario del nostro convegno è dunque quello di raccogliere la grande eredità scientifico-culturale di Musatti sottolineandone – a distanza di trent’anni dalla scomparsa e grazie al lavoro di un gruppo di specialisti – la profonda attualità, nella speranza di risvegliare l’interesse per la sua figura e il suo pensiero soprattutto negli studiosi più giovani.
A questo proposito, un primo importante contributo è stato quello di pubblicare, in edizione critica, il testo integrale della tesi di laurea musattiana, che risale al 1921 ed è dedicata all’analisi del rapporto tra Geometrie non-euclidee e problema della conoscenza: un testo rimasto finora inedito, ampio e complesso, testimonianza viva di quel particolare “eclettismo” musattiano in cui armoniosamente si incrociano matematica, filosofia e psicologia.

Professor Antonelli, che legami ci sono tra Musatti e l’Università Bicocca?

Le radici di questi legami risalgono alla fondazione dell’ateneo nel 1998, quando il personale e il patrimonio del vecchio Istituto di psicologia della Facoltà di lettere dell’Università Statale, fondato e diretto da Cesare Musatti, furono trasferiti in Bicocca. In uno degli armadi dell’Istituto, appartenuto proprio a Musatti, erano conservati il suo archivio e quello del suo maestro, lo psicologo sperimentale triestino Vittorio Benussi, che si era tolto la vita quando l’allievo aveva solo trent’anni. Musatti aveva portato con sé le carte di Benussi da Padova a Milano, collocandole nell’armadio accanto alle proprie. Fu così che, al momento del trasferimento dell’Istituto, anche i due archivi traslocarono nel nuovo quartiere della Bicocca, trovando sede nel Dipartimento di psicologia. Attorno a questi primi due archivi si costituì nel 2005 il centro di ricerca Aspi - Archivio storico della psicologia italiana, che negli anni ha acquisito nuovi archivi, contribuendo a fondare quello che oggi è il Polo di Archivio Storico (PAST) dell’ateneo.

Dunque professor Antonelli, in qualche modo Bicocca è l’erede della tradizione psicologica milanese avviata da Musatti.

Esatto, parliamo di un’eredità non solo culturale e scientifica, ma anche fisica, fatta di arredi, strumenti, libri e archivi.

Nel 1947 Musatti ottenne all’Università degli studi di Milano la prima cattedra di psicologia bandita in Italia nel dopoguerra, e tre anni dopo vi fondò l’Istituto di Psicologia, che plasmò di fatto la cultura psicologica milanese per circa quarant’anni. Nel 1998, contestualmente alla nascita del nuovo ateneo della Bicocca, fu l’intero Istituto di Psicologia a staccarsi dall’Università Statale e a costituire il nucleo fondativo della Facoltà di Psicologia del neonato ateneo. Il professor Giuseppe Mosconi, allora direttore dell’Istituto, assunse il ruolo di Preside della neonata Facoltà, a cui si affiancò poco dopo il Dipartimento di Psicologia, il cui primo direttore fu uno degli allievi milanesi di Musatti, il professor Dario Varin.

Quando Musatti nel 1947 ottenne la cattedra, ciò accadde anche a parziale compensazione del suo allontanamento dall’Istituto di Psicologia dell’Università di Padova, avvenuto nel 1938 in seguito alla promulgazione delle leggi razziali. Di quell’istituto Musatti era stato il direttore incaricato dal 1927, l’anno della morte prematura del suo maestro Benussi. 

In tal modo la “breve storia” ventennale della psicologia in Bicocca riporta anche al suo “lungo passato”, ovvero al lungo e faticoso al processo di fondazione e di istituzionalizzazione della psicologia in Italia e prima ancora nel mondo culturale tedesco di fine Ottocento. Benussi, infatti, divenuto cittadino italiano in seguito all’annessione di Trieste all’Italia dopo la fine della Prima guerra mondiale, aveva portato a Padova l’eredità scientifica del laboratorio di psicologia fondato a Graz dal suo maestro Alexius Meinong nel 1894, di cui era stato per vent’anni la forza propulsiva e il direttore di fatto.

Dottoressa Scotti, che rapporto ebbe Musatti con la vita culturale e politica di Milano?

Figlio di un deputato socialista, Musatti respirò la politica fin dalla sua giovinezza, ma fu soprattutto a Milano, nel secondo dopoguerra, che la sua figura di intellettuale antifascista trovò terreno fertile di scambio e di impegno. Dopo aver aderito, nel 1943, al Movimento di Unità Proletaria di Lelio Basso, si iscrisse al Partito Socialista Italiano, partecipando attivamente al clima vivace che, tra la seconda metà degli anni ’40 e i primi anni ’50, fece di Milano la capitale dell’Italia della ricostruzione, con le sue riviste e le sue case editrici, le sue librerie e i suoi teatri: dal «Politecnico» di Vittorini alla Libreria internazionale Einaudi, dal Piccolo Teatro alla Casa della Cultura (di cui Musatti fu presidente dal 1967 al 1989). 

Musatti, esempio di intellettuale impegnato, non si limitò infatti a prendere parte ai molti dibattiti che scuotevano allora la cultura di sinistra: nel maggio 1956 fu eletto consigliere comunale a Milano, un’esperienza che visse con qualche disillusione ma con estrema curiosità. Guardava anche alle cose della politica con la lente dello psicanalista, e fu senz’altro questa la cifra più personale e originale della sua partecipazione alla vita politica milanese (e non solo). Nel 1964 aderì alla scissione del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, per il quale fu nuovamente eletto consigliere comunale alla fine degli anni ’60: una posizione dalla quale poté ancora una volta seguire dal vivo gli eventi tumultuosi della cosiddetta “stagione dei movimenti”.

Professor Antonelli, per chiudere ci racconta un aneddoto divertente sull’esperienza politica milanese di Musatti?

Proprio riguardo al suo ruolo di consigliere comunale, Musatti dichiarò con l’ironia che lo ha sempre caratterizzato: «È stata un’esperienza interessante ed imbarazzante. Mi resi conto che occuparsi del Comune di Milano era un impegno molto gravoso. Ogni anno si trattava di lavorare su 3000 delibere: e chi aveva il tempo di leggerle tutte? Ricordo che mi appoggiavo ad un consigliere pensionato del partito comunista, molto diligente e prontissimo. Io mi perdevo facilmente. Come la volta che si trattò di deliberare sul problema dei bidoni della spazzatura. Si erano, intanto, discusse tante altre cose ed io, al momento della votazione, ho dovuto chiedergli: ma noi, siamo per i bidoni, o contro?».

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Il Convegno è organizzato dal Centro di ricerca Aspi - Archivio Storico della Psicologia Italiana, con il patrocinio del Comune di Milano, dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e del Dipartimento di Psicologia dell’ateneo, in collaborazione con il Centro Milanese di psicoanalisi “Cesare Musatti” e la Casa della Cultura di Milano 
Sede del Convegno: 
Palazzo Marino - Sala Alessi 
Piazza della Scala, 2 - Milano

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Info e iscrizioni tramite form on line: https://www.unimib.it/eventi/musatti

E-mail: aspi@unimib.it – tel. 02.6448 6280

Foto copyright: Franco Cavassi

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