Back to the moon, Artemis verso la Luna - Bnews Back to the moon, Artemis verso la Luna

Back to the moon, Artemis verso la Luna

Back to the moon, Artemis verso la Luna
Da destra a sinistra, gli astronauti NASA Reid Wiseman (comandante), Victor Glover (pilota), Christina Koch, (specialista di missione) e l’astronauta CSA (Canadian Space Agency) Jeremy Hansen (specialista di missione). Image Credit: NASA/Aubrey Gemignani

«Nell’ambito del programma Artemis, la NASA invierà astronauti in missioni sempre più impegnative per esplorare sempre più a fondo la Luna con l’obiettivo di ottenere scoperte scientifiche, vantaggi economici e per gettare le basi per le prime missioni con equipaggio su Marte». Così la NASA (National Aeronautics and Space Administration), l’agenzia governativa statunitense per le missioni spaziali e gli studi astronomici, introduce sul proprio portale istituzionale il programma di esplorazione che riporterà l’essere umano (e per la prima volta una donna) sulla Luna. Ma di cosa si tratta? Cosa succederà? Cosa c’è dietro questa missione che prende il nome da Artemide, dea della caccia e della luna nella religione dell’Antica Grecia e gemella di Apollo, cui era intitolato il precedente programma di esplorazioni lunari? Per capirlo abbiamo intervistato Massimo Gervasi, professore in Fisica sperimentale del dipartimento di Fisica del nostro ateneo.

Back to the Moon”. Professor Gervasi, cosa succederà con il programma Artemis?

Per la prima volta dopo la fortunata serie di lanci del programma Apollo negli anni ’60 e inizio ‘70, un equipaggio di quattro persone tornerà a viaggiare nello spazio oltrepassando la Stazione spaziale internazionale, meta degli astronauti negli ultimi due decenni. Questi quattro nuovi esploratori dello spazio faranno un sorvolo (flyby) attorno alla Luna, testeranno i sistemi ingegneristici e tecnologici e le procedure in vista delle missioni successive, come Artemis IV, che nel 2028 potrebbe riportare di nuovo l’uomo a mettere piede sul nostro satellite.

Perché sono passati ben 54 anni dall’ultimo allunaggio?

Ci sono diversi motivi, di carattere geopolitico, scientifico e tecnologico. Il programma Apollo negli anni ’60 fu lanciato dagli Stati Uniti in una sfida con l’Unione Sovietica (URSS) per la supremazia nello spazio. L’URSS aveva acquisitito un certo vantaggio nelle prime esplorazioni spaziali: lanciò la prima sonda in orbita completa intorno alla terra (Sputnik 1) nel 1957 e il primo astronauta (Jurij Gagarin) nel 1961. Nell’immaginario della Guerra Fredda la prima nazione a portare l’uomo sulla Luna avrebbe vinto la sfida. Per questo l’investimento nella ricerca e nella tecnologia raggiunse livelli oggi inimmaginabili. La NASA riuscì nell’impresa, per la prima volta nel 1969, e riuscì a ripeterla più volte, riportando gli astronauti sani e salvi a casa, anche quando ci fu l’incidente dell’Apollo 13. Finita la spinta propulsiva della Guerra Fredda, la Luna ha perso negli anni interesse come meta anche se non si è smesso di studiarla. Ora torna al centro delle prossime esplorazioni sia per testare gli ultimi sviluppi scientifici e tecnologici sia come possibile avamposto della futura destinazione, da anni oggetto di studio: il pianeta Marte.

Da destra a sinistra, gli astronauti NASA Reid Wiseman (comandante), Victor Glover (pilota), Christina Koch, (specialista di missione) e l’astronauta CSA (Canadian Space Agency) Jeremy Hansen (specialista di missione). Image Credit: NASA/Aubrey Gemignani
Da destra a sinistra, gli astronauti NASA Reid Wiseman (comandante), Victor Glover (pilota), Christina Koch, (specialista di missione) e l’astronauta CSA (Canadian Space Agency) Jeremy Hansen (specialista di missione). Image Credit: NASA/Aubrey Gemignani

Perché la Luna torna a essere una meta imprescindibile in vista di un possibile viaggio verso il pianeta rosso?

Perché un viaggio così lungo e verso una destinazione così lontana richiede una base di passaggio. Sulla Luna. Per questo occorre individuare una zona del satellite che presenti risorse essenziali, come ad esempio l’acqua, che si è scoperto essere presente allo stato solido nel polo Sud. Che offra temperature congeniali alla presenza umana e che consenta una connessione ottimale con la Terra, per mantenere una comunicazione continua con il Centro spaziale di controllo.

Altri tipi di esplorazione non sono comunque mancati negli ultimi anni…

Ci si è concentrati di più su Marte, mandando sonde e rover per perlustrare il pianeta e per studiare il suolo marziano dal punto di vista chimico, fisico e biologico. Nuove missioni verso la Luna sono state promosse da altre nazioni, Russia, India, Cina. Sonde come la Rosetta o la Cassinis-Huygens sono state inviate su distanze molto più lontane, sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko e nel sistema di Saturno, per studiare la composizione e la conformazione di questi corpi celesti.

Veniamo nello specifico: cosa accadrà nella missione Artemis II?

Gli astronauti verranno mandati in orbita intorno alla luna, in una posizione abbastanza distante da essere fuori da campo magnetico terrestre, saranno nello spazio per una decina di giorni in una missione che prevede di circumnavigare il nostro satellite. Effettueranno un sorvolo sulla Luna a una distanza minima di circa 6.500 chilometri dalla superficie del lato nascosto. Il viaggio di andata e il sorvolo dovrebbero durare circa quattro giorni, come il rientro. Studieranno l’ambiente in cui si ritroveranno gli astronauti che sbarcheranno successivamente sul suolo, effettueranno prove sulla strumentazione a bordo, testeranno una serie di protocolli utili a garantire la sopravvivenza in caso di situazioni di emergenza. Partenza dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, Florida e ritorno a bordo della capsula nell’oceano Pacifico.

Nella nostra università abbiamo studi attinenti a queste missioni?

Gli astronauti nello spazio sono soggetti ad assorbire radiazioni elettromagnetiche che possono avere conseguenze sul loro organismo a lungo termine come lo sviluppo di tumori. In questo ambito, noi misuriamo le quantità e qualità delle radiazioni che l’equipaggio e la strumentazione di bordo potrebbe assorbire, analizzando dati provenienti da detector nello spazio – il più importante di questi è l’Alpha Magnetic Spectrometer, uno spettrometro sulla Stazione Spaziale Internazionale, a cui collabora il nostro Ateneo. Inoltre, elaboriamo modelli sulla variabilità delle radiazioni nel tempo legate all’attività magnetica del sole. Infine, gestiamo, attraverso un accordo con l’Agenzia Spaziale Italiana, in collaborazione con Enea e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, il portale del programma ASIF, un sistema di impianti di irraggiamento di dispositivi e componenti elettronici utilizzati nello spazio, per testare la loro resistenza alle radiazioni”.