Alla scoperta degli animali robotici: i bambini spiegano la scienza - Bnews Alla scoperta degli animali robotici: i bambini spiegano la scienza

Alla scoperta degli animali robotici: i bambini spiegano la scienza

Alla scoperta degli animali robotici: i bambini spiegano la scienza
cartellone1

Al Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano il 22 maggio si è tenuta la conferenza conclusiva del progetto Alla scoperta degli animali robotici: finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, ha visto il coinvolgimento di una cinquantina di insegnanti e più di un migliaio di bambini, dalle scuole dell’infanzia fino alle scuole secondarie di primo grado.

prof Datteri

Incontriamo Edoardo Datteri, coordinatore del progetto e responsabile del RobotiCSS Lab - Laboratory of Robotics for the Cognitive and Social Sciences - presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione dell’Università di Milano-Bicocca.

Professore, ci parli dei convegni, tenuti in Lombardia e in Piemonte, che hanno visto come protagonisti e relatori i bambini.

Ricordo che, nei mesi antecedenti ai convegni, i bambini hanno svolto in classe un lavoro partecipativo proposto dai loro insegnanti: osservando il comportamento di CoderBot, un oggetto robotico, si sono cimentati in ipotesi ed esperimenti, proprio come veri scienziati.

Questo percorso si è concluso con la partecipazione a una giornata speciale dove ogni classe aveva a disposizione il proprio stand da allestire con dossier, disegni e cartelloni prodotti. I bambini hanno così conversato con chi ha voluto intervistarli e chiedere loro informazioni, esponendo le conclusioni a cui erano giunti. Tutte le classi hanno girato anche un video che documenta e spiega il percorso svolto.

È stato un momento di forte condivisione anche per i bambini?

Certamente. Gli insegnanti hanno invitato i loro alunni a girare tra gli stand per confrontarsi con gli altri, proprio come tipicamente si fa durante un evento scientifico. Con grande soddisfazione, abbiamo visto bambini della scuola primaria in dialogo con quelli della secondaria. Gli argomenti in comune non mancavano, avendo condiviso il medesimo punto di partenza; avevano infatti lavorato sull’osservazione dello stesso robot, CoderBot. Un oggetto neutro e ignoto a tutti.

Cosa è emerso dagli interventi dei piccoli scienziati?

CoderBot

Riporto un paio di esempi relativi a due alunni della scuola primaria, che suggeriscono come il progetto abbia stimolato i partecipanti a pensare in modo rigoroso e a interiorizzare le caratteristiche del metodo scientifico. Una bambina ha spiegato la sua esperienza: in classe hanno formulato una domanda relativa al comportamento di CoderBot ma, lavorando insieme, lei e suoi compagni si sono resi conto che gli esperimenti effettuati rispondevano in realtà ad un altro quesito e quindi hanno elaborato una nuova domanda. Un altro bambino ha raccontato che l’esperimento condotto non aveva confermato la sua ipotesi. E alla nostra domanda “Allora com’è andata?” ha risposto “Bene! Non avendo confermato l’ipotesi, l’esperimento mi ha insegnato qualcosa”. Questa consapevolezza riscontrata nel percepire il valore dell’esperimento in ogni caso come un successo, e non come un fallimento, è proprio quello che avevamo auspicato quando abbiamo concepito un progetto di filosofia della scienza per dei bambini.

Quali sono gli obiettivi principali del progetto?

Ovviamente non avevamo nessun interesse a trovare il bambino “eccellente”; piuttosto ci interessava coinvolgere quanti più destinatari possibili in una riflessione ragionata su come funziona realmente la scienza. Non hanno tanta importanza le conclusioni a cui i bambini sono giunti e che, peraltro, non sono univoche. Quello che conta è aver messo in campo un processo di pensiero in maniera razionale sullo studio della scienza. Possiamo dire che hanno sviluppato delle capacità di pensiero e dei principi di ragionamento. L’attenzione all’attinenza della risposta alla domanda, per esempio, è una qualità che non serve solo nella scienza ma in qualsiasi tipo di attività. Senza rendercene conto, tutti facciamo esperimenti di qualsiasi tipo nella vita di ogni giorno. Il pensiero scientifico è un bagaglio applicabile trasversalmente.

Quale bilancio potete trarre?

È stata un’avventura sicuramente impegnativa, una sorta di viaggio lungo due anni. Siamo estremamente soddisfatti e felici del forte gradimento espresso da bambini e insegnanti; ritengo che l’impatto culturale dell’attività sia stato notevole. Non ci dimentichiamo che anche il nostro gruppo di lavoro ha imparato moltissimo. Tutti i riscontri ottenuti saranno utili a migliorare e sviluppare ulteriormente pratiche e contenuti, nonché a potenziare la preliminare e fondamentale fase di formazione dedicata ai docenti che poi svolgono le attività in classe.

Prospettive per il futuro?

Vogliamo impegnarci a riorganizzare una seconda edizione, se i fondi ce lo permetteranno, centrata in particolare sulla comprensione della tecnologia che oggi ci sfugge molto più che in passato. Il tema è attualissimo. Viviamo in momento storico in cui l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e degli strumenti tecnologici è diventata enormemente complessa e, per certi versi, oscura. La robotica può offrire spunti utili e interessanti per rendere più leggibili i fenomeni che ci circondano e che caratterizzano la vita di tutti noi.

Cosa può dirci, invece, in merito al convegno Child Robot Interaction che si è svolto dal 21 al 23 giugno?

L’evento ha offerto l’opportunità di fare il punto sullo stato della ricerca nel campo dell’interazione child-robot che si compone di numerose dimensioni: dallo sviluppo tecnologico agli studi sperimentali, dalla robotica educativa alle opportunità inclusive. Direi che la multidisciplinarità è stata il filo conduttore che ha legato i vari interventi, favorendo l’incontro tra esperti di tecnologia robotica, psicologi, pedagogisti, antropologi e filosofi. Lo spettro dell’interazione tra bambino e robot è ampio e il suo studio richiede necessariamente la collaborazione di specialisti di diversa provenienza. Il comitato scientifico del convegno internazionale si componeva, inoltre, di membri italiani e stranieri. Vorremmo riproporre l’evento con una cadenza ciclica.