Una passeggiata per rintracciare le memorie urbane legate all’ex zoo di Milano - Bnews Una passeggiata per rintracciare le memorie urbane legate all’ex zoo di Milano

Una passeggiata per rintracciare le memorie urbane legate all’ex zoo di Milano

Una passeggiata per rintracciare le memorie urbane legate all’ex zoo di Milano
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Animal Urbis è una passeggiata urbana che farà conoscere ai partecipanti la storia spesso dimenticata dell’ex zoo di Milano, nella zona di Porta Venezia. Martina De Simone, antropologa, e Massimiliano Fantò, antropologo e dottorando dell’Università di Milano-Bicocca, ci accompagneranno alla riscoperta di quella parte dei Giardini di via Palestro che una volta ospitava gabbie e recinti con diversi animali. Camminando si rifletterà insieme sulla relazione tra animali, città, memorie storiche e affettive.

Massimiliano Fantò spiega l’attività preliminare di ricerca. «Il lavoro di ricostruzione storica ha richiesto del tempo e si è rivelato impegnativo, anche per una serie di passaggi di gestione e proprietà che hanno coinvolto attori privati e pubblici. L’analisi ha interessato fonti diverse: corrispondenze epistolari di viaggiatori e zoologi, giornali e filmati dell’epoca, schede di censimento. Tutto ciò ha contribuito a contestualizzare la creazione e lo sviluppo del giardino zoologico. Sul legame tra zoo e immaginario coloniale – prosegue Massimiliano Fantò - è interessante notare come in alcuni scritti si sottolineasse che le grandi città europee avessero già dei giardini zoologici, a differenza di Milano; questa mancanza era vista come segno di primitivismo in un clima in cui l’esibizione di animali esotici, confinati e recintati, simboleggiava anche il dominio italiano su altri paesi».

Martina De Simone allarga la prospettiva sul ruolo attribuito agli animali. «È stato molto interessante. Ad esempio, lavorando nell’archivio storico abbiamo recuperato alcuni documenti su esemplari che cercavano di scappare o che lanciavano oggetti addosso ai visitatori. E anche lamentele sull’odore che risultava sgradevole e che si scontrava con l’ideale di città moderna. Emerge nel complesso un utilizzo del mondo animale in un’ottica strumentale. Pavoni, volatili e felini: animali utilizzati come strumento e forma di estetizzazione della città, in quanto segno di una ricercata bellezza. Oppure attraverso un’operazione che è stata definita di “cutefication” per renderli carini a tutti i costi, per esempio infantilizzandoli per scopi “didattici”».

Le condizioni di vita degli animali in costrizione non erano più accettabili per una nuova sensibilità comune. «Se lo smantellamento e la chiusura dello zoo nel 1992 – concludono gli antropologi - furono chiaramente auspicati e accolti con favore dalla cittadinanza, resta rintracciabile e percepibile in chi ha frequentato quei luoghi un profondo senso di malinconia, legato ai ricordi affettivi del passato: momenti di condivisione tra familiari e amici, in compagnia per esempio dei nonni alla domenica».

Appuntamento quindi a sabato 17 febbraio alle ore 10.30, davanti al Planetario Civico di Milano in Corso Venezia. L’evento si inserisce all’interno dell’AnthroDay 2024 che per la sesta edizione, con l’obiettivo di “fare antropologia insieme”, propone un fitto calendario di eventi articolati sul tema Divers3 Diseguali. Quel che ci unisce e quel che ci divide.