Una carta di identità per segale e grano saraceno, a tutela dell’agricoltura valtellinese - Bnews
Una carta di identità per segale e grano saraceno, a tutela dell’agricoltura valtellinese
campo coltivato a segale

Il grano saraceno e la segale sono specie coltivate di notevole interesse storico in Valtellina, soprattutto per la produzione di prodotti gastronomici tipici (chi non conosce i pizzoccheri valtellinesi?). L’Università di Milano-Bicocca è stata capofila di un progetto nato per valorizzare queste colture e queste filiere produttive.

Recentemente concluso e presentato presso il Comune di Teglio, “ConserVa - Conservazione, gestione ed uso sostenibile delle risorse genetiche di grano saraceno e segale in Valtellina” è un progetto iniziato nel 2019 e finanziato da Regione Lombardia nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020.​

Il sito di Teleunica ha raccolto la dichiarazione della professoressa Sandra Citterio (Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra): «L’insieme di queste indagini ha permesso di mettere in luce la peculiarità degli ecotipi tellini di segale e grano saraceno sotto diversi punti di vista, genetico, agronomico e storico, e di realizzare una “carta d’identità” per queste sementi, permettendo al consumatore di riconoscere quei prodotti che sono realizzati utilizzando farine locali. Acquistando questi prodotti, il consumatore può così diventare parte attiva nella conservazione di una coltura tradizionale e contribuire a tutelare un frammento di storia agricola del territorio, fatto di impegno e rispetto per la natura»

Come riportato da La Provincia di Sondrio, moltissimi agricoltori e appassionati locali hanno fornito con entusiasmo i semi da loro coltivati in campo o custoditi in vecchi bauli dai nonni. Grazie a loro è stato possibile caratterizzare geneticamente e agronomicamente le sementi di segale e grano saraceno valtellinesi. Parallelamente è stata raccontata la storia di questi semi e di come siano stati tramandati di generazione in generazione, sopravvivendo all’avvento dell’agricoltura intensiva e delle sementi commerciali che provengono dall’Est Europa.

Al progetto “ConserVa” hanno partecipato anche il Parco Monte Barro [qui la notizia sul loro sito], la Fondazione Fojanini di Studi Superiori e le aziende agricole Orto Tellinum, Rosa dei Venti, Andrea Fanchi, Cof e Casele.