Un corso di perfezionamento contro la violenza e i femminicidi

Giunge alla seconda edizione il corso di perfezionamento “La violenza contro donne e minori: conoscere e contrastare il fenomeno”, dedicato alla formazione di figure professionali che si occupino di prevenire e contrastare la violenza di genere. C’è tempo fino al 21 settembre per iscriversi (per info si può consultare questo link). A inquadrare il fenomeno e a spiegare il corso è Marina Calloni, professoressa di Filosofia politica e sociale dell’Università di Milano-Bicocca, coordinatrice del corso promosso dal centro di ricerca dipartimentale EDV Italy Project presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’ateneo.
Professoressa, è in aumento la violenza contro donne e minori?
Difficile dirlo. I dati a disposizione sono recenti, poiché la violenza sessuale e domestica è stata un fenomeno tradizionalmente sommerso che sta venendo alla luce solo negli ultimi anni: le vittime non hanno più paura come un tempo di parlare del trauma subito e di denunciare il fatto. Senza dubbio è mutata la sensibilità sociale, grazie alla mobilitazione delle donne che hanno indotto l’approvazione di leggi a sostegno delle vittime, per la condanna dei perpetratori e per la prevenzione del fenomeno. Se i casi di violenza sembrano diminuire, a quanto sembra da dati ISTAT, vi è invece un incremento dell’efferatezza nella perpetrazione dei crimini. E il numero dei femminicidi non tende a calare.
Non sono diminuiti?
I numeri di donne uccise per questioni di genere non sono calati. I dati pubblicati dal Ministero dell’Interno nella conferenza di Ferragosto di quest’anno indicano come la paura nasca piuttosto nella prossimità, come continui a perpetuarsi nelle case. Se in un anno sono diminuiti gli omicidi (da 371 a 319, il 16,3 per cento in meno), le rapine (da 31.904 a 28.390, il 12,3 per cento in meno) e i furti (da 1.302.636 a 1.189.499, il 9,5 per cento in meno), non sono decresciuti i femminicidi, che rappresentano un terzo degli omicidi. Le donne sono state vittime del 37,6 per cento dei 319 omicidi volontari commessi fra il 1 agosto 2017 e il 31 luglio 2017. Nello specifico, il 68,7% dei 134 omicidi sono stati commessi in ambito familiare e affettivo. Con riferimento a quest’ultimo dato, l'89,6% sono state donne uccise dal partner, l'85,7% dall'ex partner e il 58,6% da un altro familiare. Sono dati sui quali non bisogna solo riflettere, ma agire.
Cosa occorre fare?
Dobbiamo evitare strumentalizzazioni e andare al cuore del problema. Le sole leggi non riescono a cambiare mentalità violente. Diventa cruciale non solo curare o condannare, ma soprattutto prevenire il fenomeno, a partire dall’educazione primaria e dalle scuole, fino all’università e alla formazione continua.
Per questo partirà una nuova edizione del corso di perfezionamento sulla violenza contro donne e minori?
Il corso va proprio nella direzione di formare persone, uomini e donne, dalle diverse esperienze e professionalità, affinché possano intervenire con competenza nei casi di violenza domestica, prevenendoli attraverso un lavoro integrato e in rete. Ci hanno convinto a proseguire soprattutto le reazioni oltremodo positive delle/degli allieve/i che hanno seguito con profitto il precedente corso. Non solo hanno costituito un gruppo di lavoro, ovvero un laboratorio chiamato EDV LAB, nel quale potersi continuamente confrontare, ma hanno cominciato ad organizzare diverse iniziative, formando a loro volta altri esperti. Fra questi, anche tre dipendenti del personale tecnico-amministrativo dell’Università (un’ostetrica, una psicologa e un addetto dell’ufficio protezione e prevenzione), molto attivi nelle atttività di sensibilizzazione. Ed è questo lo scopo principale del corso: essere formati per poter formare.
Quali sono gli obiettivi?
Il corso ha l’obiettivo di formare, grazie a un approccio multidisciplinare, quelle figure professionali che a vario titolo si occupano della prevenzione e del contrasto della violenza contro donne e minori, e insieme di rafforzare le competenze di chi già svolge attività lavorative in tema di prevenzione e contrasto della violenza di genere. Ma è possibile raggiungere tali risultati solo grazie all’opera di un corpo docente costituito da esperti dalle diverse qualifiche e specializzazioni. Lavorano infatti insieme ricercatori, personale dei centri anti-violenza, psicologi, medici, giuristi, forze dell’ordine, magistrati, assistenti sociali, giornalisti, figure rappresentative delle comunità migranti, proprio perché si condividono gli stessi obiettivi e un forte impegno civile”.

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