Tumore al seno e prevenzione: un piccolo gesto per sé stesse - Bnews Tumore al seno e prevenzione: un piccolo gesto per sé stesse

Tumore al seno e prevenzione: un piccolo gesto per sé stesse

Tumore al seno e prevenzione: un piccolo gesto per sé stesse
Prevenzione tumore al seno

Il 26 febbraio 2026 (ore 16.30, in Aula U6-10 - Ed.U6) si terrà il primo incontro del ciclo #PrevenzioneInAula. Conoscere (meglio) il proprio corpo per prendersene cura, che rientra tra le azioni del Gender Equality Plan, coordinato dall’Osservatorio per le Pari Opportunità.

«La prevenzione inizia dalla conoscenza: dare spazio all’educazione sul corpo significa mettere le e gli studenti nelle condizioni di scegliere, tutelarsi e stare meglio. Con #PrevenzioneInAula l’università riafferma il proprio ruolo come luogo di sapere che si traduce in cura e responsabilità collettiva, ci dice Sveva Magaraggia, Pro-Rettrice alle Pari Opportunità e alle Diversità»

Abbiamo chiesto alla dott.ssa Giuseppina Persico, ostetrica e assistente del Medico Competente di Milano-Bicocca, di parlarci del ruolo fondamentale della prevenzione e della diagnosi precoce.

Dottoressa Persico, come si articola questo ciclo di incontri dedicati alla prevenzione?

Questo è il primo appuntamento del ciclo di incontri e abbiamo deciso di dedicarlo alla prevenzione del tumore al seno, in quanto è, per incidenza assoluta, fra le neoplasie più frequenti a livello mondiale (seconda solo al tumore del polmone), oltre ad essere la più diagnosticata nella popolazione femminile, dato che trova conferma anche per quanto riguarda la popolazione femminile italiana (oltre 53.000 nuove diagnosi nel 2024). A questo appuntamento ne seguirà uno dedicato alla salute in menopausa, nel mese di maggio. Infine, chiuderemo con un incontro specifico dedicato agli uomini, sulla prevenzione del tumore al testicolo (previsto per novembre). L'obiettivo è cercare di coinvolgere tutta la comunità accademica per diffondere consapevolezza e strumenti di prevenzione.

Chi sono le destinatarie di questo primo incontro?

La nostra iniziativa è rivolta a tutte le donne della comunità Bicocca: docenti, ricercatrici, personale tecnico-amministrativo, ma anche a tutte le studentesse. Vorremmo infatti sensibilizzare le giovani donne sull'importanza della prevenzione precoce del tumore al seno attraverso il gesto dell'autopalpazione, affinché questa diventi una routine e un gesto di cura di sé stesse.

Secondo lei, esistono resistenze o difficoltà tra le donne riguardo alla prevenzione del tumore al seno?

Sì, possono esserci  difficoltà legate da un lato all'educazione alla salute e, dall’altro, a fattori culturali. Alcune donne, soprattutto tra le più “mature”, possono sentirsi scettiche o a disagio, provando un certo pudore di fronte all’idea dell'autopalpazione o il timore di scoprire qualcosa di anomalo. Tuttavia, se si impara fin da giovani, l’importanza di questo gesto di autocura può entrare nella normalità e diventare un prezioso strumento di prevenzione.

Perché è importante iniziare la prevenzione prima dei 45 anni, anche nelle fasce più giovani?

Anche se le Linee Guida indicano di iniziare lo screening mammografico dai 45 anni, le evidenze scientifiche e le raccomandazioni internazionali suggeriscono la possibilità di anticipare l'età a 40 anni. La prevenzione è la prima arma per combattere il tumore alla mammella. Individuarlo precocemente può aumentare, infatti, la possibilità di guarigione e ampliare le opzioni terapeutiche a disposizione per la singola donna.

In modo analogo, si parla anche di estendere la fascia d’età dello screening oltre i 69 anni attuali?

Sì, come nel caso della regione Lombardia, dove lo screening per il tumore alla mammella è offerto alle donne di età compresa fra i 45 e i 74 anni. La sollecitazione all’estensione dello screening oltre i 69 anni, nasce da diversi fattori, tra cui, oltre all’allungamento dell’aspettativa di vita, vi è soprattutto la constatazione che una delle fasce di età più a rischio è quella delle donne in menopausa (tra i 50 e i 60 anni). Questo a causa di cambiamenti legati a fattori ormonali (anche terapia sostitutiva), dietetici, metabolici (aumento di peso) e nello stile di vita, con talvolta maggiore sedentarietà.

Se una persona non ha “familiarità” per questo tipo di tumore, può esimersi serenamente dai controlli?

Occorre anzitutto distinguere tra familiarità ed ereditarietà. I due termini non sono sinonimi, sebbene siano concettualmente correlati ed entrambi rientrano fra i fattori di rischio “non modificabili” per il tumore al seno. La familiarità indica la presenza di più casi in famiglia, di tumore spesso insorto in età avanzata e ciò fa raddoppiare il rischio di sviluppare un tumore mammario, rispetto alla popolazione generale. Per quanto invece riguarda l’ereditarietà, questa si riferisce alla presenza di mutazioni genetiche (gene BRCA 1 e BRCA2) che vengono trasmesse, appunto per via ereditaria da uno dei genitori, comportando un aumento di circa il 70% il rischio di sviluppare un tumore al seno, nelle donne portatrici di queste mutazioni. La scoperta della mutazione permette non solo di adottare strategie di sorveglianza intensiva, con inizio precoce, ma anche di considerare misure di prevenzione chirurgica, come la mastectomia bilaterale profilattica. Per tornare alla sua domanda, l’adesione al programma di screening non è un obbligo, ma un prezioso strumento che ci viene offerto, a tutela della nostra salute. Sta quindi a noi, alla nostra sensibilità ed alla cura per noi stesse, aderire alla proposta, cominciando proprio dall’appuntamento mensile con l’autoesame del seno.  

Qual è il messaggio principale che vorrebbe trasmettere rispetto alla prevenzione e alla diagnosi precoce?

Il messaggio principale è che la prevenzione, anche attraverso un semplice gesto come l'autopalpazione mensile, può fare la differenza. La diagnosi precoce permette di intervenire in modo meno invasivo e con maggiori possibilità di guarigione. È importante che ogni donna si senta protagonista della propria salute, educandosi e agendo con consapevolezza, perché un piccolo gesto può salvare una vita.

La partecipazione a questo incontro - in presenza o via streaming - può rientrare, su richiesta dell’interessata, nel monte ore formazione del personale dell'anno 2026.