Alessandro Abbotto, docente di chimica organica del nostro ateneo, torna in libreria con il suo nuovo romanzo, il secondo capitolo di una trilogia thriller curata da LFA Publisher ed ambientata nel contesto accademico e della ricerca. Si tratta di un filone narrativo ancora poco esplorato in Italia ma ricco di spunti, mistero e profondità intellettuale. Accanto alla narrativa, Abbotto continua a muoversi anche sul terreno della divulgazione scientifica, dalla scuola primaria all’università, con un’attenzione particolare a un approccio concettuale e non nozionistico, con due nuove pubblicazioni in uscita per Scienza Express, una dedicata ai bambini ed un’altra pensata per studenti universitari e delle scuole superiori.
Professor Abbotto, il suo ultimo romanzo è il secondo di una trilogia thriller “accademica”. Da dove nasce questa scelta narrativa?
Il thriller accademico mi affascina perché consente di coniugare suspense, ricerca e conflitti intellettuali. L’università e il mondo della scienza sono spesso percepiti come ambienti neutri o distaccati, ma in realtà sono attraversati da ambizioni, rivalità, dilemmi etici e scelte che possono avere conseguenze enormi. Nei miei romanzi questi elementi si intrecciano con temi come la sicurezza scientifica, il trasferimento tecnologico e il rapporto tra ricerca, potere e responsabilità, dando vita a storie che si muovono tra l’accademia, l’intelligence e scenari internazionali. Questo secondo romanzo approfondisce ulteriormente questi aspetti, ampliando la trama e i personaggi introdotti nel primo capitolo della trilogia.
In che modo questo secondo libro si differenzia dal precedente?
È un romanzo più maturo, sia dal punto di vista narrativo sia tematico e stilistico. I personaggi sono messi di fronte a sfide più complesse, e la dimensione scientifica entra in modo ancora più strutturato nella trama. C’è anche una riflessione più esplicita sul mondo accademico: sulla sua capacità di dialogare con altri ambiti della società, ma anche sul rischio, talvolta, di chiudersi in dinamiche autoreferenziali. Senza fare spoiler, posso dire che la tensione non nasce solo dall’azione, ma anche dal confronto tra idee, responsabilità e conoscenza.
Parallelamente alla narrativa, lei continua a lavorare sulla divulgazione scientifica. Partiamo dal libro per bambini: Il labirinto delle molecole. Che tipo di progetto è?
È il mio primo romanzo per bambini (rivolto in particolare ai lettori tra i 9 e i 12 anni) e nasce dal desiderio di avvicinare i più giovani alla scienza attraverso il racconto. Il labirinto delle molecole utilizza la forma dell’avventura per introdurre concetti scientifici in modo naturale, stimolando curiosità e immaginazione, ma anche per far incontrare ai giovani lettori grandi figure della storia della scienza e della pace, e temi come l’etica scientifica, l’uso consapevole della conoscenza e il progresso orientato al bene comune. Credo molto nell’idea che la scienza possa essere raccontata come una storia, senza perdere accuratezza ma guadagnando coinvolgimento.
L’altra uscita, Chimica per problemi, è invece rivolta a un pubblico più maturo. Qual è l’idea alla base di questo testo?
Il libro nasce dall’esigenza di superare un approccio puramente nozionistico allo studio della chimica. È pensato per scuole e università e propone un metodo basato su concetti, problemi e prove pratiche, aiutando lo studente a ragionare, collegare e applicare le conoscenze. L’obiettivo è allenare la mente alla chimica, imparando a pensare come uno scienziato, attraverso problemi reali e stimolanti, molti dei quali ispirati a competizioni scientifiche internazionali, rendendo la chimica meno astratta e più concreta e mostrando come il pensiero scientifico funzioni davvero.
Romanzi thriller, libri per bambini e testi didattici: cosa tiene insieme queste esperienze così diverse?
Il filo conduttore è la narrazione della conoscenza. Che si tratti di un mistero accademico, di un viaggio nel mondo delle molecole o di un problema di chimica, il mio intento è sempre lo stesso: far capire che la conoscenza scientifica non è un sapere per pochi esperti, ma un patrimonio collettivo che va costruito fin dall’infanzia. Rendere la scienza distante o inaccessibile significa indebolirla; raccontarla, invece, significa darle forza, senso e futuro. Scrivere, per me, è un modo per costruire ponti tra mondi che spesso restano separati.
Libri
La minaccia del fantasma
Scienza Express (prenotabili, di prossima uscita):