Sempre meno elettori alle urne, presentato un Libro bianco - Bnews

C’è un fenomeno costante nelle elezioni che si sono svolte negli ultimi anni in Italia ed è la crescita dell’astensionismo. Volendo fermarsi al solo rinnovo dei due rami del Parlamento, il calo degli elettori, con l’unica eccezione del 2006, è continuo da ormai quarant’anni: nel 1983 per la prima volta votò meno del 90 per cento degli aventi diritto (88,42%), nel 2018 la percentuale è scesa al 72,93%. Rispetto ai primi trent’anni di vita della Repubblica, gli elettori sono scesi da 9 su 10 a 7 su 10. Il Libro bianco “Per la partecipazione dei cittadini. Come ridurre l'astensionismo e agevolare il voto”, presentato oggi (14 aprile 2022) a Roma, raccoglie l’analisi e le proposte per arginare il fenomeno, elaborate da un gruppo di esperti nominato con decreto del Ministro dei rapporti con il Parlamento con delega alle riforme istituzionali, Federico D’Incà, e coordinato da Franco Bassanini, già professore di diritto costituzionale e ministro, attualmente presidente della Fondazione Astrid. Del team ha fatto parte anche la professoressa Elisabetta Lamarque, docente di diritto costituzionale dell’Università di Milano-Bicocca. Un lavoro importante, quello condotto per tre mesi, perché importante è la partecipazione al voto, definita dagli autori nella prefazione uno “strumento concreto del funzionamento reale della democrazia, le cui istituzioni sono sostenute e rispettate da cittadini che credono in esse”.

L’astensionismo reale è dato dalla somma di una componente involontaria, che dipende dall’impossibilità materiale di recarsi alle urne, da una componente dovuta al disinteresse verso la politica e da una componente legata all’astensione come forma di protesta. Nel primo caso si tratta di impedimenti fisici quali l’età e lo stato di salute, ma anche l’impossibilità di raggiungere in tempi brevi il luogo di residenza per votare a causa della lontananza per motivi di lavoro o di turismo (quantificati, rispettivamente, nel 4% e nell’1% degli aventi diritto al voto). Il disinteresse si stima che incida tra il 10 e il 15%, la protesta tra il 15 e il 20%. L’astensionismo, infine, può essere influenzato dalla frequenza con cui i cittadini sono chiamati alle urne.

Se sulle motivazioni “politiche” di chi non va a votare è difficile intervenire con misure strutturali, al contrario sull’astensionismo involontario è doveroso adoperarsi da parte delle istituzioni, anche in ossequio al dettato costituzionale che impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che impediscono l’effettiva partecipazione dei cittadini alla vita del Paese (art. 3, c. 2, Cost.).

Le proposte di intervento sono state elaborate raffrontando l’esperienza italiana con quella di altri 19 Paesi caratterizzati da ordinamenti e sistemi politici simili. Ed è emerso che tutti hanno previsto soluzioni in grado di favorire l’esercizio del diritto di voto da parte di chi ha difficoltà di recarsi al seggio. Si va dal voto per corrispondenza a quello per delega fino alla possibilità di votare in giorni o in luoghi diversi da quelli previsti. Degli strumenti adoperati altrove è stata valutata la rispondenza ai principi e alle norme dettate dalla nostra Costituzione per garantire la personalità, la segretezza e la libertà del voto, nonché la non manipolabilità dei meccanismi elettorali. Per questo il voto attraverso internet (ammesso solo in Estonia) è stato ipotizzato come soluzione da attuare solo quando sarà possibile adottare meccanismi a prova di hackeraggio. Più rapidamente percorribili altre strade atte a scongiurare l’astensionismo involontario come la digitalizzazione della tessera e delle liste elettorali (Election Pass) e l’individuazione di due soli appuntamenti annuali (Election day) per evitare che una troppo frequente chiamata alle urne incida sulla disponibilità ad esercitare il diritto al voto.

«L’esperienza del confronto interdisciplinare con interlocutori di così alto livello – tra i componenti della Commissione c’erano anche il Presidente dell’Istat, autorevoli scienziati della politica e funzionari espertissimi dei diversi ministeri coinvolti – è stata straordinaria», ha commentato la professoressa Lamarque. Ed ha aggiunto: «Io, in quanto costituzionalista, mi sono occupata in particolare, nella prima parte del Libro bianco, dei principi costituzionali sul voto e dei requisiti costituzionali di libertà, personalità e segretezza del voto e, nella seconda parte del Libro bianco, insieme a tutti i colleghi, della valutazione della compatibilità con i principi costituzionali delle proposte – a mio parere interessantissime e facilmente realizzabili – per promuovere la partecipazione e contrastare l’astensionismo che la Commissione ha formulato e offerto all’attenzione del decisore politico».