Referendum costituzionale: una tavola rotonda per capire la posta in gioco - Bnews Referendum costituzionale: una tavola rotonda per capire la posta in gioco

Referendum costituzionale: una tavola rotonda per capire la posta in gioco

Referendum costituzionale: una tavola rotonda per capire la posta in gioco
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Giovedì 12 febbraio i Dipartimenti di Scienze Economico-Aziendali e Diritto per l’Economia e di Giurisprudenza hanno organizzato un dibattito pubblico incentrato sulla revisione costituzionale oggetto del referendum del 22 e 23 marzo. La tavola rotonda vuole essere un’occasione di analisi e confronto tra le diverse voci, per offrire l'opportunità, a chi andrà a votare, di farlo con piena consapevolezza. La professoressa Camilla Buzzacchi - ordinaria di Diritto costituzionale e pubblico - è tra gli organizzatori dell’evento e in questa intervista ci introduce brevemente ai temi che saranno oggetto di discussione.

Partiamo dalla genesi del referendum. Quali sono state – perlomeno secondo i promotori – le ragioni alla base della riforma dell’ordinamento giudiziario?

La professoressa Camilla Buzzacchi
La professoressa Camilla Buzzacchi

Le dichiarazioni pubbliche che sono state espresse da esponenti della maggioranza di governo – che è il soggetto che ha voluto la revisione – indicano come primo e principale intento della riforma quello della separazione della figura del magistrato giudicante dalla figura del magistrato requirente, cioè del pubblico ministero: questo è il primo obiettivo, tradotto dalla riforma con l’affermazione “I magistrati si distinguono in giudici e pubblici ministeri”. Al fondo c’è la preoccupazione che frequenti passaggi da una funzione all'altra possano riflettersi in un'amministrazione della giustizia non sufficientemente imparziale e indipendente; inoltre si teme che ci possa essere un rapporto troppo stretto tra pubblico ministero e giudice, a discapito dei cittadini che devono essere giudicati. Questo è l'obiettivo dichiarato, che è stato perseguito fra l'altro nel corso di varie legislature: questa revisione costituzionale, si può dire, viene da lontano, ma è bene evidenziare che l’obiettivo è già stato quasi completamente raggiunto grazie agli interventi legislativi degli ultimi due decenni. Oggi solo una volta nella sua carriera un magistrato può passare da una funzione all’altra e i dati dicono che non più di una trentina di magistrati all’anno chiedono il cambio di funzione.

Un’altra finalità dichiarata è quella di incidere sulla possibilità, per i magistrati, di aderire ad associazioni con orientamento politico, secondo quello che viene definito abitualmente «correntismo». Per conseguire questo obiettivo varie modifiche interessano espressamente l’organo di garanzia dei magistrati, ovvero il Consiglio Superiore della Magistratura.

Quella di cui parliamo è una separazione delle “carriere” o una separazione delle “magistrature”?

Questo è un punto importante: è fondamentale distinguere cosa è «carriera» e cosa è «funzione». La separazione delle «funzioni» è già ormai praticamente realizzata, grazie alla legge Cartabia che ha ridotto ad una sola il numero di volte in cui è consentito passare da una funzione all’altra. Altra cosa è invece intervenire sulle «carriere»: la revisione ritiene essenziale operare la separazione proprio delle carriere, e a tal fine la soluzione proposta è quella di duplicare il Consiglio Superiore della Magistratura. Due organi speculari e separati si occuperanno di assunzioni, destinazioni, promozioni e trasferimenti dei giudici e dei pubblici ministeri. Ognuna delle due funzioni, nel disegno della revisione, avrà dunque il «suo» CSM per quasi tutte le decisioni che riguardano le carriere, visto che i provvedimenti disciplinari verranno invece affidati all’Alta Corte – organo di nuova introduzione – e riguarderanno indistintamente giudici e pubblici ministeri.

Ci spieghi questo aspetto della riforma

Proprio questo aspetto è quello che potrà avere un maggiore impatto, sia per le esigenze sentite dai sostenitori che per le preoccupazioni espresse dagli oppositori. Benché questa revisione costituzionale vada a modificare un numero limitato di disposizioni, è probabile che avrà un impatto significativo, perché prevede due organi di autogoverno dei magistrati anziché uno, più un ulteriore organo con funzioni sanzionatorie/disciplinari: è un cambiamento importante nell’assetto pensato dai costituenti. Questi aspetti sono meno presenti nella comunicazione pubblica che sta accompagnando la campagna referendaria, ma sono i veri contenuti nevralgici della riforma. Ci sarà un CSM per i magistrati giudicanti e uno per i magistrati requirenti e in entrambi la componente detta “togata”, che corrisponde a due terzi ed è espressione dei giudici, sarà nominata per sorteggio puro da effettuarsi tra tutti i magistrati. La componente cosiddetta “laica”, invece, che costituirà un terzo del consiglio, sarà sorteggiata sulla base di una lista di scelta politica. In più ci sarà un’Alta Corte con componenti “togati” e “laici”, scelti con un mix di sorteggio ed elezione, che si occuperà dei procedimenti disciplinari. Non è la separazione delle funzioni la vera chiave di lettura della revisione, bensì il superamento di un CSM di natura elettiva.

Saranno questi i temi al centro della tavola rotonda?

Sì, il tema che vogliamo mettere al centro è la costruzione dell'indipendenza di un giudice, perché questo è il bene che vogliamo preservare: avere dei magistrati veramente imparziali.

Vorrei sottolineare che è assolutamente necessario che le persone si informino: la consultazione popolare a cui siamo chiamati è espressamente prevista dalla Costituzione per garantire pieno compimento della volontà popolare. I cittadini possono esprimersi a favore della revisione o contro e più che mai questa volta è importante capire tutti gli interessi in gioco e votare con piena consapevolezza, visto che per la prima volta la revisione costituzionale si è conclusa con un voto parlamentare in assenza di emendamenti rispetto al testo inizialmente presentato dal Governo. Lo spazio che i rappresentanti del popolo non hanno ritenuto di occupare, rinunciando a suggerire modifiche, può essere ora riempito da un voto popolare.