Quei six feet (inosservati) per arginare il virus. Il racconto di un italiano a New York

Non erano che due settimane fa, davanti all'ingresso del mio palazzo, tre ragazzi parlavano quasi sfiorandosi. A un certo punto si sono dati la mano e non ho potuto fare a meno di intromettermi e dire loro di non toccarsi e di stare lontani tra loro almeno un metro: "six feet!". I loro sguardi interrogativi mi hanno fatto sentire una improbabile Cassandra a New York.  La verità è che qui non si ha ancora idea di quanto la situazione sia grave.


Senza volere aprire la dolorosa pagina del ritardo con cui l'Amministrazione Trump ha affrontato l'emergenza, una certa pigra noncuranza degli americani per quanto succede nel resto del mondo certo non aiuta. Qui solo chi ha un forte legame con l'Europa e con l'Italia in particolare sa già cosa li aspetterà tra qualche giorno, un copione già bello che scritto in Pianura Padana da un mese. Le prime avvisaglie qui a New York arrivarono ovviamente dalla Cina e il risultato fu la progressiva desertificazione di Chinatown, mentre tutto il resto della città viveva come se niente fosse


Recita il bollettino ufficiale di domenica 29 marzo del CDC (Center of Disease and Control Prevention): oltre 30.000 casi confermati nell'area metropolitana della città, 222 morti nelle 24 ore tra venerdì e sabato sera, il numero più alto di vittime in una sola giornata in città dallo scoppio del virus, 672 in totale. Da due settimane sono chiuse le scuole, da dieci giorni sono aperti solo i servizi essenziali e tutti a casa in smart working, mentre sembra ormai questione di giorni l'annuncio di un lockdown definitivo, un coprifuoco sul modello italiano. E solo negli ultimi giorni non si vedono più folti assembramenti ma ancora non ci si rende conto del pericolo incombente. Adesso è impossibile far finta di niente. Il Chinese Virus, come l'ha impudentemente chiamato il presidente Trump, ha sfondato le porte dell'America. 


Lo shock più grosso per New York è stato innanzitutto la chiusura della sua leggendaria vita notturna: club, locali, bar e ristoranti con i loro bravi avvisi attaccati fuori dalla porta, tutti che chiosano con un augurio e un pensiero ottimista per tutti. Il senso di comunità qui è fortissimo e di fronte alle emergenze, dalle Twin Towers al collasso finanziario del 2008, si fa ancora più stretto. E così bar e ristoranti promuovono adesso il servizio delivery: un modo per i gestori di non chiudere definitivamente baracca, considerando poi che tanti qui a New York non cucinano e non hanno intenzione di imparare adesso. Delivery contact-free, of course, rispettando il social distancing. Ma non solo food delivery: NY non si arrende all'idea di rinunciare a un per quanto raffazzonato happy hour alla fine di una giornata di telelavoro a casa. Si esce per sgranchirsi le gambe, finché si può, e per un capatina al bar del quartiere che offre due frozen margarita a 15 dollari: te li serve il bartender da una finestrella aperta dietro il bancone. Pagamento naturalmente con carta di credito contactless, nessuno più vuole toccare cash. L'alcol qui è una questione importante. Il negozio di liquori del mio quartiere il giorno prima della chiusura forzata ha incassato più che non alle vigilie di Natale. E intanto bar e ristoranti lanciano campagne fund-raising online per aiutare i camerieri e i baristi, che campano praticamente delle mance dei clienti, visto che il di solito vengono pagati con il minimum wage di 15 dollari all'ora.


Per il resto, in strada si vedono soprattutto runners (la forma fisica qui è un must), non ancora sottoposti alle italiche delazioni dei vicini, e passanti, coppie o solitari, diretti a fare la spesa. Le signore ispaniche in guanti e mascherina (il mio quartiere qui a Brooklyn è un enclave ecuadoregna), i giovani hipsters invece più temerari, a mani nude e senza protezione, ma con le cuffiette alle orecchie. E noi che abbiamo negli occhi le tremende immagini dell'Italia dobbiamo tuttora zigzagare tra la gente per strada per mantenere un minimo di distanza sociale.

Dopo cena si inganna il tempo unendosi ai Zoom Party con i djs che mettono musica dal loro studio. Tanti hanno perso il lavoro e si aspetta con ansia il sussidio federale (si vocifera da maggio).


 Su facebook la storia di uno dei rari pendolari rimasti che nella carrozza della metro ha visto tutte le pubblicità coperte da svastiche. Si è messo a cancellarle usando il suo igienizzante per le mani, subito imitato dai pochi altri viaggiatori. 
Intanto l'ultimo update: a New York una nuova vittima ogni 17 minuti. La carenza di ventilatori incoraggia i negozi di sanitari a costruirne di improvvisati, utilizzando gli apparecchi per la decompressione subacquea. Tutto ciò in attesa dell'ondata che potrebbe mettere KO il sistema sanitario americano. Il peggio deve ancora arrivare. 

 

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