Pesci alieni, l’impatto ecologico sull’ecosistema del Mediterraneo - Bnews

Aumentano gli avvistamenti nelle acque del Mediterraneo delle specie marine aliene. Tra le cause del fenomeno, il riscaldamento dei mari. Ma quali sono i rischi per l'ecosistema del mare? Per approfondire l’argomento abbiamo intervistato il professore Paolo Galli, ecologo di Milano-Bicocca.

Professore, cosa sono le specie aliene?

Le specie alloctone o aliene sono quelle specie presenti in un luogo a causa dell’azione dell’uomo. Ad esempio a Milano si avvistano sempre più spesso animali non autoctoni come i pappagalli verdi, venduti come animali da gabbia che a volte scappano dalle gabbie oppure liberati volontariamente dai propri padroni, le tartarughe dalle orecchie rosse e dalle orecchie gialle vendute in passato alle fiere o nei negozi di animali come esemplari di piccole dimensioni, ma che col tempo raggiungono anche i trenta centimetri di diametro e il gambero rosso originario delle aree palustri e fluviali degli Stati Uniti centro-meridionali e del Messico nord-orientale, che entra in competizione e uccide il gambero italiano oltre a creare danni nei corsi d’acqua.

Rispetto alle specie marine da noi quando è iniziato questo fenomeno e a cosa è dovuto?

In Mediterraneo l’introduzione delle specie aliene è dovuto principalmente a due fenomeni slegati tra loro, il primo riguarda il trasporto involontario di animali mediante l’acqua di zavorra utilizzato per stabilizzare le navi quando viaggiano senza carico, in pratica dopo aver scaricato i container una nave ha bisogno di avere un certo peso per poter percorrere il viaggio di ritorno dal luogo di origine, il problema è stato risolto in passato riempiendo con acqua di mare delle grosse cisterne presenti sulla nave, ovviamente insieme all’acqua vengono prelevati organismi che potrebbero essere liberati una volta che la nave cargo ha raggiunto il suo paese di origine. Non è un caso che numerose specie aliene siano state individuate in prossimità del porto di Venezia. Un secondo fenomeno che influisce sulla presenza di specie aliene in Mediterraneo è legato al Canale di Suez, il Canale artificiale aperto nel 1869 in grado di mettere in comunicazione il Mar Rosso con il Mediterraneo. Le specie che arrivano in Mediterraneo, in questo modo, vengono chiamate specie lessepsiane dal nome dell’ingegnere Ferdinand de Lesseps, esecutore della realizzazione del progetto. Dopo pochi anni dall’apertura sono state osservate le prime migrazioni di organismi marini dal Mar Rosso al Mediterraneo. Già nel 1924, durante una spedizione scientifica condotta dagli inglesi nel Canale di Suez, sono state trovate 83 specie provenienti dal Mediterraneo e 235 dal mar Rosso, primo segnale di migrazione degli animali. In un primo momento non si è comunque dato un grande peso alla questione sia perché in quel periodo storico l’ambiente non aveva l’attenzione che ha ai giorni nostri sia perché si credeva che due barriere naturali sarebbero state in grado di ridurre al minimo queste migrazioni. La prima di queste barriere era rappresentata dai laghi amari, due laghi ipersalini che si incontrano durante il percorso del canale di Suez, si pensava che l’elevata salinità avrebbe bloccato o ucciso qualsiasi specie che avesse deciso di attraversare questi laghi, ma il continuo afflusso di acqua del mar Rosso nel Canale di Suez ha comportato una diluizione della salinità dei laghi con conseguente perdita di efficacia di questa barriera. Un’altra limitazione alla migrazione delle specie si trovava invece nel punto di connessione del Canale di Suez con il Mediterraneo, in quel punto arrivava l’acqua dolce del delta del Nilo in grado di impedire il movimento degli animali per il principio opposto dei laghi ipersalini, in questo caso la barriera era rappresentata infatti dalla bassa salinità incompatibile con la sopravvivenza degli animali. Con la costruzione della diga di Assuan l’acqua del Nilo è stata però fortemente regimentata con conseguente drastica riduzione dell’acqua che arrivava sino al Nilo e una riduzione delle dimensioni del suo Delta riducendo notevolmente l’afflusso di acqua dolce che arrivava nel punto di connessione del Canale di Suez con il Mediterraneo. La perdita di queste due barriere naturali associata ad un aumento della temperatura del Mediterraneo ha aperto così la strada a numerose specie lessepsiane.

Quali sono le specie osservate più frequentemente nei nostri mari?

Tre le prime specie giunte nelle acque del Mediterraneo troviamo il Pesce Scoiattolo dalle carni edibili, ma spine molto velenose. Questo pesce è molto presente nelle acque greche, così come la salpa, un altro specie erbivoro come il pesce scoiattolo con cui entra in competizione. Questo fenomeno migratorio, però, non comporta l’arrivo dei soli pesci, ma anche dei parassiti con cui vivono in simbiosi. In uno studio che ho condotto alcuni anni fa ho potuto dimostrare come i pesci scoiattolo avessero portato durante la loro migrazione anche alcuni dei loro parassiti.

Il pesce Leone o Scorpione presenta degli aculei molto velenosi. Già presente in America dal 1985, dopo aver colonizzato le acque del golfo del Messico e dei Caraibi, negli ultimi anni è arrivato anche nelle acque del Mediterraneo.

Il Pesce palla Argenteo, invece, è estremamente mortale (sono già stati segnalati 11 decessi dovuti all’ingerimento delle sue carni). Il rischio è dovuto ai pescatori che non la riconoscono come specie aliena o a coloro che vendono le carni scambiandolo per code di rospo.

Una specie non proveniente dal mar Rosso, ma altrettanto pericolosa è il granchio reale blu, arrivato con qualche nave partita dall’Atlantico, che modifica gli ecosistemi e in Sicilia sta causando gravi danni.

Uno studio, infatti, ha rivelato che delle 10milaspecie aliene l’11 per cento causa danni ecologici agli ecosistemi e il 13 per cento provoca danni economici.