Olimpiadi di Milano-Cortina, la docente tedofora per i diritti dei giovani e dei disabili - Bnews Olimpiadi di Milano-Cortina, la docente tedofora per i diritti dei giovani e dei disabili

Olimpiadi di Milano-Cortina, la docente tedofora per i diritti dei giovani e dei disabili

Olimpiadi di Milano-Cortina, la docente tedofora per i diritti dei giovani e dei disabili
Elena Fossati

C’è anche un po’ di Bicocca nel viaggio della fiamma olimpica delle Olimpiadi invernali 2026 di Milano-Cortina. Tra i tedofori che nelle ultime settimane si sono passati di mano in mano la torcia, ci sono studenti e docenti del nostro ateneo. Tra questi ultimi, Elena Maria Fossati, docente a contratto per il dipartimento di Sociologia e ricerca sociale, e responsabile del laboratorio “Lavoro su di sé” per il corso di laurea triennale in Servizio sociale. Il blog Bnews l’ha contattata per farsi raccontare la sua esperienza.

Partiamo dal percorso. Come è andata?

Mercoledì 4 febbraio, intorno alle 17.30, in via Villoresi a Desio, in provincia di Monza, non lontano da dove vivo e lavoro, ho ricevuto la fiamma olimpica dal tedoforo che mi aveva preceduto. Con la pettorina numero 109 e un po’ di supporter tra familiari e miei studenti, ho portato la torcia per le strade di Desio. Alla fine del mio tragitto ho “baciato”, come si suol dire”, la fiaccola della tedofora 110. È stata una emozione fortissima, mi sono commossa già quando ci hanno accolto prima della partenza del percorso e ci hanno ricordato il perché noi siamo stati scelti. Ho pensato allo sport che in questo momento sta unendo il mondo e al forte valore simbolico di questa luce partita da Olimpia.

Come aveva saputo della selezione dei “torcieri” e perché si era iscritta?

Oltre alla docenza a contratto in Bicocca, svolgo da libera professionista la professione di tecnico della riabilitazione psichiatrica a Bovisio Masciago, Monza. Il fisioterapista del mio studio mi aveva informato della possibilità per noi, "gente comune", di prendere parte al viaggio della fiamma olimpica tramite candidatura. Sono entrata sul sito delle Olimpiadi, mi sono messa a curiosare e, un po’ per sfida, un po’ per orgoglio, ho inoltrato la domanda. Mi ero candidata anche a portare la fiamma paralimpica, affiancata da una bambina con malattia rara che seguo personalmente. Non speravo di venire scelta, a 50 e passa anni.

Quale motivazione aveva indicato nella sua candidatura?

Ho dato priorità ai benefici che lo sport può dare alla salute del corpo e della mente, alla sua rilevanza per i giovani e per i disabili. Lo sport è uno strumento ludico, socializzante e terapeutico in ambito psichiatrico e assistenziale. Ed è portatore di sogni e di luce in un’epoca che sembra non averne più.

Come si caratterizza la sua attività didattica?

“Lavoro su di sé” è un laboratorio al terzo anno del corso di laurea triennale in Servizio sociale: 8 incontri per 24 ore all’interno dei quali c’è tutto un lavoro che faccio con gli studenti sugli aspetti psicologico-emotivi, sulla corporeità, sulla relazione con l’altro perché nella professione dell’assistente sociale è fondamentale avere equilibrio tra mente e corpo e imparare a gestire le proprie sensazioni ed emozioni per accogliere la sofferenza altrui senza farsene condizionare e aiutare il più efficacemente possibile la persona assistita, che viene da condizioni di vita difficili o presenta problematiche psichiatriche o disabilità fisiche. Tutto questo lo facciamo attraverso l’arte-terapia, i giochi di ruolo, la mindfulness, esercizi corporei, tecniche di scrittura creativa, attività di gruppo o individuali. È un laboratorio avviato dalla professoressa Mara Tognetti, allora presidente del corso, fin dal 2016.

Quando ha scoperto di essere stata scelta come “torciere”?

Ai primi giorni di novembre. All’inizio temevo fosse spam, non credevo ai miei occhi. Ho dovuto dare la conferma e condividere informazioni sulla mia taglia, sulle mie condizioni fisiche… Si tratta di tenere in mano per 300 metri di marcia una fiaccola del peso di 1,5 kg. A metà novembre mi è arrivata in altra mail la guida per i tedofori con la lettera firmata da Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina 2026. Portando la torcia incarniamo “valori universali”, che trascendono “confini, culture e generazioni… Passione, inclusione, rispetto e amicizia, i pilastri che danno vita allo spirito Olimpico”.

In ateneo come l’hanno presa?

La mail mi era arrivata durante una giornata di laboratorio, i ragazzi mi hanno promesso di venire a fare la claque. La notizia è stata anche trasmessa a un collegio docenti dalla coordinatrice del corso, Mara Sanfelici, e dalla segretaria, Flora Bianchi. Ai ragazzi ho detto che non mi aspettavo di essere coinvolta. E che, come ho spiegato nella motivazione, è una conferma che non bisogna mai smettere di sognare, anche nei periodi più difficili della vita.

Quali sport seguirà?

Tutti. Adoro Sofia Goggia e Federica Brignone nello sci e stravedo per il pattinaggio artistico di figura. Fin da piccola ho fatto ogni tipo di sport, marcia, pallavolo, arti marziali, sci, equitazione. E ho trasmesso la mia passione ai miei figli”.