Neurotecnologie: il cervello umano al centro del futuro che ci aspetta, tra etica e libertà individuale - Bnews Neurotecnologie: il cervello umano al centro del futuro che ci aspetta, tra etica e libertà individuale

Neurotecnologie: il cervello umano al centro del futuro che ci aspetta, tra etica e libertà individuale

Neurotecnologie: il cervello umano al centro del futuro che ci aspetta, tra etica e libertà individuale
neurotecnologie

Nell’era dell’innovazione tecnologica, le neurotecnologie emergono come una lente privilegiata attraverso la quale osservare la complessa interazione tra potere e libertà nella società contemporanea. Questi strumenti, in grado di scrutare l'attività del cervello umano e influenzare i processi mentali, hanno rivoluzionato il nostro modo di comprendere e manipolare la mente umana. Tuttavia, con queste nuove tecnologie emergono anche una serie di questioni etico-giuridiche cruciali che richiedono un'attenta riflessione e un dibattito aperto.

Ne parliamo con Silvia Salardi, docente di Filosofia del diritto e Bioetica presso il Dipartimento di Giurisprudenza, autrice del libro “Neurotecnologie tra potere e libertà” appena pubblicato per Wolters Kluwer.

Le neurotecnologie rappresentano una vera e propria frontiera nell'interazione tra tecnologia e cervello umano. Quali sono, secondo lei, le principali implicazioni di questo rapporto per la libertà individuale nella società contemporanea?

Le neurotecnologie sono uno strumento innovativo molto importante per accrescere il benessere degli esseri umani, soprattutto per le loro applicazioni in ambito medico. Tuttavia, come altre tecnologie emergenti, pongono sfide a diversi livelli, politico, sociale, etico e giuridico, proprio perché vanno a toccare una sfera, quella mentale, che è da sempre stata considerata inaccessibile dall’esterno. Pensieri, memorie, intenzioni ed emozioni sono sempre state concepite come qualcosa di intimo che l’individuo sceglie di condividere. Gli sviluppi neurotecnologici mettono in discussione idee consolidate da tempo e, pertanto, stanno facendo emergere la necessità di riconsiderare i concetti tradizionali legati alla libertà di scelta e all'abilità di agire, quali l’autonomia e la responsabilità. Nel contesto europeo, i diritti fondamentali rappresentano la misura di questo ripensamento e la strada da seguire per uno sviluppo tecnologico che mantenga la persona al centro. Ma l’eccedenza del progresso tecnologico va affrontata ora dal punto di vista regolativo e il punto di partenza non può che essere la garanzia del diritto all’autodeterminazione individuale inserito all’interno di un quadro di principi che ne rafforzi e al contempo ne garantisca l’effettiva implementazione, ad esempio il principio di dignità, di non discriminazione, di inviolabilità del corpo e della mente, di precauzione, di autonomia e privacy. In questa linea di pensiero si colloca il dibattito internazionale sui neurodiritti.

Nel contesto medico, le neurotecnologie offrono opportunità promettenti per il trattamento di patologie cognitive e mentali. Tuttavia, quali sono le sfide principali legate al consenso informato e all'autonomia decisionale dei pazienti?

Le applicazioni in ambito medico sono diverse e con comprovata efficacia sia per malattie degenerative come il Parkinson sia per altre tipologie di patologie come l’epilessia, il dolore cronico ecc. Il loro impiego in ambito medico crescerà nel tempo con l’aumento e l’identificazione di nuovi disordini e condizioni neurologiche, dovute in buona parte all’invecchiamento della popolazione. Pertanto, in ambito medico l’uso delle neurotecnologie rappresenterà un'importante alternativa per pazienti non responsivi ad altri trattamenti. Esistono tuttavia alcune criticità etiche che riguardano ad esempio la comunicazione tra paziente e medico per la formulazione di un consenso al trattamento che possa dirsi informato. I problemi principali si pongono con riferimento ai pazienti vulnerabili affetti da problematiche psichiatriche che non sempre sono in grado di comprendere la reale efficacia del trattamento e i suoi possibili effetti collaterali. Bisogna quindi pensare a un percorso informativo che tenga conto delle loro peculiarità, in modo da non ingenerare false o sproporzionate aspettative.

Una delle questioni sollevate nel volume riguarda il ruolo della ricerca neuroscientifica e le possibili implicazioni sulle discriminazioni di genere. Potrebbe dirci cosa intende e quali rischi comporta?

L’analisi effettuata nel volume parte dalle riflessioni formulate dal Comitato di Bioetica del Consiglio d’Europa, che ha pubblicato nel 2020 un rapporto sul tema dell’eguaglianza di genere in biomedicina, intitolato Integrating a gender equality perspective. Tra i vari interrogativi affrontati, vi sono anche quelli relativi alle implicazioni per i diritti umani della ricerca neuroscientifica parte dall'idea che esistano differenze tra il cervello maschile e femminile che determinano la diversità strutturale tra uomini e donne. Il rischio principale è quello di perpetuare stereotipi di genere, che dovrebbero essere superati, ma che tendono a ripresentarsi ciclicamente. Per evitare questo rischio, sarebbe opportuno che, nel disegno degli studi e nella progettazione delle neurotecnologie, venissero contemplati dall’origine profili legati alla questione sex/gender.

La startup Neuralink di Elon Musk ha suscitato un grande interesse dopo la notizia del primo impianto cerebrale in un essere umano, perseguendo la sua missione di creare una connessione diretta tra il cervello umano e i computer. Quali sono le sue opinioni su come questa iniziativa possa influenzare il dibattito sulle neurotecnologie?

La notizia è certamente di grande interesse per le prospettive di applicazione in ambito medico, nel quale, come ho ricordato prima, ci sarà sempre maggiore necessità di avere a disposizione trattamenti di alta qualità per i problemi crescenti di salute mentale. I maggiori problemi etici si pongono in merito all’uso di queste neurotecnologie al di fuori dell’ambito medico. Esiste un mercato in forte crescita di neurotecnologie direttamente vendute al consumatore nel quale non esiste una supervisione esperta e non esiste nemmeno la garanzia di controlli approfonditi sui dispositivi immessi sul mercato, perché, non essendo ad uso medico, non sottostanno ai controlli delle agenzie predisposte alla commercializzazione dei dispositivi medici e, inoltre, sono coperti da brevetto. E soprattutto il consumatore fatica a trovare informazioni comprensibili, attendibili e non viziate da interessi di parte, che possano informare una scelta consapevole. Questo rappresenta un nodo etico cruciale che le istituzioni devono al più presto affrontare attraverso serie iniziative di public engagement.