Nel segno della sostenibilità: Milano-Cortina 2026 e l’eredità ambientale dei grandi eventi - Bnews Nel segno della sostenibilità: Milano-Cortina 2026 e l’eredità ambientale dei grandi eventi

Nel segno della sostenibilità: Milano-Cortina 2026 e l’eredità ambientale dei grandi eventi

Nel segno della sostenibilità: Milano-Cortina 2026 e l’eredità ambientale dei grandi eventi
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Dopo aver esaminato la dimensione economica e quella sociale, l’attenzione si sposta sulle opere in corso e sull’equilibrio tra impatti ambientali nel breve periodo e i benefici attesi nel lungo termine.

La sostenibilità nel tempo e la responsabilità delle scelte

matteo colleoni (La tua storia)

Matteo Colleoni, docente di Sociologia dell’ambiente e del territorio presso il dipartimento di Sociologia e ricerca sociale, si occupa di studi sulla mobilità, sulla sostenibilità ambientale e sulle trasformazioni urbane, con particolare attenzione ai rapporti tra politiche pubbliche, comportamenti sociali e qualità della vita nei contesti metropolitani.

Professor Colleoni, quali interventi legati a Milano-Cortina rischiano di rimanere soluzioni temporanee per l’evento e quali invece hanno il potenziale per diventare infrastrutture strutturali a beneficio dei territori?

Va premesso che i grandi eventi, a partire dalla prima Esposizione universale di Londra del 1851, sono sempre stati occasione per realizzare grandi opere di supporto non solo alla manifestazione ma al territorio più in generale. Ciò è particolarmente vero per le infrastrutture dei trasporti, necessarie per gestire i consistenti flussi dei visitatori durante l’evento e, una volta terminato, per migliorare l’offerta dei sistemi locali di trasporto.

In occasione delle Olimpiadi invernali di Torino del 2006 è stata realizzata la linea 1 della prima metropolitana automatica in Italia, i Campionati mondiali di calcio in Italia del 1990 hanno visto i primi interventi per la metropolitana di Napoli, premiata in seguito come più bella metropolitana d’arte del mondo. Restando a Milano, come noto Expo 2015 ha portato al completamento della tangenziale esterna e all’integrazione del passante ferroviario nel sistema del trasporto pubblico locale metropolitano. Si tratta di interventi che hanno lasciato in eredità importanti infrastrutture di supporto allo sviluppo socioeconomico del territorio.

Per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 è stata avviata, e in parte portata a termine, una cinquantina di infrastrutture di trasporto attuate dalla Società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026. Tra queste, il nuovo sistema integrato di modalità intermodale del Comune di Cortina d’Ampezzo, il miglioramento delle reti stradali e di accesso ai siti della manifestazione e l’attuazione di neo-interconnessioni stradali. Sul versante del trasporto pubblico la realizzazione di Bus Rapid Transit in Val di Fiemme, la riqualificazione di diverse stazioni e linee in Trentino-Alto Adige e, con attenzione alla nostra regione, la riqualificazione di alcune stazioni ferroviarie e la realizzazione di interventi di interconnessione viaria.

L’esperienza maturata in occasione dei precedenti grandi eventi e il maggior controllo sui bilanci e le spese consentono di poter affermare che si tratta di un patrimonio infrastrutturale del quale trarranno beneficio i territori, non solo che ospitano l’evento ma anche quelli ad essi collegati. Ciò è particolarmente vero, per l’evento in corso che, come sappiamo, si differenzia dai precedenti per la scelta territoriale diffusa.

Nel breve periodo, i lavori in corso stanno aumentando l’impatto ambientale e la pressione sulla mobilità locale: come si bilancia questa fase critica con gli obiettivi di sostenibilità dichiarati?

Oggi nessun grande evento può essere proposto e realizzato in assenza di un piano per la sostenibilità degli interventi. Per Milano-Cortina 2026 è stato creato un programma di intervento dalla Società Infrastrutture Milano-Cortina (SIMICO) nel quale la sostenibilità è affrontata a livello aziendale, progettuale e locale. Prestando attenzione al solo lato ambientale, il programma dichiara il rispetto dei criteri di efficienza energetica, bio-diversità, mitigazione delle emissioni, accessibilità universale e ottimizzazione d’uso e riciclo delle risorse.

Nel nostro Paese alcuni di questi interventi sono per la prima volta attuati in una manifestazione olimpica, per cui è al momento dello svolgimento dei giochi e della gestione della sua eredità che può essere valutato l’effettivo rispetto dei principi di sostenibilità. Tuttavia, la scelta di delocalizzare l’evento in più sedi ha l’effetto di decongestionare la pressione della domanda e l’impatto sui territori, valorizzando allo stesso tempo le risorse delle diverse località. Una manifestazione di avvio dei giochi come quella vista la sera del 6 febbraio poteva essere realizzata solo nello stadio di una città come Milano già dotata di importanti infrastrutture di trasporto, soprattutto, pubblico, per la gestione dell’affluenza. Le gare di sci alpino o nordico, normalmente le più seguite dagli spettatori, sono distribuite in località abituate a gestire forti incrementi di domanda di settore. A titolo esemplificativo, una località come Anterselva in Val Pusteria, che tutti gli anni ospita una tappa del campionato mondiale di sci nordico, ha le risorse per gestire quella olimpionica di settore, mentre non l’avrebbe per quello alpino posto su un grado più elevato della scala di attrattività. Molti interventi infrastrutturali sono poi stati realizzati in località che non ospitano i giochi invernali, sebbene localizzati in territori di passaggio e interconnessione, che godranno dei benefici delle opere pagandone solo in parte i costi associati al temporaneo incremento di domanda.

Diverso il discorso sull’impatto ambientale, all’interno dei più estesi eco-sistemi antropici, nelle località sede delle manifestazioni sportive all’aperto. È stato da alcune fonti messo in evidenza il fatto che solo il 13% del bilancio previsto per le infrastrutture interessa le opere essenziali mentre l’87% finanzia la cosiddetta legacy, ovvero l’eredità lasciata ai territori in infrastrutture di trasporto. A mio avviso, ciò non rappresenta in sé un elemento negativo, il problema piuttosto è capire quale effettivo beneficio esse daranno ai territori alla luce dei costi di realizzazione e di mantenimento e soprattutto alla prova dell’andamento della domanda di mobilità nella fase post-olimpica. È noto il significato dell’espressione “white elephant” (elefante bianco) associata alle opere costose di scarsa utilità, spesso,realizzate in occasione di grandi eventi. Ve ne sono diversi esempi non solo sul territorio nazionale e non sempre associate solo ai grandi eventi ma anche agli interventi ordinari nel settore delle opere pubbliche.

Ora, il fatto che buona parte degli interventi di Milano-Cortina 2026 riguardi il miglioramento e l’integrazione di dotazioni infrastrutturali già esistenti rappresenta un positivo elemento di prevenzione del rischio di realizzare nuove e costose opere inutili. Anche l’impegno, dichiarato nei documenti di programmazione e gestione dell’evento, a comunicare nel corso della manifestazione sportiva i valori degli indicatori di monitoraggio del rispetto degli obiettivi di sostenibilità muove a favore di una più marcata attenzione al tema rispetto al passato. Siamo all’inizio dei giochi e solo nel corso delle prossime settimane potremo dire se queste positive premesse saranno confermate dai fatti.

In un contesto territoriale complesso come quello alpino e metropolitano, quali sono oggi le principali criticità nel rendere la mobilità davvero accessibile, integrata e a basse emissioni?

Le aree alpine e metropolitane rappresentano territori molto diversi per tipo di distribuzione degli insediamenti e per i conseguenti flussi di mobilità. Quelli metropolitani, ad elevata densità di insediamenti, generano consistenti flussi di spostamento la maggior parte dei quali supportati dal sistema del trasporto pubblico. L’Esposizione universale di Milano del 2015 ha rappresentato un esempio di neo-attrattività ottimamente gestita dal trasporto pubblico, in particolare ferroviario. In modo simile, gli eventi di Milano-Cortina 2026 proposti nel capoluogo lombardo sono e saranno bene supportati dal sistema di trasporto pubblico locale e metropolitano.

Viceversa, molte delle località alpine che ospitano gare non hanno mai sperimentato flussi di mobilità della consistenza di quelli che contraddistinguono un evento olimpico. La scelta di distribuire su più sedi le gare limiterà la pressione e le conseguenze ambientali negative del forte incremento di presenze. Tuttavia, la loro minore dotazione infrastrutturale pubblica, nonostante le opere realizzate e in corso, riuscirà con fatica a limitare i danni della congestione veicolare privata, in termini di maggiori emissioni di inquinanti e di occupazione dello spazio pubblico. Località come Cortina d’Ampezzo, Anterselva e Livigno sono bene attrezzate per gestire elevati flussi di accesso e volumi di sosta dei veicoli privati, mentre più incerta è la loro capacità di integrare questi flussi con quelli dei servizi del trasporto pubblico.

I piani per la mobilità sostenibile di Milano-Cortina 2026 predicono una riduzione sostanziosa degli arrivi veicolari grazie alla realizzazione di parcheggi di interscambio modale con le navette di collegamento ai siti degli eventi. Si tratta di un obiettivo importante, che per essere ottimale dovrebbe però essere da un incremento significativo del numero di visitatori che arrivano alle località dei giochi completamente con il sistema di trasporto pubblico. Ma come sappiamo, le spese sostenute per le opere stradali sono normalmente superiori a quelle destinate alle ferrovie.

Quali indicatori ambientali e di mobilità dovrebbero essere monitorati già ora per capire se Milano-Cortina 2026 sta andando nella direzione di un’eredità sostenibile e non solo simbolica?

Il succitato documento di programmazione degli interventi infrastrutturali realizzati, o in corso di compimento, per i giochi olimpici invernali elenca una serie di metriche per la rilevazione delle attività per il controllo di rifiuti, emissioni di inquinanti, rumore e biodiversità. Sebbene non si tratti sempre di indicatori, mancando per alcune aree tematiche i valori di riferimento dei dati per il monitoraggio degli interventi, il fatto che all’argomento venga dedicata un’attenzione assente in altri grandi eventi del passato rappresenta un elemento positivo. Come Parigi 2024 e prima ancora Pechino 2022, Milano-Cortina 2026 aspira ad essere “le Olimpiadi più sostenibili della storia”. Se rispettati, alcuni obiettivi dichiarati dagli organizzatori si muovono in tale direzione. È il caso dell’utilizzo dell’85% di strutture preesistenti, così come l’impiego di elettricità proveniente esclusivamente da fonti rinnovabili e, più in generale, l’adozione della strategia ispirata all’economia circolare e agli standard internazionali per la valutazione dei risultati di sostenibilità.

Non sono assenti, tuttavia, criticità che potrebbero ostacolare questo risultato, a partire da quella più nota sul consistente utilizzo di risorse per generare neve artificiale in una fase già caratterizzata da scarsità idrica a causa del cambiamento climatico.

È presto per dire se l’eredità dei Giochi olimpici di Milano-Cortina 2026 sarà realmente sostenibile ed è verosimile affermare che al termine le voci di coloro che sosterranno questa tesi saranno pari a quelle che diranno il contrario. Tuttavia, rispetto al passato vi sono oggi più strumenti, competenze e tecnologie perché la sostenibilità sia un esito non solo raccontato dei grandi eventi, a condizione che essi siano impiegati per comprendere il limite oltre il quale l’intervento dell’uomo sugli ecosistemi diventa non più sostenibile.