Milano-Cortina 2026, l’impatto economico dei grandi eventi sportivi sul territorio - Bnews Milano-Cortina 2026, l’impatto economico dei grandi eventi sportivi sul territorio

Milano-Cortina 2026, l’impatto economico dei grandi eventi sportivi sul territorio

Milano-Cortina 2026, l’impatto economico dei grandi eventi sportivi sul territorio
Milano

I grandi eventi sportivi sono spesso presentati come potenti acceleratori di sviluppo: investimenti infrastrutturali, visibilità internazionale, crescita del turismo e nuove opportunità economiche. Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 sono in pieno svolgimento e il dibattito sull’impatto di un evento di questa portata si fa sempre più centrale, soprattutto per territori complessi e già fortemente attrattivi come Milano e l’arco alpino coinvolto.

Per approfondire questi temi abbiamo raccolto il punto di vista di esperti del nostro ateneo.

Questo primo approfondimento inaugura una serie di tre contributi dedicati all’impatto di Milano-Cortina 2026 sul territorio.

L’impatto economico e la questione della legacy

Jerome Massiani

Jérôme Massiani, economista e docente presso il Dipartimento di Economia, Metodi Quantitativi e Strategie di Impresa DEMS, studia da anni le dinamiche economiche legate ai grandi eventi, alle politiche territoriali e allo sviluppo locale.

Professor Massiani, in che modo eventi come Milano-Cortina 2026 possono incidere strutturalmente sull’economia di un territorio e non limitarsi a un effetto temporaneo legato all’evento stesso?

Oggi c’è una grande attenzione al tema della legacy, dell’eredità che un grande evento lascia ai territori, ed è un segnale positivo. La questione centrale è capire se la spesa sostenuta sia realmente orientata verso infrastrutture e interventi che mantengano una loro utilità nel tempo. In passato è già accaduto che, una volta concluso l’evento, alcune opere si siano trasformate in un costo permanente più che in un beneficio.

La grande fortuna di Milano-Cortina è stata partire, già in fase di candidatura, con un programma di spesa relativamente contenuto e prudente. Questo ha permesso di impostare il progetto su una traiettoria più sostenibile rispetto ad altre esperienze internazionali. Naturalmente, oggi è fondamentale aggiornare costantemente il quadro con ciò che è stato effettivamente realizzato e valutare se le scelte continuano a essere coerenti con quella impostazione iniziale.

Quali sono, dal punto di vista economico, i principali rischi associati ai grandi eventi sportivi per le città ospitanti e come possono essere mitigati?

Il rischio principale è quello del sovrainvestimento, cioè di spendere risorse pubbliche per infrastrutture o servizi che non avrebbero una reale utilità al di fuori dell’evento. Per mitigare questo rischio, la regola di fondo è orientare gli investimenti verso opere che sarebbero state necessarie comunque, indipendentemente dalle Olimpiadi.

Esiste un indicatore piuttosto semplice ma efficace: se il comune o il territorio ospitante utilizza l’evento come occasione per realizzare progetti già previsti nei piani precedenti, allora siamo di fronte a un buon segnale. Se invece vengono introdotte spese che non erano mai state pianificate prima, questo può indicare un investimento eccessivo o poco appropriato, difficilmente giustificabile nel lungo periodo.

Milano è già una città globale e fortemente attrattiva: che differenza può fare un evento come le Olimpiadi rispetto a contesti meno internazionalizzati?

Spesso si spera che un grande evento produca una legacy turistica, ma l’evidenza empirica ci dice che, per città che hanno già un posizionamento internazionale consolidato, questo effetto è molto limitato. Milano è già una destinazione affermata, quindi non ci si può aspettare un salto strutturale nei flussi turistici legato alle Olimpiadi.

Il caso di Barcellona nel 1992 viene spesso citato come esempio di successo, ma è un caso quasi unico: all’epoca la città non aveva ancora una forte visibilità turistica globale e le Olimpiadi hanno rappresentato un vero punto di svolta. Situazioni simili sono rare.

Anche per Torino, dopo il 2006, si è parlato molto di un impatto positivo, ma i risultati dipendono sempre dal termine di confronto che si sceglie. Se si confronta Torino con Milano, alcuni indicatori sembrano confermare un effetto favorevole; se invece il confronto avviene con città come Genova, Venezia o Bologna, il quadro cambia. In generale, analizzando decine di grandi eventi internazionali ex post, emerge che l’effetto sui flussi turistici è spesso modesto o nullo.

A distanza di anni, quali indicatori dovremmo osservare per capire se Milano-Cortina sarà stata davvero un successo dal punto di vista economico e sociale?

Esistono diversi strumenti di valutazione. I più noti sono gli studi di impatto economico basati sui cosiddetti modelli input-output, che stimano gli effetti sull’economia in termini di produzione, reddito e occupazione. Tuttavia, questi metodi presentano limiti significativi: producono cifre di grande impatto comunicativo, ma tendono a trascurare molti aspetti rilevanti, soprattutto per un evento complesso come Milano-Cortina.

Accanto a questi approcci, esistono metodi più completi di valutazione socio-economica, che analizzano un insieme più ampio di impatti, includendo costi, benefici indiretti ed effetti di lungo periodo. Sono metodi che richiedono più ipotesi, ma offrono una visione molto più realistica. Ed è interessante notare che, applicando metodologie diverse allo stesso evento, si possono ottenere risultati anche di segno opposto.

Un esempio emblematico è Parigi 2024: con un’analisi input-output si stimava un impatto positivo di circa 1,7 miliardi di euro sul PIL; con una valutazione socio-economica complessiva, invece, il valore attualizzato netto risultava negativo per circa 2,2 miliardi. Questo dimostra quanto sia importante non fermarsi a un solo indicatore e considerare anche gli aspetti qualitativi e sociali dell’eredità di un grande evento.