Il papà lavora e ...il figlio studia

Milano, come cambia l’uso delle case durante il lockdown?

«Sono passate otto settimane da quando tutti noi siamo stati obbligati dall’emergenza sanitaria a #restareacasa. In breve tempo le nostre abitudini e il nostro rapporto con la casa sembrano essersi trasformate. Vi è una retorica sul fatto che le nostre case siano luoghi confortevoli e adeguati: questa ricerca ha l'obiettivo di indagare le diverse forme di vulnerabilità abitativa che il Covid-19 sta mettendo in luce.» Così Silvia Mugnano, docente di sociologia dell’ambiente e del territorio presso Milano-Bicocca, spiega il perché dell’indagine “Abitare ai tempi del Covid-19”, promossa dal Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale insieme a rete Milano 2035 – Coalizione per l’abitare giovanile.

Il lockdown, causato dalla pandemia di Covid-19, ha infatti costretto milioni di persone a rimanere nelle proprie abitazioni. Quindi, rispetto a prima, oggi le case hanno assunto un ruolo ancora più importante nella vita di tutti noi perché all’interno di esse si svolgono tutte le attività quotidiane, anche quelle che prima avevano luogo in altri spazi.
Questa situazione senza precedenti offre l’occasione di guardare le nostre case da una prospettiva diversa, costringendoci a ripensare e riorganizzare gli spazi e le relazioni all’interno e anche all’esterno dell’abitazione.

Il nostro alloggio è adeguato a soddisfare i nostri bisogni? Come abbiamo vissuto le relazioni con i vicini di casa? Come cambia la qualità abitativa fra le famiglie nelle diverse aree urbane? Una serie di interrogativi utili per comprendere in modo approfondito la condizione abitativa di chi è rimasto a casa per poter proporre idee per lo sviluppo di programmi e politiche future, compongono il questionario online, della durata di circa 10 minuti, che raccoglie dati in forma anonima e per i soli fini di ricerca sociale.
Il questionario deve essere compilato da un solo membro per nucleo famigliare.

Partecipa anche tu

«Abbiamo tutti presente le immagini dei senza dimora nel parcheggio di New York, ma questa è solo la punta dell'iceberg - dice Silvia Mugnano - La condizione abitativa è un continuum di situazioni di fragilità dalle sfumature diverse: dalle famiglie che hanno difficoltà a pagare affitti, mutui e spese di gestione, a situazioni dove nonostante indici di affollamento relativamente bassi i diversi membri si sono trovati a dover negoziare spazi di lavoro, studio e svago. Allo stesso modo la limitata mobilità ci ha messo di fronte a disuguaglianze territoriali forti: l’accesso ai bisogni di prima necessità non è certo lo stesso in tutti i quartieri.  Anche se la casa è diventata centrale nella nostra vita e ci ha aiutato a mantenere il distanziamento sociale, sembra che l’attenzione pubblica sia ancora molto limitata. I risultati di questa ricerca spero che possano contribuire a riportare la questione abitativa all'interno del dibattito pubblico dato che questa potrà diventare la nuova emergenza della fase 2».

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