Per la prima volta l’Università degli Studi di Milano-Bicocca ha partecipato alle Selezioni Italiane dell’International Physicists' Tournament (IPT), tenutesi lo scorso 19 dicembre al Politecnico di Milano. Un esordio che si è tradotto in un secondo posto nazionale, alle spalle dei vincitori riconfermati del Politecnico, in una competizione che unisce fisica sperimentale e teorica, capacità argomentative e lavoro di squadra.
L’IPT è una gara atipica rispetto ai tradizionali contest accademici: non prevede esercizi “chiusi”, ma problemi aperti, da indagare a fondo per mesi, costruendo modelli teorici, progettando esperimenti, raccogliendo dati e difendendo le proprie conclusioni davanti a una giuria e agli altri team. È proprio su questo terreno che la squadra Bicocca ha saputo distinguersi.
I problemi affrontati: tra teoria ed esperimento
Durante la preparazione, il team UNIMIB ha lavorato su alcuni dei problemi proposti dal comitato internazionale IPT, che spaziano dalla meccanica alla fisica dei materiali, fino a fenomeni di fluidodinamica e ottica. Tra gli esempi discussi in gara: lo studio del moto e della stabilità di sistemi oscillanti non lineari, con verifiche sperimentali in laboratorio, l’analisi di fenomeni di attrito e dissipazione energetica in materiali reali e problemi di propagazione di onde e segnali, affrontati combinando modellizzazione matematica e misure sperimentali.
Problemi complessi, che richiedono oltre alle competenze tecniche, anche la capacità di lavorare in gruppo, dividersi i compiti e confrontarsi criticamente con i risultati.
Le voci degli studenti
«La parte più stimolante è stata passare dall’idea teorica all’esperimento vero e proprio», racconta Emma Laganà, studentessa di Fisica. «Non sempre i dati confermano subito il modello: impari a rivedere le ipotesi e a difendere le tue scelte in modo rigoroso».
Sulla stessa linea Andrea Amatore, iscritto a Matematica: «È stata un’esperienza formativa unica. L’IPT ti costringe a uscire dalla comfort zone degli esercizi d’esame e a ragionare come in un vero contesto di ricerca, dove il confronto con gli altri team è serrato ma estremamente costruttivo».
Il team UNIMIB era composto da studenti triennali dei corsi di laurea in Fisica e Matematica: Andrea Amatore, Marco Bellomi, Emma Laganà, Fabio Malacrida, Luca Pistocchi, Marco Volpato, Marco Antonio Meduri, Filippo Nettis, Nicolas Puskovic e Biagio Spanu.
Il valore formativo della competizione e le prospettive future
A sottolineare l’importanza dell’esperienza è Giovanni Maria Vanacore, docente e responsabile IPT-Bicocca: «L’IPT rappresenta un potente strumento didattico. Gli studenti imparano a fare ricerca in modo autentico: formulano domande, progettano esperimenti, affrontano errori e imparano a comunicarne i risultati. È una palestra straordinaria per le competenze scientifiche e trasversali».
La squadra è stata seguita anche dalla dottoressa Floriana Morabito, dal professor Pietro Govoni e dal dottor Luca Stendardo, in un lavoro corale che ha coinvolto docenti, ricercatori e strutture di ateneo.
Un ringraziamento particolare va ai Direttori dei Dipartimenti di Fisica e di Scienza dei Materiali, Claudia Riccardi e Piercarlo Mustarelli, ai coordinatori dei corsi di laurea in Fisica e in Scienza e Nanotecnologia dei Materiali, Alessio Ghezzi e Stefano Sanguinetti, oltre a Giancarlo Ceruti e all’officina dell’INFN - Istituto Nazionale di Fisica Nucleare per il supporto logistico e l’accesso a laboratori e strumentazioni.
Il secondo posto alle Selezioni Italiane IPT 2026 segna un debutto di successo per Bicocca e pone le basi per una partecipazione sempre più strutturata alla prossima edizione che partirà a Settembre 2026 con la pubblicazione dei nuovi problemi.
Un risultato che conferma come la formazione universitaria passi anche, e soprattutto, da esperienze competitive ad alto valore scientifico e umano.