Lotta alla pandemia, il contributo della Carta di Milano

Nella lotta alla diffusione del virus SARS-CoV-2 e, più in generale, di patologie endemiche o pandemiche, un contributo importante può arrivare dalle linee guida della Carta di Milano, il patto sottoscritto da più di 200 città nel mondo in occasione dell’Expo del 2015. È una delle conclusioni a cui è giunto il lavoro multidisciplinare “Rethinking Urban and Food Policies to Improve Citizens Safety After COVID-19 Pandemic”, curato da un gruppo di esperti in ambiente e biodiversità, sicurezza alimentare, alimentazione umana e medici dell’Università Milano-Bicocca, dell’Università degli Studi di Milano, dell’Università di Pavia e dell’ICS Maugeri I.R.C.C.S. di Pavia. Del team fanno parte i professori Massimo Labra e Maurizio Casiraghi, i ricercatori Andrea Galimberti  e Luca Campone  (tutti del Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze), e il professore Michele Augusto Riva e il ricercatore Michael Belingheri (del Dipartimento di Medicina e Chirurgia) del nostro Ateneo. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Frontiers in Nutrition” (qui il link all'articolo).


Sul fronte della lotta alla pandemia, l’attenzione si è concentrata sugli aspetti diagnostici e terapeutici. Accanto a questo doveroso ambito di azione, il gruppo di esperti ha approfondito la possibilità di un approccio sistemico capace di determinare condizioni ambientali e comportamenti umani che possano contrastare a monte l’insorgenza e la diffusione di virus attraverso le filiere alimentari. Lo studio ha evidenziato come lo sfruttamento intenso e incontrollato della fauna selvatica abbia accresciuto il rischio di esporre gli esseri umani a malattie trasmesse dagli animali, cosa già avvenuta nei casi dell’HIV e dell’Ebola. Questo può essere evitato con controlli e regole chiare sulle filiere alimentari.
Altro aspetto indagato, i fattori che aumentano la sensibilità all’infezione specialmente nei soggetti più deboli come gli anziani. Tra questi vi è anche il cambiamento dei comportamenti alimentari e degli stili di vita nelle città che hanno incrementato le cosiddette comorbidità come il diabete e l’obesità. Il gruppo di studio è giunto, quindi, ad una serie di conclusioni. Anzitutto, la sicurezza alimentare dev’essere considerata una questione globale poiché anche ciò che avviene nei mercati alimentari locali di altri Paesi – come insegna il caso di Wuhan –  può avere ricadute rapide, immediate e devastanti a livello globale. Inoltre, occorre potenziare il ruolo dell’agricoltura urbana e periurbana sia per accorciare le filiere e aumentare la sicurezza alimentare, sia per incrementare la capacità di proteggere e integrare la biodiversità nei paesaggi urbani e nei sistemi alimentari, proprio come previsto dal Milan Urban Food Policy Pact, firmato durante l’Expo del 2015.

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