Con l’aiuto del professor Massimo Beccarello, docente di Strategie di politica industriale e green economy, cerchiamo di far luce sui meccanismi di formazione del prezzo dell’energia elettrica e sulle misure che si potrebbero adottare per mitigare l’effetto di eventuali brusche interruzioni nella fornitura di idrocarburi.
Perché, nonostante lo sviluppo delle rinnovabili, l’aumento del prezzo del gas continua ad impattare così tanto sul prezzo dell’elettricità?
Il punto chiave è il meccanismo di formazione del prezzo nel mercato elettrico europeo, basato sul criterio marginale. In sintesi, il prezzo dell’energia è determinato dall’ultima tecnologia necessaria a soddisfare la domanda, che nella maggior parte dei casi è rappresentata proprio dagli impianti a gas. Anche se le rinnovabili hanno costi marginali molto bassi, non determinano il prezzo finché non sono sufficienti da sole a coprire l’intero fabbisogno. Ne deriva che il prezzo del gas si trasmette direttamente al prezzo dell’elettricità. Per attenuare questo effetto, si discute sempre più di meccanismi di “decoupling”, ossia di separazione del prezzo delle rinnovabili da quello del gas, ma si tratta di interventi complessi che incidono sugli equilibri di mercato e sugli incentivi agli investimenti.
Il nostro Paese è più esposto di altri all’attuale crisi?
L’Italia presenta alcuni elementi strutturali di vulnerabilità. Da un lato, avrebbe potuto valorizzare maggiormente la propria posizione nel Mediterraneo, rafforzando non solo le infrastrutture di GNL ma anche una strategia più incisiva di approvvigionamento dal Nord Africa, in particolare dall’Algeria ed dall’Egitto, oltre a un utilizzo più esteso delle risorse nazionali, come i giacimenti dell’Alto Adriatico. Dall’altro lato, sul fronte elettrico, pesa la mancata scelta sul nucleare, che avrebbe garantito una quota di produzione stabile e non dipendente dalle dinamiche dei combustibili fossili. Questa combinazione rende il sistema italiano più esposto alle oscillazioni dei prezzi internazionali.
Ci sono misure che si potrebbero adottare per mitigare gli effetti sulle bollette nel breve e nel medio periodo?
Nel breve periodo gli strumenti sono limitati e sono sostanzialmente di natura fiscale: riduzione degli oneri, crediti d’imposta, interventi diretti a sostegno di famiglie e imprese. Tuttavia, in un Paese con un elevato debito pubblico, tali misure non sono sostenibili a lungo, soprattutto in presenza di shock prolungati come quello del 2022. In questi casi, diventa necessario un coordinamento europeo che consenta deroghe temporanee sia agli impegni di bilancio sia alla disciplina sugli aiuti di Stato. Nel medio periodo, invece, la risposta deve essere strutturale: diversificazione delle fonti, sviluppo delle rinnovabili, investimenti in infrastrutture e, più in generale, rafforzamento della sicurezza energetica.
Quali ostacoli si frappongono ad un maggiore sviluppo delle rinnovabili?
Il principale ostacolo è rappresentato dai processi autorizzativi, spesso lunghi e incerti. Ma ancora più rilevante è la mancanza di un coordinamento nazionale efficace: la frammentazione delle competenze tra Stato e Regioni genera disallineamenti che impediscono uno sviluppo ottimale degli impianti rispetto alle reali potenzialità territoriali. Questo si traduce in inefficienze sistemiche, con costi che alla fine ricadono su cittadini e imprese. Una governance più integrata e tempi autorizzativi certi sono condizioni essenziali per accelerare la transizione energetica.
Potremo mai essere immuni dal punto di vista energetico agli shock derivanti dal contesto internazionale?
Un’immunità completa è difficilmente raggiungibile in un sistema economico aperto come quello europeo. Tuttavia, è possibile ridurre significativamente la vulnerabilità. Oggi l’Italia presenta ancora una dipendenza energetica superiore all’80%, il che implica un’esposizione elevata alle dinamiche geopolitiche. Ridurre questa dipendenza attraverso un mix più equilibrato di fonti, maggiore produzione interna e infrastrutture adeguate può aumentare la resilienza del sistema. L’obiettivo realistico non è l’autosufficienza, ma una maggiore capacità di assorbire gli shock senza trasferirli integralmente su prezzi e competitività.