Il settore agroalimentare sotto la lente dei sociologi: così si fronteggiano crisi e incertezze - Bnews Il settore agroalimentare sotto la lente dei sociologi: così si fronteggiano crisi e incertezze
Il settore agroalimentare sotto la lente dei sociologi: così si fronteggiano crisi e incertezze
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Di fronte a situazioni di crisi, come possono reagire le comunità e le istituzioni? Con quali strumenti le società contemporanee possono prepararsi a gestire periodi di incertezza radicale dalla portata potenzialmente catastrofica? Come riconoscere i segnali precursori? A queste domande risponde Building Local Preparedness to Global Crisis-PRELOC, il progetto sviluppato da ricercatrici e ricercatori del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, nel ruolo di capofila, e delle Università di Pisa e di Bologna. In particolare l’attività si è concentrata sul rapporto tra scienza, tecnologia e società, lavorando sulla nozione di preparedness, traducibile come “preparazione” o “prontezza”, oggi al centro delle politiche globali mirate a fronteggiare le emergenze ambientali e sanitarie.

Dopo aver già affrontato le specificità in campo sanitario, discutiamo degli esiti nel settore agroalimentare con Lavinia Bifulco, coordinatrice del progetto e docente di Sociologia dell’Università di Milano-Bicocca, Laura Centemeri (ricercatrice senior, CNRS - Francia), Maura Benegiamo (ricercatrice, UniPi) e Carla Panico (assegnista di ricerca, UniPi).

Partiamo dall’aspetto metodologico: come è stata condotta la ricerca in relazione agli obiettivi del progetto?

Lavinia Bifulco - In particolare il progetto si è focalizzato sulle situazioni di crisi connesse al rischio pandemico e agli impatti del cambiamento climatico sulle attività agricole, con particolare attenzione all’aspetto della sicurezza alimentare. In una prima fase abbiamo realizzato una mappatura di come la preparedness è oggi implementata in Italia nella sanità e nell’agricoltura. Successivamente l’analisi si è concentrata sia sui dispositivi di preparazione con impatto sulla sanità e sicurezza alimentare, sia sulle loro implementazioni e sulle dinamiche emergenti in alcune aree territoriali. Ne è risultato nell’insieme un quadro non univoco, nel quale sono preponderanti strategie poco efficaci e meno solide rispetto ad altri paesi, non solo europei, ma sono presenti anche pratiche innovative benché molto circoscritte su base territoriale e legate ai contesti specifici. Questa coesistenza di inadeguatezza e potenzialità innovative è stata particolarmente manifesta nell’uso delle cosiddette sentinelle, dispositivi di preparazione che presuppongono la capacità di captare tempestivamente segnali di allerta precoce.

Laura Centemeri - Aggiungiamo che è stata centrale la relazione tra università e territorio e il confronto continuo con stakeholders, istituzionali e non, per la costruzione di uno spazio di dialogo e azione condiviso. È stata inoltre fondamentale la collaborazione con un Advisory Board internazionale e interdisciplinare.

La crisi nell’approvvigionamento di alcuni beni si è manifestata durante il conflitto russo-ucraino. Questo tema evidenzia l'interconnessione tra dimensioni apparentemente molto lontane?

Carla Panico - Il conflitto russo-ucraino rappresenta un esempio lampante della diversità e pluralità di crisi sistemiche che possono minacciare la sicurezza alimentare: in questo caso, si tratta di una crisi geopolitica che si inserisce nel quadro complessivo della crisi climatica e si affianca ad una crisi sanitaria come quella della pandemia da Covid-19. Seppure in modalità differenti, sia la pandemia che la guerra hanno infatti evidenziato l’esistenza di shock sistemici difficilmente prevedibili e la connessa vulnerabilità dei sistemi agroalimentari.

Il conflitto ha avuto un ruolo importante nell’accelerare il dibattito europeo sulla preparazione, costituendo l’input per l’inizio dei lavori sul Meccanismo Europeo di preparazione alle crisi di sicurezza alimentare, sebbene la fase istruttoria nascesse da un processo di consultazione precedente e legato all’esperienza del Covid.

In quale modo la ricerca scientifica e l’utilizzo di tecnologie innovative possono supportare il settore agroalimentare nell’anticipazione e nella gestione della crisi?

Maura Benegiamo - Nel corso della ricerca abbiamo dedicato una grossa attenzione ai processi di intensificazione digitale in corso nel settore agroalimentare, e in particolare al loro legame con la gestione e l’anticipazione delle crisi. I risultati mostrano, però esiti piuttosto controversi dell’applicazione di queste tecnologie.

Nonostante le forti spinte istituzionali, l’agricoltura digitalizzata ha incontrato nel contesto italiano molteplici resistenze, che sono risultate in una percentuale di adozione delle tecnologie ancora molto bassa e nel rafforzamento della tendenza già in atto verso l’intensificazione e l’accentramento. La ricerca sul campo mostra il rischio di una perdita da parte degli agricoltori di capacità di analisi dell’agro-ecosistema a causa della meccanizzazione delle fasi agricole nonché della condizione di stress gestionale dell’azienda. Da questo deriva un indebolimento della funzione di “sentinelle”.

Quali sono gli esiti della ricerca in termini di proposte applicative? Potete farci qualche esempio?

Laura Centemeri - Nell’approfondimento del contesto italiano, allo studio dei dispositivi di preparazione abbiamo affiancato l’osservazione delle pratiche agricole, per indagare se ci sia un’emersione “dal basso” dell’esigenza di preparazione alle crisi, ovvero una dinamica bottom-up.

Il livello delle politiche urbane del cibo è quello in cui avvengono discussioni e sperimentazioni rispetto alla necessità di accrescere la resilienza e la preparazione alle crisi dei sistemi agroalimentari. Più complessa è la situazione nelle aree rurali. Proprio per questo, abbiamo proposto iniziative di natura transdisciplinare per disseminare i risultati della ricerca principalmente in contesti rurali, anche per raccogliere i bisogni conoscitivi specifici che emergono da questi contesti, cercando di sostenere processi di costruzione di reti tra realtà produttive del territorio interessate a un discorso di preparazione e prevenzione.

Cosa rappresenta e cosa può rappresentare l’agricoltura nella nostra società?

Maura Benegiamo - La ricerca ci ha permesso di confermare che l’agricoltura è un’attività di cruciale importanza per le sue ricadute in termini sia sanitari sia ecologici. Troppo spesso, però, le discussioni sull’agricoltura reiterano una visione incentrata in modo quasi esclusivo sul suo essere un settore economico-produttivo. È di fondamentale importanza ragionare su una transizione ecologica dell’agricoltura che metta al centro le preoccupazioni per il reddito e il lavoro di chi fa agricoltura. Al tempo stesso, però, sarebbe necessario un dibattito più aperto sulla diversità dei modi di praticare l’agricoltura e sull’importanza di mantenere questa diversità. A questo fine è determinante il passaggio da una concezione di cibo come merce ad una concezione di cibo come elemento centrale per il sostentamento.


Articolo di Chiara Bulfamante e Enzo Scudieri