Il mistero dei post-it #spreadkindness - Bnews

Vi è mai capitato di imbattervi, in Università - sullo specchio in bagno, alle macchinette del caffè, vicino all’aula di lezione - in un post-it colorato con un breve messaggio del tipo: «Sei bellissim*» o «Non devi fare tutto da sol*: abbiamo tutt*bisogno di una mano di tanto in tanto:)»?. Comune denominatore dei messaggi: la presenza dell’hashtag spreadkindness, cioè diffondere gentilezza. Piccole frasi, di incoraggiamento e conforto, che ora si stanno moltiplicando in tutto il Campus.

Noi investigatori di Bnews – che curiosi lo siamo di natura e professione – siamo andati sulle tracce della persona che ha ideato tutto e abbiamo fatto una chiacchierata con lei, per capire com’è nata l’idea e come si sta evolvendo. Non sveleremo il nome, ma lasceremo degli indizi…

Innanzitutto, raccontaci il perché del tuo primo post-it…

Durante l’inverno scorso avvertivamo tutti un po’ la fatica del periodo, tra lezioni e studio. In particolare, una mia cara amica era giù di morale. Ho pensato di scriverle un post-it per incoraggiarla e poi l’ho attaccato, senza pensarci troppo, sullo specchio di un bagno dell’edificio U9, dove facciamo lezione. Ci siamo fatte una foto insieme col post-it e l’abbiamo postata sui nostri profili Instagram.

Cos’è successo dopo?

I nostri amici hanno iniziato a commentare il post, a dirci che era un’idea carina e soprattutto che era servita a dare un po’ di conforto, di leggerezza direi. Così ho iniziato a metterne altri un po’ ovunque: nelle aule di lezione, sulle pareti del corridoio, alla macchinetta del caffè. Ne avevo ancora attaccati pochi, due-tre, quando ho pensato di aprire una pagina Instagram apposita (@spreadkindness_unimib) perché volevo diffondere positività il più possibile e raggiungere più persone. Nata un po’ per gioco, col tempo volevo fosse utile.

Hai avuto riscontri da qualcuno dopo aver letto un post-it?

Sì, diversi ragazzi mi hanno scritto privatamente dicendomi che avevano trovato il post-it e che il messaggio li aveva aiutati, spiegandomi il contesto in cui l'han trovato. Ad esempio, due persone di recente mi han scritto che avevano letto dei miei post-it dopo la pubblicazione degli esiti di un esame andato male e il messaggio li aveva rincuorati. Di solito sono studenti, ma ho capito che anche altri hanno condiviso: forse docenti?

A cosa possono servire, secondo te, questi piccoli messaggi gentili?

Spero possano essere utili come conforto e aiuto nelle piccole “crisi” di noi studenti, dalle quali prima o poi siamo passati tutti: un esame andato male, un momento difficile personale. Un piccolo aiuto per ridimensionare problemi che sembrano insormontabili («prenditi una pausa, respira. Pensa che domani andrà meglio»). Scrivo quelle frasi che io stessa vorrei sentirmi dire nei miei “momenti no”, quando mi sento sopraffatta dai problemi.

E tu, cosa vorresti trovare come piccolo messaggio gentile?

Scrivendo io i post-it, spesso e volentieri i messaggi sono indirettamente anche per me. Penso che vorrei qualcosa sul non farmi sopraffare dall'ansia, oppure sull’ apprezzare di più le piccole cose e non lamentarmi.
Non sempre ho la leggerezza che vorrei. Anche per questo penso che la mia identità sarà sempre al sicuro: nessuno mi assocerebbe a Spread Kindness se non conoscendomi bene…

Sul profilo Instagram inviti tutti ad aggiungere altri messaggi per il Campus. Cerchi altri “ambasciatori di gentilezza”?

Sì, mi piacerebbe che qualcuno si proponesse per far arrivare i post-it gentili in tutti gli edifici di Milano-Bicocca. Io non riesco a raggiungerli tutti, anche se ultimamente sono uscita dalle mie mete solite, facendo un giro in Piazza della Scienza. La mia idea ora è proprio di diffondere gentilezza il più possibile, in tutto l’Ateneo!