Smartworker

Genitori in smart working e figli a casa da scuola: come sopravvivere?

L’emergenza sanitaria ha costretto molte famiglie con figli ad affrontare una situazione inedita e complessa: genitori che devono lavorare da casa e contemporaneamente devono prendersi cura dei figli, impossibilitati a frequentare la scuola e, in molti casi, tenuti a seguire la didattica a distanza.
Un problema di conciliazione che pare a prima vista irrisolvibile, visto che il ricorso ad aiuti esterni - nonni e/o baby sitter - non è stato possibile nella fase 1 ed è tuttora sconsigliato, mentre le scuole rimarranno chiuse sicuramente fino a settembre.
Eppure le famiglie in qualche modo sono riuscite in questa impresa, che ha avuto e rischia di avere in futuro, costi personali e sociali molto elevati. Emergono con ancora più forza le diseguaglianze tra nuclei famigliari: c’è ad esempio chi il lavoro lo ha perso, chi è genitore single, coppie in cui entrambi lavorano da remoto, famiglie con relazioni molto conflittuali e pochi margini per definire strategie di conciliazione.

Nella speranza che presto la politica intervenga con soluzioni reali a questi problemi (bonus e congedi straordinari non bastano), è possibile rintracciare nella situazione attuale delle potenzialità di trasformazione.

Abbiamo chiesto a Sveva Magaraggia, docente di sociologia della famiglia e Giovanna Fullin, docente di sociologia del  lavoro, qualche consiglio e questi sono i dieci “nodi”, secondo loro, da cui partire:

  1. Cercare di definire chiaramente il tempo dedicato al lavoro, stabilendo degli orari, per evitare che il tempo di lavoro invada il tempo che si intende dedicare ad altro. Questo rischio è particolarmente elevato quando tutte le attività devono svolgersi nello stesso luogo. Allo stesso modo cercare di preservare un tempo esclusivo per i figli, in modo che non venga interrotto dalle altre attività.

  2. Praticare consapevolmente il diritto alla disconnessione, ovvero definire alcuni momenti della giornata in cui ci si impone di non controllare la mail e, se possibile, di spegnere il telefono. Lavorare da remoto non implica dover essere sempre raggiungibili.

  3. Valorizzare i margini di flessibilità offerti dallo smart working facendo presente al datore di lavoro i vincoli derivanti dalla vita famigliare in questo periodo di emergenza. La situazione di eccezionalità in cui si trovano le famiglie con figli può essere esplicitamente richiamata – sia dai padri che dalle madri - nel richiedere anche ai datori di lavoro collaborazione alla conciliazione.

  4. Nelle coppie in cui tutti e due i genitori lavorano, è importante considerare sullo stesso piano le necessità lavorative e le aspirazioni di entrambi. Si rischia altrimenti di dare minor peso al lavoro delle madri. Queste ultime, infatti, sono generalmente più coinvolte nelle attività di cura e ricoprono spesso posizioni professionali più deboli di quelle dei padri. Non per minori competenze ma piuttosto per il persistere di diseguaglianze. La consapevolezza di questo rischio dovrebbe indurre a valutare in maniera più chiara desideri e vincoli di entrambi i partner, senza dare per scontato che alcuni siano più importanti di altri.

  5. Dalla conciliazione alla condivisione. La situazione di compresenza prolungata rende più evidenti le attività necessarie alla cura della casa e alla preparazione del cibo, che in passato avvenivano “dietro le quinte” e può essere una buona occasione per far emergere le contraddizioni e le imperfezioni della suddivisione dei ruoli all’interno delle famiglie. Sia tra genitori che tra genitori e figli, quando questi sono abbastanza grandi per contribuire alle attività famigliari. A questo fine si possono adottare degli utili stratagemmi.

  6. Non dare per scontato chi fa cosa. La situazione emergenziale può essere l’occasione per re-inventare la suddivisione dei ruoli all’interno della famiglia.

  7. Se possibile, invertire i ruoli nello svolgimento delle attività di cura e famigliari, anche solo per un giorno, per acquisire consapevolezza del carico di lavoro che grava sugli altri membri della famiglia.

  8. Coinvolgere i figli (se non sono troppo piccoli) nello svolgimento delle attività domestiche. Ai figli possono essere attribuiti compiti ben definiti, che siano in grado di svolgere autonomamente, cogliendo l’occasione per sollecitarli a sentirsi membri attivi della famiglia e ad apprendere nuove competenze e modelli di genere più egualitari.

  9. Preservare degli spazi di indipendenza e di solitudine. Salvaguardare anche i propri spazi individuali, non solo per lavorare ma per stare con sé stessi. Basta poco, ma sono necessari. Un tempo per sé che nella vita prima dell’emergenza sanitaria era ritagliato in tanti momenti (anche solo nel tragitto casa-lavoro o scuola-casa) ma c’era.

  10. Guardare anche oltre la famiglia. Le famiglie sono comunità di vita inserite in un contesto locale che può diventare una risorsa: dalla solidarietà nei condomini, ai gruppi di acquisto e di mutuo aiuto, alle social street e a quanto altro i quartieri hanno da offrire. Distanziamento sì, purchè in relazione.

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