Entriamo in un supermercato e riempiamo il carrello quasi automaticamente: frutta e verdura di ogni tipo, farine, spezie, bevande e alimenti trasformati sembrano essere sempre a nostra disposizione. Dietro ciascuno di questi prodotti, però, esiste una rete complessa fatta di piante, animali, microrganismi, suoli fertili, acqua e processi naturali.
Che cosa accadrebbe se questa rete s’indebolisse? Quali alimenti rischieremmo di non trovare più? E quanto incidono la biodiversità e i servizi ecosistemici sulla qualità, sulla sicurezza e sul costo reale di ciò che mangiamo?
Sono le domande al centro di “Scaffali vuoti: il costo invisibile dei servizi ecosistemici”, l’iniziativa organizzata dall’Università di Milano-Bicocca il 16 ottobre 2026, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione. I ricercatori del nostro ateneo ci accompagnano alla scoperta del legame tra biodiversità, sicurezza alimentare, salute e qualità del cibo.
Tra Piazza della Scienza e la galleria sottostante, stand divulgativi, visite guidate e l’installazione “Il supermercato del futuro” renderanno visibili i legami che uniscono gli ecosistemi alla nostra alimentazione. Il programma comprende anche il talk “La biodiversità che finisce nel piatto”, durante il quale ricercatori e docenti dell’Ateneo seguiranno il viaggio del cibo dalla diversità biologica dei campi fino al nostro organismo.
La biodiversità che finisce nel piatto
Il viaggio comincia molto prima della tavola, parte dalla varietà delle specie, dalle caratteristiche genetiche delle piante e dall’insieme di organismi che rendono possibile la produzione alimentare.
«Tutto comincia dalla biodiversità e dall’intelligenza dei primi agricoltori, che hanno osservato le piante e selezionato i tratti genetici più interessanti. Hanno scoperto, per esempio, che i cereali producono semi ricchi di amido e che le leguminose offrono semi con un elevato contenuto di proteine e zuccheri. L’erosione della biodiversità minaccia non solo i progenitori selvatici delle piante coltivate, ma anche la possibilità per le future generazioni di scoprire nuovi alimenti, ingredienti e integratori naturali. Se perdiamo queste varietà, potremmo rinunciare a risorse ancora inesplorate e mettere a rischio alimenti che oggi consideriamo scontati», spiega Massimo Labra, professore di Botanica generale all’Università di Milano-Bicocca.
Molti prodotti, poche varietà
A prima vista, gli scaffali dei supermercati sembrano offrire una scelta quasi illimitata, eppure una parte consistente della produzione alimentare dipende da un numero ristretto di specie e varietà.
«L'abbondanza che vediamo sugli scaffali risponde principalmente a esigenze commerciali di standardizzazione, ben diverse dalla reale diversità biologica. L'agrobiodiversità si misura nella ricchezza di combinazioni genetiche uniche: è questo patrimonio spesso invisibile a garantire la resilienza delle colture e a fornirci le risposte necessarie per affrontare le sfide ambientali e climatiche del futuro», osserva Fabrizio Grassi, professore di Botanica generale.
La carta d’identità degli alimenti
Una volta raccolto o prodotto, il cibo intraprende un altro viaggio, attraversa filiere spesso lunghe e articolate prima di raggiungere i punti vendita. Verificarne l’identità e la corrispondenza con quanto dichiarato è essenziale per garantirne autenticità e sicurezza.
«Un filetto di pesce, una tisana o un prodotto trasformato possono perdere le caratteristiche che ci permettono di identificarne gli ingredienti, ma conservano informazioni genetiche che possiamo analizzare. Attraverso gli strumenti molecolari possiamo confrontare queste informazioni con librerie genetiche di riferimento, verificare quali specie siano realmente presenti e individuare eventuali sostituzioni o ingredienti non dichiarati. Conoscere e caratterizzare la biodiversità diventa quindi fondamentale anche per controllare l’autenticità degli alimenti e rendere le filiere più trasparenti», racconta Jessica Frigerio, ricercatrice di Botanica generale.
Il viaggio continua
Il percorso non termina quando mangiamo, le sostanze presenti negli alimenti vengono assorbite e utilizzate dal nostro organismo attraverso processi complessi.
«Il cibo che assumiamo non si limita a soddisfare il palato, ma avvia una complessa cascata metabolica: ogni nutrimento viene assorbito, trasformato e veicolato nel nostro organismo. Attraverso la chimica degli alimenti possiamo osservare ciò che avviene oltre al piatto, analizzando la composizione del cibo e come i nutrimenti interagiscono con i nostri sistemi cellulari. È grazie a questa conoscenza che possiamo capire il valore di ciò che mangiamo, isolare principi attivi e formulare prodotti ricchi di molecole benefiche. Nutrirsi è un continuo dialogo con il nostro organismo e comprendere queste interazioni ci fornisce gli strumenti per il mantenimento del benessere del nostro corpo», spiega Stefania Pagliari, ricercatrice di Chimica degli Alimenti.
La chimica che protegge il cibo
Il percorso di un alimento, dal campo allo scaffale, attraversa numerose fasi nelle quali qualità e sicurezza devono essere costantemente controllate. Materie prime, trasformazione, confezionamento, conservazione e distribuzione possono compromettere qualità e sicurezza: per questo è fondamentale disporre di strumenti capaci di verificare ciò che accade lungo l’intera filiera.
«Attraverso la chimica possiamo vedere ciò che a occhio nudo non possiamo osservare: come cambia un alimento nel tempo, se mantiene la sua qualità e se sono presenti sostanze indesiderate. Attraverso l’analisi della composizione e dei processi di degradazione possiamo individuare contaminanti, verificare autenticità e qualità e definire le condizioni più adatte per conservare gli alimenti più a lungo. In questo senso, la chimica non è qualcosa che si aggiunge al cibo: è uno strumento fondamentale per proteggerne sicurezza, qualità e valore, contribuendo anche a ridurre gli sprechi», sottolinea Luca Campone, professore di Chimica degli Alimenti.
Il costo che non compare sullo scontrino
Il prezzo indicato sull’etichetta racconta soltanto una parte della storia, non sempre comprende il consumo di acqua e suolo, la perdita di biodiversità, l’inquinamento prodotto lungo la filiera o le conseguenze sociali dei diversi modelli produttivi.
È il costo invisibile del cibo, che non paghiamo immediatamente alla cassa, ma che può ricadere sull’ambiente, sulla salute e sulle generazioni future.
Ad approfondire questi aspetti sarà il secondo talk della giornata, “Il costo nascosto del cibo: una scelta consapevole”, dedicato ai costi ambientali, economici e sociali della produzione alimentare. Con il contributo di ospiti esterni, l’incontro allargherà lo sguardo ai costi della filiera, ai vantaggi della filiera corta, al ruolo delle politiche alimentari e all’impatto delle scelte dei consumatori.
Rendere visibili queste connessioni è anche l’obiettivo del “Supermercato del futuro”, l’installazione che il 16 ottobre condurrà il pubblico dentro uno scenario possibile: quello di scaffali più poveri perché privati dei servizi ecosistemici che oggi rendono disponibile gran parte di ciò che mangiamo.
Il percorso proseguirà tra gli stand divulgativi di Piazza della Scienza, dove sarà possibile conoscere le attività di ricerca sviluppate nell’ambito del Living Lab della Piazza, oggi denominato Regenera. Rigenerato negli ultimi anni, questo spazio urbano è diventato un luogo di sperimentazione e confronto tra università, imprese e cittadini. Attraverso i contributi di dottorandi, ricercatori e docenti, gli stand mostreranno il ruolo dei servizi ecosistemici nella qualità della vita e nella sostenibilità degli ambienti urbani.
Un invito a guardare il carrello con occhi diversi e a riconoscere che, dietro ogni prodotto, esiste oltre ad una filiera economica anche una rete vivente dalla quale dipende il nostro futuro.
Scopri l'evento e partecipa alle iniziative
> Scaffali vuoti: il costo invisibile dei servizi ecosistemici
16 ottobre 10:00 | 15:00
Università degli Studi di Milano-Bicocca