Coronavirus, come cambia la socialità urbana e individuale

Ridurre la socialità. Evitare i contatti allo stretto necessario. Sono alcune delle indicazioni che arrivano dalle Autorità e dai media per contenere il contagio da coronavirus. Ma queste misure di prevenzione come cambiano il nostro vissuto quotidiano? Giampaolo Nuvolati, Prorettore per i Rapporti col territorio, ci offre il suo punto di vista di sociologo urbano e appassionato flâneur.

Città deserte. Com’è cambiato il volto delle nostre città in questi giorni, a causa dell’emergenza sanitaria?

Quello che più mi ha colpito in questa situazione è l’aspetto sensoriale. Tutti i sensi sono coinvolti: la vista, per l’inusuale assenza di persone; il tatto, per l’impossibilità di toccare gli oggetti; forse anche l’olfatto, a causa delle minori auto presenti in città. 
Il più coinvolto dei sensi è l’udito: la mancanza di rumore, i suoni più attutiti. Un vero e proprio quadro distopico, che mi richiama alla memoria sequenze di film di fantascienza.

Quali mutamenti invece si riscontrano nelle nostre abitudini sociali?

Non credo che questa situazione comporti dei veri e propri cambiamenti delle abitudini, a parte le situazioni di congestione nei supermercati (vere o presunte che siano). Ora il vero rischio è l’aumentare delle distanze tra noi e l’altro: in una società dove già è forte questo sentimento, basti pensare al rapporto con i migranti, la possibilità che la sensazione di sospetto e di diffidenza ci allontani, è grande e pericolosa.

Secondo lei, è reale il rischio isolamento?

Sì, è possibile che qualcuno ecceda nella chiusura verso l’altro, proprio a causa dell’aumento delle distanze.

Cosa la colpisce di più della nostra reazione a questa emergenza?

Dalla seconda guerra mondiale in poi, noi occidentali stiamo vivendo un periodo di pace e soprattutto di benessere: un evento come questo che mette in discussione le nostre sicurezze, date per acquisite, per noi è nuovo, non lo conosciamo quindi fatichiamo ad affrontarlo. E in più ha una origine lontana che non riusciamo a controllare. Più o meno come nel caso dell'inquinamento globale. 

Gli svantaggi sono sicuramente molti. Possono anche nascere nuove opportunità?

Una situazione d’emergenza come quella che stiamo vivendo potrebbe portare a un senso maggiore di solidarietà ma solo se si superasse una certa diffidenza. Questo però è un mio auspicio e temo non sia verificabile se non nel tempo.

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