Cittadine e cittadini dell’oceano grazie ai cartoons - Bnews

Cortometraggio "A Whale's Tale" (2018), esempio di materiale cinematografico utilizzato a scopo didattico

Cosa si intende quando si parla di “cittadinanza oceanica”? Erica Neri, ricercatrice e tutor per l’insegnamento di didattica della geografia, ce lo chiarisce subito: «significa sentirsi cittadini e cittadine dell’oceano, cioè essere consapevoli dei diritti che da esso beneficiamo e dei doveri che abbiamo verso la parte blu del nostro pianeta che ricopre più del 70% della superficie terrestre».

Una sorta di percorso verso la consapevolezza che per Erica è iniziato anni fa e che ora ripercorre con noi.

Quando è nato il legame tra queste tue due passioni, mondo dell’educazione e mondo marino?

Mi sono laureata nel 2018 in Scienze della Formazione Primaria con una tesi volta ad indagare l’idea che i bambini hanno del mare e quali sono, all’interno dell’educazione geografico-ambientale, gli strumenti didattici utilizzati per trattare la geografia umana del mare.

L’ispirazione e il desiderio di indagare queste tematiche sono nati grazie a due stage svolti presso il Centro di Ricerca e Formazione dell’Università di Milano-Bicocca sull’ isola di Magoodhoo, una piccola isola abitata facente parte dell’atollo di Faafu, nel cuore dell’oceano Indiano.

Grazie al primo stage, di ecologia marina tropicale, ho acquisito una preparazione pratica e teorica di base su alcuni aspetti della formazione e dell’ecologia di uno dei più ricchi e interessanti ecosistemi marini tropicali al mondo, quello delle scogliere madreporiche.

Il secondo, la Winter School: “L’isola di Magoodhoo. Luoghi e comunità locali di fronte al cambiamento”, mi ha permesso di entrare in contatto con gli attori sociali della comunità locale e in particolare di vivere la comunità scolastica dell’isola.

Cos’è cambiato al tuo rientro in Italia?

Oltreoceano ho cominciato a pormi delle domande su quel popolo, sui bambini e le bambine di Magoodhoo, sulla loro scuola, sulle loro geografie e sull’importanza che riveste l’oceano e più in generale l’acqua nella loro vita e una volta tornata a casa mi sono posta le stesse domande, indirizzandole però al contesto scolastico italiano.

Dopo esperienze di docenza nella scuola primaria e dell’infanzia, ho sentito il bisogno di dedicarmi alla ricerca e attualmente sto svolgendo un dottorato di ricerca in Educazione nella Società Contemporanea sempre presso l’Università di Milano-Bicocca.

Inoltre il tema dell’educazione ambientale marina mi è a cuore da diversi anni, infatti dal 2017 faccio parte di Gream (Gruppo di ricerca sull’Educazione Ambientale Marina), fondato dal professor Enrico Squarcina, che ha tra i suoi obiettivi quello di indagare le modalità di trasmissione e di apprendimento dell’educazione ambientale e dell’educazione alla cittadinanza riferite all’ambiente marino pubblicando articoli scientifici, divulgativi, video ed immagini utili alla didattica e all’approfondimento di queste tematiche. In questo ambito ho avuto modo di partecipare al Congresso del Centenario dell’ UGI (Unione Geografica Internazionale) di Parigi 2022 (18 al 22 luglio 2022) che ha riunito geografi e geografe da tutti i continenti.

In cosa consiste il tuo progetto di ricerca attuale?

Il mio progetto, in linea con il programma del «Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile» (2021-2030) e più in generale con l’Ocean Literacy e quindi con lo sforzo conoscitivo e divulgativo riferito all’ambiente marino, intende proporre l’uso di materiali cinematografici per promuovere l’educazione ambientale marina.

Vuole inoltre riflettere sul ruolo che il visuale, in particolare il cinema d’animazione, può giocare nella didattica della geografia utilizzando il potere descrittivo ed evocativo di cortometraggi e lungometraggi d’animazione.

Il progetto di dottorato è stato costruito all’interno del Prin “Greening the Visual: an Environmental Atlas of Italian Landscape” (PRIN, 2017-0422). L’obiettivo comune all’intero gruppo di ricerca, coordinato dalla professoressa Elena dell’Agnese, è quello di indagare come le rappresentazioni visuali influenzino e determinino il discorso ambientale. Il Prin ha previsto tra i suoi obiettivi la costruzione di un sito web specifico dedicato al progetto che contenga un atlante digitale dei paesaggi ambientali italiani.

Cosa si prefigge e a chi è rivolto questo progetto?

L’obiettivo principale è favorire un senso di cittadinanza oceanica negli studenti già dai primi anni di scuola. Infatti, dopo la selezione e la presa in esame di corti e lungometraggi d’animazione riferiti al mare svoltasi soprattutto durante il mio primo anno di dottorato, ho fatto ricerca sul campo, coinvolgendo studenti e insegnanti di diverse scuole primarie.

La tecnica utilizzata in questa fase di ricerca-azione è stata quella della film-elicitation che ha l’obiettivo di incoraggiare la raccolta di informazioni grazie al supporto dei materiali audiovisivi. Da un lato, ciò serve per verificare il grado di consapevolezza degli insegnanti del ruolo attivo dei cartoons nel costruire l’idea di natura e del rapporto tra quest’ultima e gli esseri umani; dall’altro per rafforzare negli studenti la consapevolezza dell’importanza degli ambienti naturali e della necessità di prendersene cura.

Cosa comporta avere la “cittadinanza oceanica”?

Vuol dire adottare politiche volte alla tutela di questo spazio, a cui dobbiamo molto, come prima cosa l’ossigeno che respiriamo. Prendersi cura dell’ambiente marino richiede conoscenza e appropriazione affettiva. Per questo è fondamentale incoraggiare nei più giovani l’amore verso l’ambiente, auspicandoci che ne derivi un legame duraturo e profondo quanto il nostro mare.