Bicocca ospita la settima edizione del campionato universitario di Scacchi - Bnews Bicocca ospita la settima edizione del campionato universitario di Scacchi

Bicocca ospita la settima edizione del campionato universitario di Scacchi

Bicocca ospita la settima edizione del campionato universitario di Scacchi
bicocca scacchi stretta di mano

Ha vinto l’Università di Padova, la Bocconi è arrivata seconda e la squadra del nostro ateneo, campione in carica, questa volta si è classificata terza. Padova vince per la prima volta da quando il torneo si tiene in presenza, ma considerando anche le quattro edizioni “virtuali” è ora l’ateneo che ha riportato il maggior numero di vittorie: in totale tre; e in fin dei conti, sulla base della media del punteggio Elo dei suoi giocatori, era la squadra favorita.

Se per caso vi state chiedendo cos’è il punteggio Elo, la risposta è che si tratta di un sistema di calcolo statistico introdotto negli anni Sessanta dal fisico e scacchista ungherese Arpad Elo. In pratica ad ogni partita viene assegnato ad un giocatore un incremento o decremento sulla base della probabilità che aveva di vincere la sfida contro un avversario dotato di un punteggio più alto o più basso. Per avere un’idea, un giocatore di “Prima categoria nazionale” ha un ELO superiore a 1800; i giocatori più forti a livello internazionale hanno un punteggio superiore a 2600 e la squadra dell’ateneo patavino aveva nel complesso una media di 2170.

Terminati i sette turni che si sono svolti sulle 40 scacchiere allestite nella Galleria espositiva e nello spazio Agorà dell’U6, si è tenuta la premiazione alla presenza del Presidente della Federazione scacchistica italiana, Luigi Maggi e della delegata del Rettore per lo sport universitario, professoressa Francesca Re.

«Il livello della competizione si è alzato così come il numero delle squadre partecipanti, passato da 16 della scorsa edizione a 20 di questa, anche se il nostro ateneo ha dovuto presentare due formazioni per ovviare al numero dispari delle squadre», ci racconta il professor Andrea Marletta, da un decennio ormai principale animatore del movimento scacchistico in Bicocca. Durante la premiazione è stata annunciata anche la sede della prossima edizione del torneo universitario che si svolgerà a Pordenone, capitale italiana della cultura nel 2027.

L’interesse per gli scacchi in generale è in crescita, come conferma anche il torneo individuale, organizzato nell’ambito di Università svelate, che ha avuto un grande successo, i posti sono andati a ruba e hanno partecipato anche esterni. «Molte scuole ormai - continua Marletta - hanno come insegnamenti extracurriculari i corsi di scacchi, gli istruttori che formano gli studenti in Bicocca hanno agende molto fitte».

Si è molto discusso in ambito di ricerca accademica sul fatto che gli scacchi possano diventare un insegnamento curriculare, che l’abitudine al gioco possa portare al miglioramento delle prestazioni scolastiche, ma in realtà il tema è controverso. Certamente sviluppano capacità di concentrazione, problem solving, attitudine al calcolo, memoria e autocontrollo: durante una partita, mantenere l’attenzione è essenziale per evitare errori e cogliere le opportunità che si presentano. In un’epoca caratterizzata da continue distrazioni digitali, allenare la mente a restare concentrata può essere un vantaggio, evitando però che diventi anche questa un’ossessione.

«Sicuramente gli scacchi non sono di per sé una prova di una maggiore intelligenza - continua Andrea Marletta - se si fa giocare un ragazzo che ha ottimi voti non è detto che vincerà o perderà con un avversario che non ne ha di altrettanto buoni. In realtà le capacità che si vanno a sviluppare sono di tipo soft, trasversali. Sono state fatte anche delle indagini sulla correlazione tra QI ed Elo, ma la relazione è stata smentita».

Inutile anche andare alla ricerca di una relazione di tipo disciplinare, nel senso che coloro che sono appassionati di una certa materia siano più portati a questo gioco. «Quando abbiamo formato nel 2017 il gruppo scacchistico della Bicocca, ci siamo resi conto dai dati delle iscrizioni che i ragazzi provengono da qualsiasi facoltà, mentre qualcuno potrebbe pensare che il grosso dei giocatori provenga da facoltà STEM».

Un ultimo aspetto da considerare è quello della socialità: nonostante gli scacchi siano spesso considerati un’attività solitaria, il torneo ha dimostrato il contrario. Le mosse possono essere ripensate, analizzate e discusse tra appassionati. In generale il bello è che è un tipo di gioco in cui possono confrontarsi persone di età, sesso e condizioni fisiche assolutamente diverse, e spesso a vincere sono i più piccoli, molto competitivi e con una grande voglia di imparare.