Ansia da Coronavirus? Suggerimenti per affrontarla - Bnews

Abitudini stravolte, quotidianità da riorganizzare e un po' di inevitabile apprensione per quello che sta accadendo intorno a noi. Forse è arrivato il momento di fare chiarezza per capire come vivere il più serenamente possibile una situazione inedita come quella che si è profilata con l'emergenza Coronavirus. Ecco i consigli di Giuseppe Carrà, professore di Psichiatria all'Università di Milano-Bicocca.

Professore, innanzitutto come ci si deve rapportare con il bombardamento di notizie che arrivano sul Coronavirus?

Non è facile perché ci sono molteplici fonti non infrequentemente discordanti. Questo sicuramente induce grande confusione, che è l'origine di ogni ansia. Il rimedio sarebbe una maggiore presenza dei soggetti istituzionali e dei loro contenuti anche sui social media, perché affidare la comunicazione ai soli decreti e ordinanze risulta poco efficace. Per il cittadino occorrerebbe fare riferimento alle fonti di notizie messe a disposizione dai soggetti istituzionali ma tradotte in linguaggio “laico”: per esempio, Epicentro (https://www.epicentro.iss.it/), organo dell'Istituto superiore di Sanità, offre utili e interessanti informazioni sul virus in termini generali, senza sensazionalismi. Un’analoga presenza sui social media probabilmente sarebbe preziosa.

Da questa settimana in molti, al Nord Italia, lavoreranno da casa. Come farlo il più serenamente possibile?

Andrebbe ricordato che questa è una circostanza resa indispensabile dall'evolversi degli eventi, nella quale il singolo si trova a vivere un ruolo di isolamento, di sacrificio della libertà e dei propri diritti individuali, a beneficio della collettività. Un ruolo da non vivere in termini di colpa o di rabbia, ma di valore sociale.

Si può reagire all’isolamento?

Questo isolamento, accentuato dalla chiusura di scuole e altri situazioni di socialità, può portare a un indebolimento del senso di sicurezza. Ma questa situazione di disconnessione forzata dalla società può diventare un'occasione per confrontarsi in gruppo con gli amici, i conoscenti, i colleghi che stanno vivendo esperienze analoghe. In questo senso i mezzi digitali, dalla chat di whatsapp alle varie piattaforme di lavoro, così problematici quanto a diffusione del contagio emozionale per l’emergenza, tornano utili proprio per mettere a confronto, online, le proprie esperienze di vissuto, gli stati d'animo, le emozioni provate stando fisicamente lontani gli uni dagli altri.

Una volta terminato il lavoro, consigli per staccare?

L'ideale è cogliere le opportunità di questa circostanza forzata di telelavoro o smartworking. In termini di qualità di vita si recuperano le ore passate sui mezzi di trasporto per spostarsi verso il luogo di lavoro e si possono riscoprire dimensioni emotive della nostra routine scomparse a nostra insaputa: un libro da leggere prima di cena, momenti da trascorrere con i figli che prima intravedevamo appena.

Ha accennato ai figli, come spiegare loro la chiusura delle scuole?

Come in qualsiasi occasione critica, occorre dire la verità, ovviamente traducendola nel linguaggio adatto all'età del bambino o del ragazzo. Più in generale, in tutte le situazioni, un approccio che porti a nascondere o mistificare la realtà diventa potenzialmente dannoso nel rapporto col figlio e nella sua prospettiva evolutiva. La fiducia di natura emotiva nella figura genitoriale va preservata, a maggior ragione nelle situazioni più critiche. Poi non occorre dire tutto nei particolari: i bambini sono meno esigenti di informazioni rispetto agli adulti. Siamo noi adulti quelli che cercano un eccesso di informazioni dai social per placare l'ansia. I bambini hanno un’intelligenza emotiva sicuramente superiore a quella degli adulti….

Quando si esce di casa, come gestire eventuali apprensioni?

Bisogna farlo senza pensarci troppo. Innanzitutto, secondo le evidenze dell'epidemiologia e dell'infettivologia si corrono rischi reali solo in caso di assembramenti. Poi, in termini psicologici, bisogna evitare di riflettere troppo a lungo su una circostanza ritenuta negativa e che porta all’inazione attraverso una vera e propria distorsione cognitiva. Se devo andare in ufficio, al supermercato o al negozio sotto casa, ci vado subito. Senza imprudenze, ma subito.