“La perfezione del dolore” oltre la pandemia

L’incontro furtivo con un amico per ricevere le mascherine. La compilazione dell’autodichiarazione per lo spostamento. Il viaggio in un treno deserto. Gli alberi di piazza dell’Ateneo nuovo che sbocciano, «insensibili alle vicende umane». I ricordi del passato. I confronti della realtà con il «mondo di prima». Gli «squarci di vita» attraverso il monitor. Un’epifania inaspettata e la scoperta di quanto sia importante nella vita «sedersi nel posto giusto». Sono alcuni delle situazioni narrate ne “La città proibita”, uno dei racconti scritti da Giovanni Iorio, professore ordinario di Diritto privato del nostro ateneo, e raccolti in “La perfezione del dolore”, libro appena pubblicato dalla casa editrice BastogiLibri. Sono racconti ambientati in un arco temporale che va da marzo a maggio 2020, il periodo del primo lockdown, e “La città proibita” descrive il viaggio del professore da casa, nel comasco, fino all’Università di Milano-Bicocca per seguire la discussione delle tesi di laurea online. Ne parliamo con l’autore.
Partiamo dal terzo racconto, “La città proibita”.
Degli otto è l’unico autobiografico. Nasce dalle impressioni personali che avevo maturato in quel viaggio intrapreso per presenziare in occasione della discussione delle tesi di laurea in Giurisprudenza. Ricordo ogni singolo particolare di quella giornata. Eravamo a fine marzo, in pieno lockdown, quando anche un semplice spostamento sembrava un’impresa. Era il mio primo ritorno in università. Era anche la prima volta che rivedevo gli studenti in video. Definisco Milano “la città proibita” perché in quei giorni era tutto bloccato. Eravamo chiusi in casa. Forse non tutti lo ricordano, ma persino le mascherine non erano ancora così diffuse. E, come racconto, mi sono fatto aiutare da un amico per averne qualcuna.
Nella “Città proibita” come negli altri sette racconti sembra esserci speranza nella distanza e nel dolore.
Il dolore si può affrontare in due modi: si può fingere che non ci sia, nascondendolo e cercando scorciatoie, o affrontarlo a viso aperto per uscirne migliori. La raccolta si intitola “La perfezione del dolore” perché penso che dai momenti più duri, dalle grandi tragedie della vita possa venire una maggiore consapevolezza di sé e della realtà. Come succede ai miei protagonisti. Queste situazioni di emergenza possono, devono insegnarci a dare il giusto valore alle cose, capire quali siano veramente importanti per noi, quali siano le più autentiche. Per cercare di vivere una vita migliore di quella vissuta prima del Coronavirus.
Scrittore e professore: come si conciliano le due professioni?
In realtà hanno molto in comune. Mi piace considerare i giuristi come degli “osservatori attenti della realtà”: osservano la vita e la riconsiderano nell’ambito delle norme che studiano. Conosco molti colleghi che hanno pubblicato romanzi o li tengono nel cassetto.
Prossima opera?
Sto scrivendo un romanzo incentrato sul valore della scrittura come capacità dell’uomo di cambiarsi attraverso la parola e la riflessione scritta. Di fronte a eventi così forti come la pandemia, scrivere ci aiuta a dipanare il senso delle cose e a metterle in ordine.

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