Facebook Datagate, i social dopo lo scandalo

“Rifiutare i social network non serve. Impariamo piuttosto a usarli più consapevolmente e con spirito critico”. A dirlo, ai tempi del Facebook Datagate, è Andrea Rossetti, docente di Filosofia del diritto e Informatica giuridica all’Università di Milano-Bicocca e tra i fondatori del Bicocca Security Lab. Il caso è noto: sono accusa sono finiti il social network più diffuso al mondo e Cambridge Analytica, società di analisi dei big data che avrebbe raccolto i dati di 50 milioni di cittadini tratti dal database di Facebook per delinearne i profili in mode da rendere più efficaci e personalizzate le comunicazioni e la propaganda di numerosi politici, da Donald Trump ad esponenti dei partiti britannici pro-Brexit.
Professore, Facebook ha agito contro legge?
Questo non è ancora stato chiarito. Non dobbiamo dimenticare che noi siamo la merce di Facebook e quando scegliamo di iscriverci, accettandone i termini d’uso, concediamo al social network di riutilizzare i nostri dati pubblici, quelli che chiunque, non solo gli amici, può vedere. In linea di massima potrebbero prendere una mia foto, ingigantirla ed esporla in piazza Duomo. E io non potrei farci nulla. Se invece Cambridge Analytica ha avuto accesso ai dati privati di quei 50 milioni di persone, allora si pone un grave problema di sicurezza e di tutela degli utenti.
L’ha sorpresa quanto accaduto?
No, Google, Facebook, Instagram campano vendendo i nostri dati in maniera legittima. Non sono servizi gratuiti come si pensa. Lo scandalo è scoppiato perché i dati sono stati riutilizzati in ambito politico e non solo commerciale. Ma non è la prima volta che questo accade. Già durante la campagna elettorale di Obama fu sdoganato l’utilizzo dei social per raggiungere gli elettori e personalizzare la propaganda.
Siamo al sicuro sui social?
Dipende da cosa si intende. Che ci sia stata una breccia nella sicurezza, lo ripeto, è tutto da stabilire. Dal punto di vista giuridico finora non è emerso nulla di illegittimo. Dal punto di vista morale e politico se ne può discutere.
Ci si può ancora fidare dei social?
Basta essere più consapevoli nell’utilizzo, sapendo che i dati che inseriamo possono venire riutilizzati. Se voglio mantenere una foto, un fatto, un pensiero privati non devo metterli dentro Facebook e in rete. Altrimenti ne perdo il controllo.
Si stanno affermando social network che escludono pubblicità dietro pagamento. Il futuro è loro?
Un collega della Carnegie Mellon University, Alessandro Acquisti, ha svolto un’indagine per valutare quanto fossero disposti gli americani a pagare per proteggere la propria privacy. Il risultato? Chi è pronto a investire fino a una 30ina di dollari l’anno nell’antivirus del computer ne sborserebbe zero centesimi per garantirsi la privacy. Questo scandalo cambierà l’atteggiamento degli utenti? Non lo sappiamo. Facebook ha più di 2 miliardi di account. Anche se perdesse, ipotizziamo, il 10% di utenti, ne avrebbe di materiale su cui lavorare.
 

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