Un’oasi nel deserto oggi alle prese con il Coronavirus

L’emergenza Covid-19 non ha risparmiato neanche i Paesi arabi. Ricostruire la grave situazione attraverso dati reali risulta assai complesso, a causa del negazionismo da parte dei molti regimi presenti nel Medio Oriente. Roberta Zappulla, attualmente iscritta al master interdisciplinare sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza presso l’Università di Milano-Bicocca, ci offre il suo punto di vista sulla Giordania, dove vive attualmente. La studentessa, con alle spalle una laurea magistrale in Studi Europei e internazionali, diverse esperienze di volontariato all’estero e tanto impegno civile, racconta il fascino e le difficoltà del Paese mediorientale.
La Giordania è sicuramente una meta alquanto insolita. Come mai stai vivendo lì attualmente?
Ho scelto la Giordania come destinazione per il tirocinio curriculare per il master e attualmente sto lavorando presso “Terre des Hommes Italia”, una ONG italiana che si occupa di garantire il diritto alla protezione, salute ed educazione ai rifugiati siriani presenti nel Paese e alla comunità ospitante più vulnerabile. Mi affascina molto la cultura araba: credo che la Giordania sia un ottimo punto di osservazione per le dinamiche geopolitiche dei Paesi del Medio Oriente. Inoltre, rappresenta per me un’opportunità fondamentale per approfondire le mie conoscenze riguardo la cooperazione internazionale, il lavoro umanitario e la gestione della protratta crisi siriana.
Sei in Giordania dallo scorso primo febbraio. Hai notato sostanziali differenze con l’Italia?
All’inizio ho avuto un normalissimo breve spaesamento dovuto soprattutto al cambio di vita in sé. Ma poi sono stata accolta a braccia aperte dai miei colleghi locali e italiani, sentendomi quasi subito a casa. La Giordania mi ha colpito senz’altro per la sua bellezza, il traffico, l’odore pervasivo di caffè turco e un cibo gustosissimo. Pensando all’Italia, le vere differenze che ho potuto riscontrare sono davvero poche. Continuo a notare, sorprendendomene sempre, somiglianze con la nostra cultura, il nostro modo di fare, il modo di gesticolare. Molto spesso la gente locale mi ricorda gli Italiani, soprattutto quelli del sud come me. Posso dire di non aver vissuto alcuno shock culturale. Tuttavia, l’aspetto principale che distanzia un paese musulmano da uno occidentale risiede nella rigida distinzione, imposta dalla religione, tra ciò che è haram (illecito) – tra cui carne di maiale e alchool - e halal (lecito).
La Giordania è una terra particolare, qualche anno fa in parte prigioniera dell'ISIS. Ti spaventava questo aspetto prima della partenza?
La Giordania è una terra particolarissima, circondata da paesi in guerra, vedi Siria e Iraq, e in eterna tensione, come Israele e Arabia Saudita. Oggi rappresenta quasi un’oasi nel deserto medio-orientale. Trovo molto bello che sia considerata come il rifugio di ogni arabo nel mondo. In realtà, ho sempre immaginato così questo Paese, quindi non ero per nulla spaventata prima di partire.
Come ne descriveresti la vita sociale?
Riguardo la vita sociale posso parlare solo di Amman, la capitale, dove abito. Qui, non c’è nulla da invidiare a una qualsiasi città occidentale. Anzi, se in un momento qualsiasi di un’uscita serale ci si ferma ad osservarla, sembra proprio di poter essere benissimo in una città europea. Probabilmente ciò è dovuto alla presenza di moltissimi expats che con il loro stile di vita hanno contribuito a questa somiglianza. Inoltre, pur essendo a maggioranza mussulmana, è tollerata la vendita e il consumo di alcohol: molti sauditi la frequentano proprio per questo motivo.
Parliamo adesso del Coronavirus: cosa hai provato quando hai saputo dello scoppio dell'emergenza anche in Italia?
Si soffre sicuramente tanto a essere distanti dal proprio Paese d’origine in questi momenti di difficoltà, per i genitori e per tutti gli amici sparsi per l’Italia che considero parte della mia famiglia. Ho cercato di leggere e ascoltare molto riguardo la situazione italiana e di rimanere aggiornata. Inoltre, lavorando per una ONG italiana, direi che le mie preoccupazioni sono state condivise abbondantemente sia con i colleghi autoctoni sia italiani. Come si dice “mal comune mezzo gaudio”.
Ho trovato tantissima solidarietà da tutti i non italiani e la cosa che mi colpisce di più è il chiedermi continuamente notizie dei miei genitori: in questi momenti risulta un gesto di affetto estremo e di vicinanza, un sentimento universale (quello della preoccupazione per i propri cari) che supera qualsiasi tipo di pregiudizio.
Quali sono le misure adottate dal Governo giordano?
Il Governo giordano ha adottato tra le misure più severe al mondo. Il Primo Ministro Al Razzaz ha emanato la Defense Law con la quale ha dichiarato lo stato d’emergenza: un’escalation di interventi verso l’autoritarismo. A partire dal 17 marzo, ha chiuso tutti confini marini, terrestri e aerei. Successivamente ha imposto la quarantena per tutto il Paese, sospendendo scuole, esercizi commerciali, uffici pubblici (con tutti gli stipendi di marzo pagati in anticipo). La popolazione non può uscire liberamente: attualmente è consentito lasciare la propria abitazione, ove necessario, per l’approvvigionamento dei viveri, come in Italia, con la differenza che alle 18 suona un allarme che indica l’inizio del coprifuoco. Ogni venerdì, è previsto il coprifuoco totale con divieto assoluto di lasciare la propria casa. Sono previsti arresti fino ad un anno per chiunque violi tali misure. Addirittura, il governo è arrivato a distribuire il pane tra le vie cittadine attraverso autobus urbani, scenari quasi da guerra insomma. In tutto ciò, la vera emergenza sanitaria sembra essere ancora sotto controllo, con circa 273 infettati e 6 deceduti. Con il colmo che ci sono più persone arrestate per aver violato le misure di prevenzione che persone effettivamente colpite dall’emergenza Covid19.
Ti è stata offerta la possibilità di tornare qui in Italia?
Al momento non è possibile lasciare i confini nazionali. La Farnesina ha chiesto agli italiani presenti in Giordania di compilare un form per conteggiare il numero di persone che hanno esigenza di partire. Ad oggi, ancora non abbiamo comunicazioni ufficiali in merito a possibili voli aperti appositamente per il rientro. Io dovrei restare qui fino al 30 aprile, data in cui scadono il mio visto e l’assicurazione sanitaria, quindi al momento non ci sono urgenze particolari. Tuttavia, se la chiusura dei confini dovesse continuare anche in seguito, potrebbe essere un problema per me, perché poi non avrei alcun tipo di contratto ed assicurazione.
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