Traffico d’organi tra nuovi scenari e possibili strategie

Stando agli ultimi dati disponibili dell’Osservatorio globale su Donazione e trapianti (Godt), in tutto il mondo nel 2015 sono stati trapiantati 126.270 organi. Nel 2016 i trapianti di organo nella sola Unione Europea sono stati 33.385: 20.638 di rene 7.7862 fegato, 2.254 di cuore, 1.916 di polmone, 780 di pancreas, 35 d’intestino. Interventi in crescita esponenziale negli ultimi decenni, ma che ancora oggi non bastano a soddisfare tutte le richieste. Al 31 dicembre dello scorso anno, per esempio, in Italia erano in lista di attesa per un trapianto 8.743 persone, il 73 per cento delle quali per il rene. La conseguenza di questa situazione è stata la nascita di un mercato nero, il mercato degli organi, correlato a un altro fenomeno: il turismo dei trapianti, la compravendita degli organi nei Paesi del Terzo Mondo, dove c’è chi, per disperazione o sotto ricatto, è disposto o costretto a vendere un rene.

A inquadrare i dati di un mondo sommerso e a delineare le possibili strategie di risposta è un libro appena pubblicato: “Vite a perdereI nuovi scenari del traffico d’organi” (ed. Franco Angeli). Le autrici sono Franca Porciani, giornalista e scrittrice, e Patrizia Borsellino, professoressa di Filosofia del diritto dell’Università di Milano-Bicocca. I numeri del mercato degli organi parlano di un giro d’affari di 1,5 miliardi di dollari, con guadagni tra i 50mila e i 100mila dollari per i chirurghi, tra i 5mila e i 10mila per i broker, e tra i 3mila e i 15mila per i donatori. Con una spesa, per il paziente, che ammonta tra i 190mila e i 200mila dollari. Nel libro si passa dalla storia dei primi successi dell’era dei trapianti ai nuovi scenari del traffico nero e del turismo, in cerca di “merce umana” nelle cliniche clandestine del Cairo, nelle favelas brasiliane o nei sobborghi miserabili di Manila.

Fino alla recentissima frontiera dei migranti, i popoli in fuga dall'Africa o dal Medio Oriente tormentati dalle guerre e dalla siccità: gente sradicata che si accalca nei campi profughi e riempie i barconi della speranza, disposta – se non costretta – a vendere anche una parte di sé pur di sopravvivere. In tutto questo ci sono anche Stati che hanno istituzionalizzato, più o meno apertamente, questo mercato: l'Iran che da qualche anno ha autorizzato e organizzato la vendita di Stato dei reni, la Cina che persevera nell'impiego degli organi dei condannati a morte. L’Italia e l’Europa hanno cercato di intervenire con normative rigide sui trapianti, ammessi soltanto come gesto solidaristico, come spiega Patrizia Borsellino nell’ultimo capitolo del libro. In particolare, la docente si sofferma sulla Convenzione di Santiago contro il traffico di organi umani, del 2015, grazie alla quale «il Consiglio d’Europa ha puntato, per contrastare un fenomeno criminoso di carattere transnazionale, sulla carta della cooperazione tra un numero più ampio possibile di Stati e sull'adozione di una rigorosa regolazione del sistema dei trapianti da parte anche di Paesi non europei, confidando nell'adesione al modello culturale ed etico, ancora prima che giuridico, che delegittima la mercificazione del corpo umano, in nome della tutela di un bene o, meglio, di un diritto fondamentale, quale la salute».

Se l'auspicio è quello di un'accelerazione nei procedimenti di ratifica da parte degli Stati coinvolti, per Patrizia Borsellino, «resta» comunque «fermo che, quando sono in gioco fenomeni complessi e alimentati dal perdurare di drammatiche disuguaglianze tra appartenenti alle aree ricche e quelle povere del mondo, oltre che da emergenze ambientali e belliche che innescano risposte migratorie, non ci si può illudere che gli strumenti di diritto penale internazionale e nazionale, se pur in molti casi necessari, possano risultare anche sufficienti, in assenza di coraggiosi interventi e di adeguati impegni assunti dalla comunità politica internazionale oltre che dai singoli Stati».

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