Sui traghetti a prelevare il Dna del mare per scandagliare la biodiversità marina

Un nuovo sistema per un facile campionamento dell’acqua marina a bordo di traghetti e navi portacontainer. A svilupparlo è stato un team di ricercatori del dipartimento di Scienze Ambientali e della Terra del nostro ateneo, coordinato dall’ecologa molecolare Elena Valsecchi, in collaborazione con Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e Università di Leeds.

Il nuovo sistema non consiste in apparecchiature complesse sulle navi, ma utilizza il sistema di raffreddamento dei motori – a cui viene applicata una derivazione dedicata – per la raccolta del campione d’acqua marina, che può così essere eseguita da non specialisti. Il sistema è stato descritto in un articolo pubblicato recentemente su “Frontiers in Marine Science” (DOI: 10.3389/fmars.2021.704786; https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fmars.2021.704786/abstract) ed è stato adottato da un progetto di ricerca cofinanziato dal programma Bicocca Università del Crowdfunding del nostro ateneo.

Ad oggi, il campionamento in aree lontane dalla terraferma dell'eDNA marino, destinato all’analisi di laboratorio per identificare gli organismi presenti in una vasta gamma di habitat, dipende dalla disponibilità di navi di ricerca dedicate, che sono limitate ed onerose nella gestione. Per superare questa difficoltà e testare il nuovo sistema, il team di ricercatori, grazie a una partnership con Corsica-Sardinia Ferries, ha condotto i suoi prelievi a bordo dei traghetti della compagnia di navigazione. Dopo aver filtrato i campioni di acqua, il DNA è stato estratto e portato per il sequenziamento presso il centro di genomica dell'Università di Leeds. I dati risultanti sono stati confrontati con un database globale del DNA per identificare le corrispondenze con le sequenze di riferimento, fornendo una ripartizione della composizione delle specie in ciascuno dei campioni analizzati.

I ricercatori hanno riscontrato nei campioni raccolti dal traghetto le tracce di DNA di una vasta gamma di vertebrati, che vanno dai piccoli pesci-preda alla base della catena alimentare, come acciughe e sardine, a pesci-predatori più grandi come il tonno e il pesce spada, fino ai delfini ed ai giganti del mare tra cui balenottere comuni e capodogli. È stato rilevato l'eDNA di circa 100 specie di vertebrati, con una composizione delle specie che riflette fedelmente quella nota nel Mediterraneo dalle tecniche di indagine convenzionali.

La sfida ora è raccogliere campioni su ampie distribuzioni geografiche. “Questa innovativa metodologia applicata al DNA ambientale – spiega Elena Valsecchi, ricercatrice del dipartimento di Scienze Ambientali e della Terra – ci permette di effettuare una sorta di Tac (Tomografia assiale computerizzata) del mare. Mentre lo studio attuale è un’eccellente prova della validità del metodo, è necessario ora scansionare diverse “fettine” di mare (le rotte dei traghetti nel nostro caso) prima di avere una “immagine” ad alta risoluzione sullo stato della biodiversità nei nostri mari”.

Condividi questo articolo su:

Ti è piaciuto l'articolo?

Iscriviti gratuitamente alla newsletter Bnews per rimanere aggiornato su tutte le ultime news dal Campus.

Iscriviti adesso!