Ricerca sulla SLA, la terapia molecolare nata in Bicocca nell’Olimpo della scienza italiana - Bnews
Ricerca sulla SLA, la terapia molecolare nata in Bicocca nell’Olimpo della scienza italiana
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Una molecola in grado di bloccare la funzione di un particolare microRNA, responsabile di uno dei meccanismi alla base della Sclerosi laterale amiotrofica (SLA). È l’invenzione, diventata un brevetto, nata dalla ricerca coordinata dalla professoressa Silvia Barabino, docente del dipartimento di Biotecnologie e bioscienze dell’Università di Milano-Bicocca.

Il brevetto, in contitolarità tra l’Ateneo e la Fondazione IRCCS “Ca’ Granda - Ospedale Maggiore Policlinico”, è rientrato fra le prime cinque tecnologie della macro area “Life Science / Health Care” dell’edizione 2021 di “Intellectual Property Award”, svoltasi il 28 febbraio e 1 marzo 2022 nella cornice di Expo Dubai.
Il concorso, organizzato congiuntamente dal Ministero dello sviluppo economico e da NETVAL (network per la valorizzazione della ricerca pubblica), ha visto la partecipazione di 216 brevetti afferenti a 7 macro-aree di particolare interesse per l’economia moderna, dalla cyber security alle tecnologie green.

Riguarda la salute l’invenzione della Bicocca arrivata alla fase finale della competizione.
“Ad oggi esistono pochi farmaci per trattare la Sla – spiega la professoressa Barabino -, un altro grosso problema è che non vi sono biomarcatori che aiutino a capire se si stia sviluppando la malattia e a che stadio si trovi. La diagnosi viene fatta in base a un quadro di funzionalità già compromesse”.

Una diagnosi precoce e accurata, dunque, è ancora molto difficile. “La Sla peraltro – aggiunge la scienziata – è una malattia che si presenta quasi sempre in modo casuale. Solo in una piccola percentuale di pazienti, pari al 10 per cento circa, è una malattia familiare ed è stato possibile identificare dei geni associati a questi casi”.

L’idea alla base del lavoro di ricerca del team della professoressa Barabino è stata quella di provare a individuare alterazioni che fossero comuni alle diverse forme di Sla, sia quella genetica, sia quella sporadica.
“Ci siamo focalizzati sulla ricerca di alcuni microRNA, piccole molecole la cui abbondanza fosse significativamente diversa tra soggetti sani e soggetti malati. Abbiamo trovato un particolare microRNA, il miR-129, la cui espressione aumenta molto nelle fasi iniziali della malattia”.

I passi successivi dello studio hanno portato al disegno di un inibitore, ossia una molecola in grado di bloccare l’azione di questo particolare microRNA che regola un gene fondamentale per lo sviluppo e la sopravvivenza dei neuroni.
Incoraggianti i risultati delle sperimentazioni: “I test di questa molecola sugli animali hanno determinato una progressione molto rallentata della malattia, nonché il mantenimento di una qualità di vita migliore”.

Il prossimo step prevede di migliorare questa molecola con la prospettiva di portarla in clinica sull’uomo: “Queste terapie basate su acidi nucleici sono state già approvate per un’altra malattia neurodegenerativa infantile, l’atrofia muscolare spinale – conclude Barabino –. L’obiettivo finale è quello di individuare un’azienda interessata a sviluppare il farmaco basato sul nostro brevetto”.