Relazioni sociali online? Sì, ma solo quanto basta - Bnews

Il conforto di una videochiamata con un familiare o un amico, durante il lockdown di marzo 2020, è stato per molti di noi una piccola ancora di salvezza in un periodo difficile per tutti. Marco Marinucci, assegnista del Dipartimento di Psicologia, nello studio “Online social connections as surrogates of face-to-face interactions: A longitudinal study under Covid-19 isolation”, ha studiato le relazioni sociali online e off-line di quei mesi, che in questi giorni “sospesi” non sembrano lontani come vorremmo.

Qual è stato l’obiettivo principale della ricerca?
L’idea dello studio era cercar di rispondere a una domanda sempre più frequente, data la crescente diffusione delle nuove tecnologie digitali: è possibile che le connessioni online (ad esempio via whatsapp, videochiamate, o l'uso dei social media) sostituiranno in un futuro prossimo le tradizionali relazioni faccia a faccia tra gli esseri umani? Già alcune teorie scientifiche hanno sottolineato che ciò può accadere solo in particolari condizioni in cui i contatti di persona sono impediti da situazioni estreme, ma ad oggi non esistevano prove empiriche che supportassero tali speculazioni teoriche.

Come si è svolto lo studio?
Per rispondere a questa domanda, il team di ricercatori composto da me, Luca Pancani, Nicolas Aureli e Paolo Riva (componenti del Social Connections and Tehcnology Lab dell'Università di Milano-Bicocca) ha approfittato dell'isolamento imposto dal lockdown nazionale del 2020 per indagare se e come le connessioni online fossero efficaci nel fornire supporto psicologico attraverso le diverse fasi di rigidità del lockdown e in particolare per chi non poteva interagire faccia-a-faccia con gli altri (es. chi viveva solo in casa) . Lo studio ha coinvolto inizialmente 1113 persone residenti in Italia e si è basato su tre momenti di rilevazione: il primo dopo una settimana dall'inizio del lockdown nazionale (Marzo 2020), il secondo nella fase di inasprimento delle restrizioni (aprile 2020) e il terzo a fine isolamento una volta sollevate le restrizioni (Maggio 2020).

A quali risultati ha portato?
I risultati hanno confermato le teorie esistenti ma non del tutto: hanno cioè mostrato che sì, le connessioni online contribuivano al benessere psicologico delle persone, in particolare nei momenti di maggiore isolamento e per quelle persone che non potevano interagire faccia-a-faccia con gli altri. Tuttavia hanno anche messo in luce che una volta sollevate le restrizioni, le connessioni online perdevano il loro potere benefico. Al contrario le relazioni faccia a faccia si sono rivelate fondamentali per il benessere psicologico in tutte le fasi della pandemia.

Cosa si può concludere quindi?
Potremmo dire che le connessioni online possono aiutare gli esseri umani, dando supporto psicologico in circostanze straordinariamente avverse (come nella situazione di isolamento forzato e prolungato), ma il loro potere benefico si dimostra limitato solo a queste circostanze avverse per poi esaurirsi nei periodi di ritorno alla normalità.

Questi risultati, in generale, contribuiscono a comprendere fino a che punto l'avvento e diffusione delle nuove tecnologie possono sostituire i benefici delle relazioni faccia a faccia, affermando il ruolo subordinato delle connessioni online rispetto al primato delle relazioni faccia a faccia.

Anche oggi, dopo mesi, si parla ancora di lockdown. Cosa potrebbero comportare secondo lei, dal punto di vista delle relazioni, nuove restrizioni?
Innanzitutto, nuove restrizioni potranno avere un impatto negativo sul benessere psicologico generale. Inoltre, come dimostrato nella nostra ricerca, se da una parte le relazioni faccia a faccia diminuivano in funzione della gravità delle restrizioni, dall'altra le connessioni online seguivano un andamento opposto, ovvero aumentavano con la rigidità delle limitazioni. Per questo, anche oggi, a fronte di nuove restrizioni o a circostanze straordinarie di isolamento, potremmo aspettarci che, come nel 2020, le persone incrementino il loro utilizzo dei dispositivi di comunicazione online e che questi, almeno nel breve periodo, possano alleviare la condizione di stress psicologico causato dall'isolamento