Overfunding in appena una settimana per “Monnalisa Bytes”

In soli sette giorni hanno raggiunto l'obiettivo prefissato di 5mila euro. E convinto 100 sostenitori a credere nel loro progetto. Sono Emma Gatti, Luca Pianigiani e Giovanna Sala, i progettisti di “Monnalisa Bytes”, il primo progetto lanciato quest'anno dall'iniziativa Bicocca Università del Crowdfunding, sulla piattaforma di crowdfunding Produzioni dal Basso. E la campagna di raccolta fondi per finanziare un magazine nel quale si parlerà di scienza attraverso un approccio rigoroso ma con un linguaggio visuale, moderno e interattivo – promosso insieme allo studio di comunicazione Jumper – continua. Con nuovi obiettivi. Ce lo spiega la project leader Emma Gatti, laureata in Geologia alla Bicocca, un master e un dottorato a Cambridge e cinque anni da ricercatrice al NASA Jet Propulsion Laboratory di Pasadena.
Emma Gatti, ti aspettavi questo exploit?
Sinceramente no, anche perché è la prima volta che mi approccio a una campagna di crowdfunding. L'Ateneo e Produzioni dal Basso ci hanno dato tutto il loro appoggio. Ma in tempi brevi mi aspettavo principalmente il sostegno della mia rete di colleghi e amici, di raggiungere metà obiettivo. Invece questo sconvolgimento degli eventi ha portato persone che non ci conoscevano a puntare sul nostro progetto, anche perché più sensibili, in questo periodo, al problema della comunicazione, scientifica e in generale. Ci hanno scritto e dato il loro contributo anche dall'estero e persone di tutte le età, compresi studenti della Bicocca.
Secondo te la situazione di emergenza ha ampliato l'interesse di tutti verso la scienza?
Assolutamente, il nostro non è un progetto apertamente sociale, anche se per noi ha un significato sociale altissimo. Non è un progetto di ricerca per salvare vite umane. Ma per comunicare la ricerca. In questo momento storico e drammatico, abbiamo avuto la possibilità di sottolineare il vero valore sociale della scienza e di far conoscere un altro modo per comunicarla. Di quanto sia importante che ci sia una mentalità scientifica diffusa. E che c'è tanto bisogno di parlare di questi argomenti a chi ne è digiuno. Tutti devono sapere cosa sia un virus e devono saperlo sempre, non solo quando scoppia una pandemia.
Raggiunto l'obiettivo, come proseguirete?
Intanto dopo avere aperto il profilo di “Monnalisa Bytes” su Twitter e Instagram, siamo arrivati anche su Facebook. Manderemo una mail di ringraziamento ai nostri donatori. E visto che in molti ci hanno già chiesto i primi contenuti, abbiamo deciso di mettere in piedi, con i nuovi fondi che stanno arrivando, un laboratorio di prototipi, oltre a quello che avevamo già pianificato di fare a giugno, una volta conclusasi la campagna. Abbiamo chiesto a degli amici e colleghi ricercatori di scriverci degli articoli, che passeremo al nostro team creativo. Prepareremo così i primi contenuti in diversi format visuali, che mostreremo sui social e racconteremo in uno spazio condiviso online dove il pubblico potrà interagire con noi, dicendoci le loro preferenze e suggerimenti. In questo modo anticiperemo la produzione e racconteremo il dietro le quinte di “Monnalisa Bytes”, così da trasformare questo progetto in un open lab fin da adesso.

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