Oggi si celebra la Festa del Gatto. Ecco il nostro viaggio tra i “mici della Bicocca”

In Italia la Festa del Gatto si celebra il 17 febbraio. Una ricorrenza nata nel 1990 quando la rivista “Tuttogatto” lanciò un sondaggio tra i lettori per individuare il giorno più adatto. Febbraio fu scelto in quanto ritenuto tradizionalmente il “mese dei gatti e delle streghe” e perché legato all’Acquario, segno zodiacale degli spiriti liberi e indipendenti, caratteristiche solitamente attribuite ai felini. La data, 17, affascinò per il suo legame con una superstizione e la possibilità di capovolgerne il senso. Il numero fin dall’antichità è ritenuto sfortunato: in latino si scriveva “XVII” e si poteva anagrammare in “VIXI”, che si traduce con “ho vissuto” e quindi “sono morto”. Una sigla funesta che riferita ai mici diventava invece la conferma di una delle loro virtù più note: la facoltà di vivere sette vite.

Ogni anno l’evento simbolico coinvolge in Italia i padroni di oltre 7 milioni di felini domestici, secondo il rapporto Assalco (Associazione nazionale imprese per l'alimentazione e la cura degli animali da compagnia)-Zoomark del 2019. Ed anche all’Università di Milano-Bicocca non mancano i gattofili, professori che quando lasciano l’ateneo e tornano a casa trovano ad accoglierli i loro amici a quattro zampe, dal muso ornato di vibrisse e sguardi da piccole tigri.

È il caso di Clara e Thérèse Malaussène, le due siberiane dai nomi ispirati da due personaggi dei romanzi di Daniel Pennac che rallegrano la casa del prorettore alla Didattica Maurizio Casiraghi. Molto affettuosa è anche Mimì, la «più bella gatta di Milano» come rivendica orgogliosa Maria Luce Frezzotti, presidente della Scuola di Dottorato. Alla passione per coralli e pesci tropicali unisce quella per i suoi felini Tinto e Striscia Paolo Galli, responsabile del MaRHE Center alle Maldive e delegato della Rettrice per le attività all’Expo di Dubai.

Una certosina, una thai e una europea sono le tre splendide micie di Sonia Stefanizzi, professoressa di Sociologia generale. I loro nomi? Celeste, Giselle e Nutella. Se Raffaele Mantegazza, docente di Pedagogia generale, può bearsi delle fusa e dei miagolii di Nerino e Bianchino, provenienti dal gattile di Monza, il prorettore per i Rapporti col territorio, Giampaolo Nuvolati, nella sua casa in campagna gode della compagnia dei due fratellini Nino e Pantera.

Elegante e dall’innegabile fascino orientale si rivela Amelie, la snowshoe di Matteo Manera, professore di Econometria. Si chiama Fudo e trae ispirazione dal soprannome di un deejay il gattone di Maria Teresa Guasti, professoressa di Glottologia e linguistica. Trovatello, ma il suo aspetto regale tradisce un’inconfondibile discendenza dai Norvegesi delle foreste.

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