L’Osservatorio Diritto e Innovazione della Pubblica Amministrazione - Bnews L’Osservatorio Diritto e Innovazione della Pubblica Amministrazione
L’Osservatorio Diritto e Innovazione della Pubblica Amministrazione
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È stato pubblicato nelle scorse settimane il Rapporto 2023 “La povertà e il diritto delle Regioni”, realizzato dall’Osservatorio DIPAB.
Con la professoressa Camilla Buzzacchi, responsabile scientifica, approfondiamo le attività di ricerca e facciamo il punto sullo stato di innovazione nella PA.

Che cos’è l’Osservatorio DIPAB?

L’Osservatorio Diritto e Innovazione della Pubblica Amministrazione è una struttura di ricerca costituita da docenti e studiosi del Dipartimento di Scienze Economico-Aziendali e Diritto per l’Economia dell’Università Bicocca. L’esigenza di creare un osservatorio è maturata a seguito delle trasformazioni degli apparati amministrativi avviate in concomitanza all’emergenza pandemica.
Le evoluzioni a cui è stata chiamata la pubblica amministrazione, sia per effetto degli investimenti pubblici che in collegamento alla digitalizzazione, hanno evidenziato l’opportunità di approfondire le analisi sul campo, in vista della produzione di nuova ricerca ma anche di attività di terza missione, con l’obiettivo della più ampia divulgazione.
Al gruppo fondatore si sono poi aggiunti anche professionisti esterni e l’Osservatorio vede la partnership anche di istituzioni come la Scuola di Alta Formazione della Corte dei conti SAF, Anci Lombardia e la Fondazione Rizzola; il Comune di Tortona e la Federazione Italiana delle Associazioni di volontariato in Oncologia F.A.V.O. Si tratta, dunque, di enti ed istituzioni di diversa natura, che dimostrano la varietà degli ambiti di azione pubblica coinvolti.
Sul sito dell'Osservatorio è possibile trovare tutti gli eventi e le ricerche che coinvolgono i componenti.

Quali sono i principali asset di ricerca?

Vari ambiti di azione pubblica, anche tra loro molto diversificati, si presentano in fase di trasformazione e appaiono investiti dall’innovazione. Le ricerche si sono rivolte inizialmente agli ambiti dei servizi alla persona, e dunque all’area assistenziale e sanitaria; alle amministrazioni del territorio e pertanto ai cambiamenti in atto a livello comunale e regionale. Abbiamo inoltre approfondito anche aree di mercato che possano avere rilevanti collegamenti con la realtà delle amministrazioni. Come la ricerca sullo scenario all’avanguardia dei servizi finanziari gestiti con le nuove tecnologie, nonché la moneta digitale.
Ma ci sono anche altri terreni di politiche pubbliche che vengono oggi toccati da modalità nuove di erogazione dei servizi o da sistemi di risposta al cittadino, e che meritano dunque di essere oggetto di analisi. L’approccio delle ricerche dell’Osservatorio è quello di esaminare i sistemi normativi e gli interventi di nuova regolazione, al fine di cogliere le potenzialità o i limiti dello strumento giuridico per garantire effetti di buona amministrazione.

Nel 2023 i membri dell’Osservatorio sono stati intensamente impegnati anche su un altro fronte di ricerca e divulgazione: grazie al finanziamento ricevuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca a valere sul “Fondo per la diffusione della cultura della legalità” è stato intrapreso un cammino di formazione degli studenti sulla tematica del fenomeno della mafia. Tale percorso si è poi allargato ad iniziative di divulgazione in alcuni Istituti di istruzione superiore di Milano e si è concluso, da un punto di vista scientifico, con la pubblicazione del volume F(ò)rmati contro la mafia. Messaggeri di legalità si diventa: un percorso di educazione alla legalità, edito con Giappichelli. Un’apposita pagina del sito dell’Osservatorio è dedicata a tale iniziativa, e lo scorso 14 dicembre si è tenuto anche un convegno con la partecipazione di Libera e don Luigi Ciotti e del procuratore capo di Milano Marcello Viola.

Professoressa Buzzacchi, quali figure professionali sono coinvolte nelle attività dell’Osservatorio?

All’Osservatorio contribuiscono esponenti delle professioni giuridiche ma soprattutto membri di amministrazioni, il cui valore aggiunto è un apporto connotato da un più diretto contatto con società e mercato. Gli enti che hanno dato la loro partnership e a cui ho accennato precedentemente, sono realtà molto diversificate e idonee a dare contributi che permettono di effettuare un esame a largo spettro su aree di intervento pubblico.

Secondo i vostri dati, qual è attualmente il reale livello di innovazione nella PA? E che differenze ci sono tra i vari enti?

Ci sono ambiti della pubblica amministrazione che si presentano all’avanguardia e capaci di erogare servizi di alto livello: il discrimine tra arretratezza e innovatività non pare potersi cogliere distinguendo tra un’amministrazione e un’altra, quanto piuttosto sulla base del divario tra territori. Cosicché sistemi di sanità e di assistenza particolarmente articolati e capaci di assicurare servizi efficaci si riscontrano in varie Regioni italiane, mentre altre scontano situazioni di difficoltà legate ad una bassa capacità di creare ricchezza, occupazione e – soprattutto – valore sociale.
In questo scenario dunque il quadro normativo dello Stato e delle Regioni si dimostra un fattore determinante per fondare interventi di alta efficacia o – in caso di assenza di appropriati contesti regolativi – di basso grado di garanzia di buoni servizi.

Torniamo alle vostre attività. Su quali ricerche e/o progetti state lavorando attualmente come osservatorio?

Tutti i componenti dell’Osservatorio sviluppano in forma individuale e in maniera costante ricerche sui temi richiamati, e il risultato sono prodotti scientifici che trovano sistematicamente collocazione editoriale su riviste di livello massimo (quelle di fascia A per usare le categorie dell’Anvur). Ma al tempo stesso viene curata la disseminazione presso sedi editoriali più divulgative: dunque riviste non destinate all’accademia, ma anche ad un pubblico di operatori e di fruitori dei servizi, a cui occorre trasmettere le novità che investono il settore pubblico.

In più, come ogni Osservatorio, l’obiettivo è di produrre un “rapporto” a tema monografico e con assoluta regolarità. Come DIPAB dunque intendiamo pubblicare annualmente un “rapporto” teso a presentare le specificità normative di singoli settori. Ogni anno individuiamo un’area di attività amministrativa che meriti l’indagine attinente all’apparato normativo che, a livello centrale o territoriale, sta a fondamento della relativa politica pubblica.
Abbiamo appena pubblicato il Rapporto 2023 che ha come focus la legislazione regionale in tema di politiche per il contrasto alla povertà. Il volume, che sarà presentato in Università Bicocca nel convegno del prossimo 30 gennaio 2024, offre una mappatura degli apparati normativi delle Regioni e Province autonome, per restituire l’immagine della maggiore o minore ricchezza dei sistemi giuridici attraverso i quali si realizzano azioni di sostegno a situazioni di mancanza di mezzi materiali.

Sullo stesso modello, il Rapporto 2022 si era occupato della legislazione regionale alla base delle politiche di integrazione socio-sanitaria.
I due lavori intitolati “L’integrazione socio-sanitaria e il diritto delle Regioni” e “La povertà e il diritto delle Regioni”, pubblicati con l’editore Giappichelli, hanno dunque aperto un percorso di esplorazione volto a verificare quanto lo strumento normativo sia rilevante per la buona riuscita delle attività delle pubbliche amministrazioni.