La ricerca di Milano-Bicocca alla scoperta di nuovi tipi di leucemia - Bnews La ricerca di Milano-Bicocca alla scoperta di nuovi tipi di leucemia

La ricerca di Milano-Bicocca alla scoperta di nuovi tipi di leucemia

La ricerca di Milano-Bicocca alla scoperta di nuovi tipi di leucemia
Ricerca

La stretta e proficua collaborazione tra ricerca clinica e ricerca di laboratorio. La scoperta dell’origine di una forma di leucemia poco conosciuta. La prospettiva di individuare il trattamento farmacologico più efficace per i pazienti. Si potrebbe dividere in queste tre fasi il più recente lavoro di ricerca che il team di Ematologia Adulti dell’Università di Milano-Bicocca e dell’IRCCS San Gerardo di Monza – rappresentato dai professori Rocco Piazza e Luca Mologni e dalla dottoressa Elena Elli – sta conducendo e continuerà a portare avanti nei prossimi anni sotto il patrocinio della Fondazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), in collaborazione con il team del dottor Alessandro Sessa dell’Ospedale San Raffaele. Lo spiega uno studio appena pubblicato sulla rivista “Blood” che ha come primo autore la dott.ssa Ilaria Crespiatico, giovane assegnista di ricerca del laboratorio di ematologia sperimentale di Bicocca. Ce lo racconta Rocco Piazza, professore associato di Ematologia presso il dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo.

Qual è stata la vostra scoperta?

Abbiamo studiato un particolare tipo di leucemia, la mielofibrosi tripla negativa, per individuare quale possa essere il danno al Dna all’origine del suo sviluppo. In un numero elevato di pazienti affetti da questo tipo di malattia abbiamo riscontrato mutazioni a carico di un particolare gene che si chiama SETBP1. Queste mutazioni erano specificatamente presenti nel genoma delle cellule leucemiche e non in quelle sane. Il secondo passo è stato provare, a livello di laboratorio, che quelle mutazioni fossero specificatamente responsabili di quel tipo di leucemia.

Le conseguenze?

Da un lato questa scoperta ci ha consentito di identificare un tipo di malattia che prima non aveva un nome e che per ora definiamo come mielofibrosi tripla negativa SETBP1 positiva. Dall’altro lato il nostro studio ha riscontrato che i pazienti soggetti a questo sottotipo di leucemia tendono ad avere un andamento clinico molto aggressivo e richiedono quindi un trattamento adeguato, in particolare, quando possibile, un trapianto allogenico di midollo osseo.

Dove si indirizza ora la vostra ricerca?

Sta per partire un nuovo studio, finanziato anch’esso dalla Fondazione Airc e della durata di cinque anni, che ha come obiettivo l’individuazione di nuove terapie mirate in grado di bloccare il segnale oncogenico che parte dal gene SETBP1 mutato e che porta allo sviluppo di questo sottotipo di leucemia. SETBP1 è uno degli oncogeni che studiamo di più dato che proprio il nostro laboratorio nel 2013 ha identificato e caratterizzato per la prima volta le sue mutazioni e il suo ruolo in una serie di patologie, fino a quella oggetto di questo studio.

Alla base di questa scoperta c’è un processo di integrazione tra clinica e laboratorio: perché è così importante?

Perché la clinica pone la domanda a cui la ricerca deve rispondere. E deve essere coniugata con l’expertise di laboratorio che cercherà di dare una risposta. Il nostro laboratorio di ematologia sperimentale è formato da circa 15 ricercatori ed opera in stretto contatto con l’ematologia clinica dell’IRCCS San Gerardo, coordinata dal Prof. Carlo Gambacorti-Passerini.

La prossima sfida?

La prossima sfida sarà l’identificazione di un trattamento mirato a spegnere il segnale anomalo attivato all’interno della cellula dalle mutazioni del gene SETBP1: una terapia specifica, efficace e poco tossica, che possa essere utilizzata nei pazienti affetti da queste patologie.