L’impegno dei ricercatori di Milano-Bicocca contro il Covid

Nell’anno della pandemia, accanto all’impegno clinico per trattare un imponente numero di pazienti, i medici e ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca e dell’ASST Monza – Ospedale San Gerardo hanno pubblicato più di 100 articoli di ricerca contribuendo in maniera significativa al miglioramento della cura dei pazienti. Tra questi si possono segnalare innanzitutto lo studio sul ruolo cruciale degli interferoni nella risposta immunitaria dei pazienti al Covid-19, che è stata inserita dalla prestigiosa rivista scientifica americana “Nature” tra le dieci scoperte più importanti del 2020. L’unica riguardante il Covid, in questa top ten che ha selezionato i dieci articoli più significativi fra i milioni pubblicati lo scorso anno.

I risultati dello studio condotto da un consorzio internazionale di ricercatori, coordinati dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) e dalla Rockefeller University (New York), erano stati pubblicati in due lavori apparsi su "Science" (Auto-antibodies against type I IFNs in patients with life-threatening COVID-19, DOI:10.1126/science.abd4585 e Inborn errors of type I IFN immunity in patients with life-threatening COVID-19, DOI:10.1126/science.abd4570), e hanno dimostrato come mutazioni ereditarie nella chiave di codifica genetica dell’interferon-1, molecola con potenziale azione antivirale e immunomodulatrice, possano essere responsabili della crescita incontrollata e amplificata del virus SARS-COV-2 in soggetti predisposti, e possano spiegare la differente risposta individuale all’aggressione virale.

L’Università di Milano-Bicocca, in sinergia con l’ASST di Monza, ha contribuito in modo sostanziale a questi importanti risultati mettendo a disposizione, attraverso il progetto “STORM, Studio osservazionale sulla storia naturale dei pazienti ospedalizzati per Sars-Cov-2”, un archivio di dati clinici, diagnostici e terapeutici relativi ai pazienti COVID-19 ricoverati presso l'Ospedale San Gerardo di Monza e presso l'Ospedale di Desio, coordinato da Paolo Bonfanti, professore di Malattie infettive dell'Ateneo.

Tra gli altri studi scientifici pubblicati lo scorso anno si possono segnalare ancora la ricerca sull’impiego della pronazione (posizione a pancia in giù) dei pazienti con insufficienza respiratoria da infezione virale per migliorarne l’ossigenazione. Un’altra ricerca ha consentito di comprendere come l’apparente inefficacia del Tocilizumab nel trattamento del Covid non dipenda tanto dal farmaco dotato di una potente azione antinfiammatoria, ma dal corretto timing di utilizzo.

E se il gruppo geriatrico delle due istituzioni ha potuto evidenziare l’importanza dell’età biologica, determinata dall’indice di fragilità, nell’indirizzare il miglior approccio terapeutico del paziente anziano e stimare precocemente il rischio di complicanze legate all’intubazione, in ambito ostetrico è stato documentato come vi sia un rischio minimo di trasmissione del virus al nascituro nelle partorienti infette e sono state sviluppate linee guida gestionali accolte a livello internazionale in ambiti quali l’oncoematologia pediatrica.

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