Italiani ai fornelli, meno sprechi e più qualità durante l’emergenza Coronavirus?

Covid-19 e abitudini alimentari degli italiani: come sono cambiate durante l’emergenza? È  questo l’oggetto di indagine di Best4food, Bicocca cEnter of Science and Technology for FOOD, che si occupa di ricerca e innovazione nel settore alimentare e nella promozione di stili di vita sani.

Nell’ambito del progetto Expo Dubai 2020, i ricercatori del centro analizzeranno come il periodo di lockdown abbia influenzato i comportamenti degli italiani nei confronti del cibo e della dieta per poi discuterne globalmente durante l’esposizione universale rimandata al 2021. Tre le tematiche affrontate: la qualità del cibo in relazione alla salute, la sostenibilità e la sicurezza alimentare. Una parte del questionario è dedicata, inoltre, a emozioni e stati d’animo, in grado di direzionare le nostre scelte.

Da sempre l’Italia è nota in tutto il mondo per prodotti locali di eccellenza e antiche ricette che si tramandano di generazione in generazione. Eppure negli ultimi anni, lo stile di vita frenetico aveva spinto gli italiani ad abbandonare la cucina casalinga a favore di apericene, ristoranti e delivery. Le limitazioni negli spostamenti e nella socialità, imposti dal Covid-19, hanno fatto riscoprire la casa come primo luogo di convivialità, in cui rispolverare il piacere della tradizione. Tendenza confermata dalla corsa degli italiani all’acquisto di prodotti come farina, uova e lievito. Anche i social network sono stati letteralmente invasi da foto e dirette per illustrare le ricette più disparate, dai piatti più fantasiosi alla tradizionale pasta fatta in casa.

Ma la dieta che ruolo ha avuto in questa prima fase dell’emergenza? Abbiamo fatto ancora attenzione alla linea? Si sa infatti che la nostra alimentazione è strettamente legata alla salute. Durante la prima fase dell’emergenza è emerso come in caso di infezione da Coronavirus, sia maggiormente a rischio il soggetto affetto da altre patologie. Tra le più gravi, restano diabete e obesità. Negli Stati Uniti è ormai evidente la correlazione tra obesità e mortalità in seguito a Covid-19.

Infine, un’attenzione particolare deve essere rivolta al tema della sostenibilità alimentare, intesa come food safety. Il Coronavirus, malattia infettiva di origine animale, si è diffusa dal mercato di Wuhan, dove erano del tutto assenti le basilari norme igieniche e di sicurezza alimentare. Sebbene in Italia non si possa incorrere in tali rischi, quanta importanza viene data a un’alimentazione basata su prodotti di prossimità, di stagionalità, con un'origine chiara e sicura?

Queste e altre domande sono proposte nel corso del questionario per valutare come la popolazione abbia reagito al cambiamento, anche a fronte di talune difficoltà come le misure di restrizione e le conseguenti ridotte opportunità di acquisto.  «Come centro - dice il direttore Massimo Labra -  abbiamo l’interesse e il dovere di valutare questi aspetti sia per sviluppare azioni di ricerca e di innovazioni volti a colmare carenze e necessità, sia per supportare quelle azioni positive che promuovono una alimentazione e uno stile di vita più sostenibile e salutare».

 

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